Onora il padre e la madre..e i figli?

conflitto figli

Spesso la relazione tra genitori e figli è caratterizzata dalla conflittualità, quasi che litigare debba essere considerata un’esigenza! Molte volte alla base degli scontri c’è il bisogno di potere.

Un po’, come per gli altri animali, è come se si lottasse per definire chi comanda sul territorio. L’aggressività intra-specifica è usata dagli animali da branco per definire in maniera naturale quale individuo del gruppo debba essere riconosciuto come “dominante”.

Ma cosa accade nella nostra specie?

Sia una parte che l’altra fa a braccio di ferro per imporre la propria leadership, ma le tecniche usate per il combattimento non sono sempre chiare ed esplicite. Esistono, infatti, tre forme di aggressività comunemente messe in azione da entrambe le parti con la finalità di esprimere il proprio potere: quella diretta, quella indiretta e quella nascosta.

La prima è la più facilmente identificabile e corrisponde all’azione di rivalsa immediata del tipo:” tu mi aggredisci ed io ti rispondo”!
La seconda è più sofisticata perché evidenzia una certa subordinazione nei confronti dell’aggressore ed è del tipo: “mio padre mi ha trattato male, ed io tratto male mio figlio”! Indiretta, appunto, perché è rivolta contro terzi. Il perpetuarsi del male da generazione a generazione mediante la ingiusta pratica di far pagare agli innocenti le colpe altrui.

La terza forma di aggressività, infine, è quella più subdola e tremenda, perché spesso non riconosciuta ed è del tipo:” tu mi fai del male… ed io faccio delle cose, apparentemente non collegate a te, ma che ti facciano soffrire”! Una sorta di vendetta servita fredda in maniera a volte straordinariamente camuffata. Un esempio classico? Mia madre mi controlla ed io le dico che le voglio molto bene ma… non mangio! Uno stratagemma diabolico, a volte inconscio, che induce i genitori a sostenere con tutte le proprie forze battaglie devastanti e, di contro, i figli a reagire, anche in maniera autolesionistica, pur di arrecare sofferenza all’avversario.

Dopo anni di “guerra fredda” il figlio che non può esprimere in maniera diretta il proprio dissenso e che non scarica la propria rabbia contro fratelli minori o terzi, capisce quali sono i punti “deboli” del genitore e… al momento opportuno sferra il colpo! Così accade, per esempio, che il figlio fumi, beva, faccia uso di sostanze, mangi troppo o troppo poco, sia svogliato a scuola, non si curi, sia distratto, sia ansioso o sia abbattuto o metta in atto forme varie di autolesionismo… ogni volta che abbia necessità di esprimere la propria aggressività nella forma che più “destrutturi” il proprio genitore.

Più è aspra la battaglia, più è grave il modo in cui essa si esprime. Sic et simpliciter!

Dott.Sandro Sigillò, Psicologo iscritto all'Ordine della Regione Lazio, Psicoterapeuta Specialista in Psicologia Clinica e in Psicoterapia Psicoanalitica.
Studio: Albano Laziale (Roma)
Via Ancona, 16
Tel. 06/9315950
Sito: www.sigillosandro.com

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