Quando e’ giusto lottare

La rabbia è un sentimento che se usato bene può essere molto utile nella vita, per affermare i propri diitti, per non farsi mettere i piedi in testa, per aiutare noi stessi e gli altri a crescere. Ovviamente per essere utile deve essere anche adatta, cioè espressa nel modo giusto, per ragioni giuste e nei giusti contesti e situazioni. Quando dunque è opportuno tirarla fuori e creare un conflitto?


Ci sono molti motivi per arrabbiarsi e creare conflitti, ma solo alcuni di essi sono veramente validi. Nella storia tante sono state le lotte giuste per mantenere alta la dignità delle persone, ma altre si potevano evitare con una risoluzione pacifica dei conflitti. Thomas Jefferson affermava che “La guerra è una punizione tanto per i perdenti quanto per gli offensori”. In poche parole, la guerra non è solo negativa, ma è anche uno strumento perdente dalle sue fondamenta.

Nella vita quotidiana, va sempre valutato se i conflitti che creiamo con il coniuge, i colleghi di lavoro, i figli, i familiari, gli amici, siano costruttivi. Inoltre, quando si decide di lottare, bisogna essere consapevoli delle conseguenze che potrebbero derivarne ed essere pronti ad accettarle e a prendercene la responsabilità. E’ inutile invece, litigare su quei temi su cui non si ha un reale controllo e che non dipendono da noi nè dal nostro contendente, come ad esempio il passato, la crisi economica, gli imprevisti.

Ovviamente questo non significa che dobbiamo sempre soccombere, sopportare e giustificare abusi e nefandezze. In alcuni casi dobbiamo combattere. Konrad Adenauer diceva: “Un metodo infallibile per trovare un compromesso con una tigre è farsi divorare”. Quindi a volte negoziare è impossibile.

Quando è necessario esprimere la propria rabbia e farsi valere? La risposta immediata è, quando quello per cui stiamo lottando è veramente importante per noi, se valutiamo che è necessario affermare un comportamento corretto rispetto alle azioni o alle modalità irresponsabili dell’altro. Sicuramente questo si verifica quando la vita, la libertà e la felicità propria o di altri è negata o minacciata, in nome di un sopruso. Inoltre, combattere è necessario quando avete provato senza successo ogni altra forma di negoziazione.

Gli individui e le nazioni hanno dei diritti e delle responsabilità, che possono essere molto diversi da quelli di altri. Come si stabilisce il confine tra libertà propria e altrui? Sono i valori a disegnare la linea di confine, se vengono considerati con la consapevolezza che niente è assoluto, ma tutto è contingente e storico. Il primo passo dunque, è quello di avere chiari i propri valori, stabilirne la priorità e fare attenzione a non ritenerli validi in assoluto per tutti, in ogni momento e in ogni luogo.

Una volta deciso che vale la pena arrabbiarsi, è opportuno farlo nel modo giusto:

- Affermate e fate presenti in modo chiaro e responsabile i vostri pensieri, sentimenti e intenzioni rispetto alla questione in atto, sia a se stessi che all’altro;

- Delineate le possibili conseguenze (devono essere realistiche) a cui si può andare incontro se l’altro non pone rimedio alla situazione;

- Abbiate il coraggio di mettere realmente in atto le conseguenze che avete posto all’osservazione dell’altro, altrimenti la vostra battaglia cadrà nel vuoto.

Certo, non per tutti è facile affermare se stessi, le poprie idee e i propri diritti, perchè questo richiede molta consapevolezza di quello in cui crediamo e un grande senso di resposabilità e di rispetto verso noi stessi.

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