Un lutto inaspettato è simile agli eventi non normativi che accadono in vari momenti del ciclo di vita, per i quali l’individuo non ha il tempo di prepararsi. Il lutto è un processo a più dimensioni, che influisce sulla persona psicologicamente, fisicamente, economicamente e spiritualmente.
La morte diventa un evento più normativo con l’aumentare dell’età, i vedovi e le vedove anziane sembrano adattarsi meglio e soffrire meno di depressione rispetto ai più giovani (Zisook et al. 1993). Hanno più modelli di comportamento forniti da coetanei su cui basarsi, da cui prendere esempio e da cui ricevere sostegno. Tuttavia, la morte provoca sempre un cambiamento nei ruoli e nelle aspettative familiari, e la situazione particolare dipende dall’identità della persona che muore, se si tratta di un figlio, del coniuge, di un genitore o di un fratello.
Tuttavia, anche un evento triste come la perdita di una persona amata può diventare tollerabile con il passare del tempo. Secondo molti studi, la depressione e i problemi psicologici aumentano immediatamente dopo la morte di una persona cara, ma diminuiscono con il tempo (di solito in un periodo da uno a due anni) fino a tornare ad un livello normale.
La situazione di vedovanza viene vissuta in modo differente dagli uomini e dalle donne. Le donne, seppur considerano la morte del partner un evento tragico, tendono a creare una rete di rapporti sociali nuovi, considerando la morte un’esperienza di crescita. Gli uomini, invece, sono meno coinvolti nella vita sociale , descrivono la moglie come l’unica loro complice, la vedovanza sembra rappresentare un evento estremamente critico, che può addirittura mettere a rischio la loro vita.
Il lutto è un processo di adattamento alle perdite della vita. Freud, in Lutto e Melanconia si chiede in cosa consiste il lavoro svolto dal lutto: è un lavoro difficile e lento, che comporta un processo interno estremamente doloroso di abbandono graduale. (Freud, Lutto e Melanconia).
Il modo in cui si manifesta e si elabora il lutto dipende dal modo in cui si percepiscono le perdite, dalla nostra età e dall’età della persona cara persa, da quanto eravamo preparati dall’idea della morte e dalle nostre risorse interne e dall’aiuto esterno.
Inizialmente, quando si ha in famiglia un evento tragico imprevisto, si ha uno shock, un intontimento e un senso di incredulità..”Non può essere successo, Non è possibile…”
Dopo la prima fase di lutto ci avviamo verso una fase più lunga di intenso dolore psichico. Di pianti e lamenti. Di instabilità emotive e di disturbi fisici. Di letargo, iperattività, regressione. Di angoscia di separazione e di disperazione senza risorse né speranze. Di rabbia. Anche i sensi di colpa fanno parte del processo di lutto. L’ambivalenza presente nei rapporti d’amore più profondi ha guastato il nostro amore per la persona morta quando era ancora viva. Un bambino, ad esempio, potrebbe sentirsi in colpa poiché ha odiato la mamma che è stata lontana da lui, che è stata fisicamente assente perché lottava in ospedale contro la malattia. Il bambino può credere che sia stato il suo odio, la sua rabbia, la sua cattiveria a far andare via per sempre la sua mamma. Si potrebbe sentire colpevole per i sentimenti provati.
Dopo lo shock e la fase di acuto dolore psichico, ci avviciniamo alla fase del “compimento del lutto”. E anche se ci saranno ancora volte in cui piangeremo, ricorderemo e desidereremo la persona scomparsa, il compimento raggiunto significherà un grado significativo di guarigione, accettazione e adattamento. Accettiamo, nonostante i sogni e le fantasie, che il defunto non ritornerà in vita. Modificheremo, per poter sopravvivere, il nostro comportamento, le aspettative, la definizione di noi stessi.
Ma quando il processo di lutto potrebbe andare male? Quando potremmo evitare di affrontare la morte di un caro, o potremmo rimanere invischiati nel processo di lutto. Nel lutto cronico o prolungato potremmo rimanere impiantati in uno stato di dolore intenso e continuo, aggrappandoci, senza avere sollievo, al nostro dispiacere, alla rabbia, al senso di colpa, all’odio di noi stessi incapaci di proseguire con la nostra vita. Il lutto diventa patologico quando non possiamo e non vogliamo lasciarlo.
La perdita per morte è uno stressore tra i più forti, e come tutti i fattori di stress fa aumentare il rischio di malattie mentali e psichiche. Coloro che sperimentano la perdita senza l’aiuto di un tessuto sociale tendono a provare più intensamente il trauma. I giovani sembrano sopportare peggio lo stress, alcuni studi mostrano che una delle conseguenze più frequenti di perdita durante l’infanzia è un rischio maggiore di malattia mentale nella vita adulta.
I bambini potrebbero portare il lutto per una morte ma in un modo non adatto a farli uscire dall’enormità della loro perdita. Potrebbero non riuscire a risolvere totalmente le perdite infantili nell’infanzia. Potrebbero anche acquisire delle tattiche per affrontare la perdita, che in seguito potrebbero danneggiarli. I bambini spesso hanno bisogno di trovare l’aiuto e l’incoraggiamento a esprimere l’intera gamma dei sentimenti, a esprimere il lutto fino al suo compimento. Una perdita subita nell’infanzia può renderci difficile affrontare gli incontri futuri con la separazione e la perdita. Più in là nella vita, la risposta ad una separazione, un divorzio, un lutto familiare può essere una grave depressione.
E mentre si potrebbe essere veramente impotenti a prevenire una morte o un divorzio, si possono sviluppare strategie per difendersi dal dolore della separazione. Il distacco emotivo è una di queste difese. Non possiamo perdere una persona cara se non ci è cara. Un’altra difesa contro la perdita potrebbe essere il bisogno forzato di prendersi cura della gente. Invece di sentire il dolore, aiutiamo chi soffre. Altra difesa potrebbe essere un’autonomia prematura. Rivendichiamo la nostra indipendenza troppo prematuramente. Rivestiamo il bambino indifeso con la fragile armatura dell’adulto sicuro si sè.




















