Percezione emotiva:come cambia nel tempo

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Secondo un nuovo studio riportato dalla PNAS le emozioni positive ed il benessere edonistico, come la felicità ed il godimento aumentano sensibilmente dopo il raggiungimento del 50esimo anni di età, mentre le emozioni negative, come lo stress, la rabbia e le preoccupazioni iniziano il loro declino.

Questa è la conclusione a cui sono giunti Stone et al. dopo aver effettuato un sondaggio telefonico su 3.400.000 persone residenti negli Stati Uniti. Il questionario verteva sull’indagine del benessere globale e di quello edonistico percepiti nel giorno precedente.

I risultati hanno permesso ai ricercatori di constatare che il benessere globale, per molti più di una “semplice costruzione cognitiva”, è riassumibile tramite una struttura a U, che raggiunge il punto di svolta verso i 50 anni. La stessa U sembra inoltre in grado di rappresentare anche la felicità ed il piacere edonistico, facendo a mio parere emergere, data la somiglianza, la componente di mediazione cognitiva alla base.

Di contro, le emozioni negative, hanno mostrato una curva completamente diversa, non riassumibile tramite la U, facendo anche pensare all’ipotesi di una natura completamente diversa rispetto a quelle positive e pertanto non riassumibili come il loro opposto, almeno a livello cognitivo. I meccanismi alla base delle emozioni positive e negative potrebbero quindi essere strutturalmente molto diversi. Questo potrebbe essere ad esempio mostrato dal fatto che le emozioni negative solitamente generano azioni specifiche, per lo più finalizzate, mentre quelle positive portano anche ad un ampliamento “generale” delle risorse a disposizione, generando vere e proprie rivoluzioni dell’orientamento mentale che utilizziamo.

Il modello WB-age in questo senso potrebbe fornirci un’utile chiave di lettura: perchè, in media, gli anziani sono più felici e meno stressati dei giovani? Le risposte potrebbero essere in linea con la teoria che ci porpone Baltes sencondo la quale la “saggezza” e l’intelligenza emotiva migliorano con l’età (soprattutto a partire dalla mezza età), portando ad una dimizuzione degli stati affettivi negativi; o con la teoria della selettività socioemozionale di Carstensen, secondo la quale le persone anziane hanno maggiori capacità di auto-regolazione emozionale, che le porta a vedere il mondo in maniera più positiva. E’ inoltre possibile la presenza di un’effetto di “positività”, per il quale le persone anziane ricordano maggiormente le emozioni positive rispetto a quelle negative, cosa che invece non avviene nei giovani adulti.

Personalmente ho sentito molte persone anziane dire:

anziano X:” ah, come si stava meglio una volta, quando io avevo la tua età”

io:” quando lei aveva la mia età c’era la guerra!”

anziano X:” si, ma si stava comunque meglio, la vita era migliore”

Ora chiaramente non mi incaponisco nel cercare di far cambiare idea ad un qualsiasi vecchino che mi pronuncia una frase di questo tipo, ma ciò che è interessante è proprio la distorsione (perchè a mio parere non può che essere distorsione) messa in atto dalla loro mente, tanto da fargli ricordare la loro giovinezza, nonostante la tremenda sofferenza vissuta, con piacere.

La capacità quindi di incrementare la positività di una situazione, con il passare del tempo, potrebbe giocare un ruolo fondamentale nell’interpretazione del mondo da parte degli over 50, portandoli ad una condizione complessiva di  maggiore positività. Magari con l’aumentare dell’età le emozioni vengono vissute a livello più cognitivo e meno istintivo, portando ad un vissuto più lucido della situazione stessa.

PsycHomer

– Fonte: The Mouse Trap

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Matteo Radavelli si è laureato in Psicologia Clinica e Neuropsicologia, presso l’Università Bicocca di Milano. Attualmente al Cassel Hospital di Londra, dove si occupa di ricerca. Ha lavorato per tre anni in una cooperativa di Milano seguendo un centro d’aggregazione giovanile (fascia adolescenti e preadolescenti), poi una volta presa la laurea specialistica ha deciso di spostarsi in UK.

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