Prendere i farmaci per molte persone significa anche e soprattutto ammettere a se stessi di avere un problema e della necessità della cura. Se questo passaggio può sembrare scontato, non lo è affatto: è da qui che inizia il vero processo di guarigione.
Si chiama compliance la disponibilità di una persona con disagio psichico ad assumere i farmaci necessari per alleviare i sintomi e poter così intraprendere il percorso di miglioramento. Sebbene sia una psicologa e non una psichiatra, in molti casi ritengo importante che il paziente con una forte sintomatologia, almeno nelle prime fasi della terapia, si faccia prescrivere dei farmaci per affrontare con maggiore serenità il trattamento pscioterapico o di sostegno.
Per molte persone però accettare di prendere i farmaci è difficile perchè significa dirsi di essere malati e di aver bisogno di un aiuto esterno. La farmacoterapia è invece importante, oltre che nelle psicosi dove si rivela spesso indispensabile, anche nelle forme depressive, specialmente se ci sono idee suicidarie o umore fortemente calante.
Spesso accade che anche se la persona depressa accetta di prendere i farmaci, appena si sente un pò meglio li smette, ritenendo di potercela fare da sola e quasi sempre senza chiedere consiglio al medico. Questo blocco improvviso dell’assunzione, però, può portare a sintomi simili all’astinenza, in una condizione definita come antidepressant discontinuation syndrome (ADS), ovvero sindrome da discontinuità degli antidepressivi.
Secondo la American Academy of Family Physicians, i sintomi principali di questa condizione sono:
A questi iniziali fastidi, si aggiungono la paura di ricadere in depressione e la sfiducia verso la possibilità di stare meglio, che possono riportare la persona nel baratro dell’angoscia.





















