L’importanza dei ricordi

amnesia Se mi lasci ti cancello

C’è chi è convinto che distraendosi dai brutti pensieri, si possa andare avanti ed essere più felici. Eppure i ricordi negativi vanno pensati e rielaborati, altrimenti sarà difficile liberarsi del loro impatto emotivo nella nostra vita.

Ricordare i dolori, richiamarli alla mente, senza rimurginarci sopra, ma rielaborandoli e traendone insegnamento, è il modo più sano per stare bene con se stessi. Se pensate che chi ha perso la memoria per certi versi sia fortunato, vi sbagliate di grosso: uno studio americano ha dimostrato addirittura che chi soffre di amnesie rimane più a lungo turbato dai ricordi negativi, pur non riuscendo a ricordare gli eventi che li hanno causati.

Ricordate il bellissimo film “Se mi lasci ti cancello” (titolo malamente tradotto in italiano dall’inglese Eternal Sunshine of the Spotless Mind), in cui i protagonisti per non soffrire per la fine della loro relazione, si facevano cancellare i ricordi da un laboratorio specializzato? Sebbene questa prospettiva possa sembrarci allettante, in realtà non farebbe che preservare più a lungo i sentimenti negativi associati agli eventi della nostra vita.

Ad affermarlo è uno studio condotto dai neuroscienziati dell’Università dello Iowa (USA) e diretto da Justin Feinstein. La ricerca ha coinvolto 10 persone, di cui 5 sane e 5 affette da amnesia anterograda (l’incapacità di immagazzinare nuove informazioni), a causa di una lesione dell’ippocampo, nucleo fondamentale per la memoria a breve termine.

Ai partecipanti venivano mostrati alcuni spezzoni di film commoventi e tristi, quindi venivano valutate e registrate le loro emozioni. I risultati hanno rivelato che gli amnesici rimanevano tristi più a lungo, anche se non ricordavano il motivo della loro tristezza.  I soggetti sani sembravano invece elaborare più velocemente le emozioni spiacevoli. La stessa prassi è stata eseguita con film allegri e comici, dando gli stessi risultati, anche se le emozioni spiacevoli permanevano negli amnesici, molto più a lungo di quelle positive.

Questo studio ha diverse implicazioni. In prima battuta, dà delle indicazioni per i familiari e gli operatori che lavorano con i soggetti amnesici, come ad esempio gli Alzheimeriani. Come afferma Feinstein “Questi risultati sottolineano l’importanza di mantenere un atteggiamento rispettoso nei confronti delle persone con problemi di memoria, perché anche se non ricordano il motivo di uno sgarbo, in loro la tristezza dura più a lungo”.

Ancora più importante è l’insegnamento che questo studio può dare a noi nella vita quotidiana. Secondo i ricercatori, infatti, i soggetti sani superavano più facilmente la tristezza perchè riuscivano a ricordare e a farsi un’idea del motivo della loro tristezza. Allo stesso modo, nella vita, quando riusciamo a dare un nome a quello che sentiamo e ad indentificarne i motivi, possiamo soffrire un pò di più, ma poi riusciamo più facilmente a rielaborarlo e ad utilizzarlo per andare avanti. E’ un pò il lavoro sulla consapevolezza che si fa in psicoterapia.

avatar
Psicologa clinica, specializzata in Psicoterapia d’Integrazione Strutturale presso l’istituto SIPI di Napoli.

E’ responsabile del centro “H-anto a te” di San Sebastiano al Vesuvio, per l’inserimento sociale e lavorativo di persone diversamente abili e consulente presso la residenza psichiatrica Kairòs di Casoria.

Svolge l’attività privata presso le sedi del suo studio a Pozzuoli , in Via Oberdan 37/A e a Quarto (Na) in Corso Italia 111.

Per contatti: 331.5860110