La psicosi spiegata da un fumetto

Si può sorridere di un problema serio come la schizofrenia? Forse ha il diritto di farlo solo chi l’ha vissuto e sa di cosa si tratta. E’ questo il caso di Sarafin, nome d’arte di una fumettista che dal 2009 pubblica su internet una striscia chiamata Asylum Squad (Squadra da manicomio).

Asylum Squad è la storia di quattro personaggi che potrebbero essere diagnosticati da uno psichiatra come schizofrenici:

- Liz Madder, dipendente dai tranquillanti, è perseguitata dalla testa di un demoniaco cavallo bianco, che appare quando cerca di alzare la testa dal cuscino;

- Henry Chan, si definisce il Messia ebreo e quando fuma marijuana è convinto di intrattenersi telepaticamente con un gruppo di celebrità.

- Cath Schneider, investigatrice paranoica, è un’artista d’avanguardia e autoproclamata astronoma. E’ convinta di essere in contatto con due specie aliene e che un’entità proveniente da Urano controlli la sua anima. Il suo scopo ultimo? Scoprire i segreti dell’universo.

- Sarah Loveheart, la botanica dendrofilica, è ossessionata da un uomo che non vuole saperne niente di lei. Sarah è convinta di essere in grado di creare una versione miniaturizzata di lui in un cactus velenoso.

Come per i suoi personaggi, la storia di Sarafin inizia con una diagnosi di schizofrenia, successivamente riformulata in “disturbo schizoaffettivo”. Dal 2006, anno dello scoppio psicotico, Sarafin racconta di aver sperimentato una miriade di stati cognitivi, emotivi e psichici, dopo lunghi anni di depressione e autolesionismo. Per fare i conti con la sua condizione e riguadagnarsi la sua vita, ha utilizzato il fumetto in maniera quasi catartica, diventando così una persona più forte e più sana. “La malattia mentale rimane ancora oggi un mistero per molti aspetti” – ci ricorda Sarafin - “così ho deciso di lasciare al lettore l’interpretazione dei vissuti e dei problemi dei personaggi.”

Le prime 44 strisce furono realizzate quando Sarafin era ricoverara in una residenza psichiatrica dopo la sua seconda crisi psicotica. La struttura era carente di adeguate attività ricreative e gruppi terapeutici per i pazienti, così per evitare di vegetare o forse per dimostrare al personale di sforzarsi di migliorare, cominciò a buttare giù queste storie. Non era la prima volta che la fumettista si dedicava ai racconti, già da ragazza aveva cominciato a disegnare per cercare di far fronte ad una serie di problemi psicologici.

Questi fumetti sono dunque la testimonianza di una lotta e di una vittoria sulla follia. Si può notare dalle strisce, come le prime fossero prolisse, sia per una scelta artistica, sia per la necessità di dire molte cose in poco spazio. Oggi, con il miglioramento della sua salute mentale, Sarafin è riuscita a ridurre la quantità di testo, anche per rispettare la linea editoriale di un fumetto. “Questo fumetto non è per tutti” – spiega l’autrice – “perchè può risultare abbastanza oscuro, pesante, confusionale e perfino volgare. Questo è quello che accade spesso nell’esperienza psicotica. Volevo che il lettore sentisse realmente l’intensità di questo stato mentale, senza però commiserarmi.”

Anche se in inglese, vale forse la pena di dare un’occhiata ai lavori di Sarafin, per comprendere cosa significa il vissuto di una mente psicotica.

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