Fare acquisti piace a molti e non c’è niente di male nel guardare sognanti le vetrine e concedersi qualche regalino, ma talvolta il limite viene superato. Quando la parola d’ordine è acquistare, quando lo shopping diventa una modalità di scarica o di gestione del disagio interiore, ecco che si sconfina nella patologia: lo chiamano shopaholic. Quando lo shopping è dipendenza.
Chi segue Psicozoo e chi è appassionato di Psichiatria, ricorderà che nel 2013 uscirà la quinta edizione del DSM, il manuale che raccoglie tutte le patologie psichiatriche riconosciute dalla comunità scientifica come tali. Nella prossima edizione, sembra che la compulsione all’acquisto diventerà una categoria nosografica a sè. Aldilà della polemica se sia giusto trasformare ogni sintomo in una patologia psichiatrica, vediamo insieme le caratteristiche di questo comportamento compulsivo.
E’ una sorte di voce interiore che spinge ineluttabilmente a comprare, anche oggetti che non servono o che non si useranno, per il gusto di conservarli nell’armadio, senza realmente sceglierli. Il tempo è completamente assorbito dalle vetrine dei negozi, che diventano calamite per l’attenzione, anche in situazioni in cui non è il caso di fare shopping. La casa viene invasa da oggetti inutili, vestiti, soprammobili, cosmetici, gioielli. Tutto questo non corrisponde necessariamente ad un reddito adeguato, comportando perciò spesso la rovina propria e della famiglia.
Il prossimo DSM classificherà lo shopaholic in diverse forme, in base allo scopo con cui il fenomeno viene presumibilmente attuato: da “trofeo“, volto all’esibizione di uno status; da “immagine“, per essere più avvenenti; da “collezionismo” come mania conservativa; da “accumulo” perché domani non si sa cosa può capitare.
Lo shopping compulsivo ha le stesse caratteristiche delle nuove dipendenze patologiche che stanno diventando sempre più frequenti nelle persone, quali la dipendenza sessuale, da internet, da gioco d’azardo, da lavoro, o da partner. Fenomeni diversi, ma accomunati da una modalità compulsiva che denuncia un’enorme difficoltà di gestire l’angoscia e il disagio interiore.
“Sono malattie emblematiche della modernità” – spiega il professor Maurizio Brasini, psicoterapeuta e docente di psicoterapia all’Università dell’Aquila - “Anche se la sindrome da acquisto compulsivo non è ancora un disordine riconoscito dall’American Psychiatric Association, verrà sicuramente inserita nella prossima edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la Bibbia dei disturbi mentali. L’impulso d’acquisto non è la causa del problema ma è solo una conseguenza di un disagio personale. È come se il ‘malato’ avvertisse un bisogno di costruire un’individualità attraverso gli oggetti che considera espressione di qualche qualità positiva e vincente. E così si sente appagato e accettato solo quando compra. Se il negozio è lontano c’è uno stato tensione crescente, ed il desiderio di comprare diventa irrefrenabile”.
Quand’è che un normale piacere per lo shopping sfocia in patologia? “Gli oggetti sono spesso inutili e non indispensabili” - spiega Brasini- “a volte non corrispondono neanche ai gusti dell’acquirente. E ancora, si verifica spesso una ripetitività dell’acquisto di un certo tipo di prodotti, che vengono comprati in maniera seriale, come se fossero tanti tasselli di un mosaico interiore che si può completare soltanto comprando ciò che manca. Ma non finisce qui. L’acquisto causa stress perché non è mai abbastanza, ruba tempo e denaro. Il mancato acquisto invece causa tristezza e depressione. Ultima caratteristica presente nel compratore compulsivo è che la voglia di shopping non si appaga mai e non si presenta solo nei periodi di mania”.
Non è solo un problema femminile, anche gli uomini acquistano automobili, oggetti tecnologici e attrezzature per lo sport. “C’è una differenza di genere tra i compratori. Le donne si sentono appagate con vestiti, oggetti e strumenti di bellezza. Anche gli uomini acquistano prodotti legati alla cura del corpo e vestiti. Ma sono più orientati all’acquisto di attrezzature sportive complesse, automobili e computer, impianti audio-video” - conclude l’esperto.
Cosa fare? Cominciare a rendersi conto che si ha un problema, o, se questo è troppo difficile, devono essere i familiari a denunciare la problematicità dei comportamenti e spingere delicatamente la persona a recarsi da uno specialista.





















