BULLISMO OMOFOBICO

bullismo omofob

In ambiti scolastici e universitari si parla di bullismo omofobico e si stimano 60000 vittime di abusi omofobici. Il bullismo, che sempre più imperversa nelle nostre scuole, è lo specchio della società in cui viviamo, una società che va verso il razzismo e addita il diverso – che sia esso appartenente a un’altra cultura, disabile o omosessuale – quasi come portatore di un virus. Il virus della diversità.

Con gli atti di bullismo i giovani si riconoscono in una ideologia dominante identificandosi tra di loro in un gruppo definito. Gli atti di bullismo quindi come marcatori di aderenza a un gruppo e alle idee dominanti. In uno studio effettuato è stato dimostrato che la maggior parte degli insegnanti è consapevole degli episodi di discriminazione e di bullismo omosessuale – la stima è di 4 su 5 – ma la maggior parte delle volte, spesso per evitare di impegolarsi in questioni che non saprebbe proprio come affrontare, tende a eliminare il problema, definendolo uno scherzo innocente tra ragazzi.

Si stima che il 40% degli omosessuali sono stati vittime di episodi di bullismo a scuola riportandone stati ansiosi depressivi, sentimenti di autoesclusione fino a tentativi di suicidi. Si deve intervenire per prevenire il disagio degli studenti omosessuali nella scuola e nel gruppo dei pari, dove spesso sono, magari inconsapevolmente, oggetto di discriminazione e pregiudizio. La scuola dovrebbe promuovere, sul proprio territorio, interventi di riduzione del pregiudizio e di promozione del rispetto delle persone nelle loro diversità, fornendo ai giovani contenuti cognitivi e modalità interpretative dell’omosessualità come fenomeno sociale, aiutando i giovani a riconoscere, destrutturare e superare stereotipi, pregiudizi e discriminazioni nei confronti dell’altro.

L’insulto omofobico prende la sua forza dall’invisibilità che connota l’orientamento sessuale. Esso non pertiene al campo del reale del corpo e della biologia, come l’appartenenza ad una razza o ad uno dei due sessi; nella sua non-apparenza diventa un’etichettatura incontestabile che va a colpire, in adolescenza, una sfera delicata ancora in via di sviluppo come quella dell’identità e dell’orientamento sessuale. L’utilizzo di un simile gergo, inoltre, diventa uno strumento di controllo sociale poiché la sua caratteristica di generalizzare l’offesa ad una categoria ben precisa e di mediarla socialmente, gli conferisce la forza propria degli stereotipi. Per questa loro caratteristica, gli stereotipi rivestono una funzione difensiva dell’identità del gruppo che li ha prodotti.

Come scrive Myers, gli stereotipi, a partire proprio dal loro carattere di inaccuratezza, hanno l’effetto di sovra-generalizzare e di sclerotizzare i concetti rendendoli resistenti all’impatto delle nuove informazioni (Myers, 1990). Questo fa di tutti gli stereotipi, non meno quello antiomosessuale, la malta di ogni discriminazione. E’ in ragione di ciò che l’intento preventivo di tutti i progetti che hanno ad oggetto tematiche inerenti le discriminazioni, diventa preziosa risorsa volta a migliorare il benessere dei giovani e a promuovere cambiamenti nella società.

La scuola, come contesto educativo, potrebbe promuovere il benessere dei giovani gay attraverso una molteplicità di interventi: sostenendo la formazione del personale docente sui temi di questa minoranza, includendo nel programma le questioni omosessuali, contrastando i pregiudizi e il bullismo omofobico, garantendo un clima sociale di cooperazione, rispetto e sicurezza. Di fronte a casi di bullismo omofobico, l’insegnante dovrebbe cogliere l’occasione per coinvolgere tutti gli alunni in una discussione sugli effetti di questa forma di bullismo, trasformando così un evento spiacevole in un’occasione educativa.

Se la scuola parlasse abitualmente e serenamente di omosessualità, probabilmente i ragazzi omosessuali condividerebbero con i loro coetanei eterosessuali gli stessi compiti evolutivi invece che averne di aggiuntivi.
Si teme che parlare di un’accettazione dell’omosessualità possa influenzare l’adolescente rispetto al suo orientamento sessuale, potrebbe invece essere un’esperienza fondamentale per incrementare la sua autostima.

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Dott.ssa Daniela Ciccarelli, psicologa e psicoterapeuta, esperta in psicodiagnostica e psicoterapia familiare, è sessuologa clinica e mediatrice familiare. Svolge attività privata a Perugia in Via L.Dallapiccola 20 ed in Via del Macello n. 4 Perugia. Per contatti 3392860568. Sito web: Psicologa Perugia