IL MIO CORPO NON MI APPARTIENE

Non sentire di appartenere al proprio corpo crea conflitti di identità nell’ambito della persona: nel disturbo dell’identità di genere, infatti, il corpo è di un genere e la psiche è dell’altro.

Qualsiasi incertezza, oscillazione o dissociazione riguardo al proprio genere sessuale che causi sofferenza al soggetto, costituisce un disturbo dell’identità di genere. Tali alterazioni si sviluppano secondo un continuum che procede da forme lievi e quasi inavvertite, fino al transessualismo, in cui l’identità sessuale psicologica è irriducibilmente opposta a quella biologica.

L’obiettivo principale della terapia del transessualismo è quindi quello di adattare il corpo alla psiche. Chi decide di cambiare sesso dovrà percorrere un iter medico legale molto lungo e faticoso che prevede l’interazione con diversi specialisti quali urologi, ginecologi, endocrinologi, chirurghi plastici, psicologi e l’autorità giudiziaria che autorizza il cambio di identità e quindi l’intervento chirurgico.

Chi sente di non appartenere al proprio corpo, alla propria sessualità, prova un senso di estraneità riguardo al ruolo sessuale del proprio sesso, questo comporta un persistente malessere e un senso di disagio nell’area sociale, lavorativa, affettiva e familiare.

Vi è l’intenso desiderio di vivere come una persona dell’altro sesso e di possedere le sue stesse caratteristiche sia psicologiche che fisiche.

Nei maschi l’identificazione col sesso opposto si manifesta con un eccessivo interesse per le tradizionali attività femminili. I bambini preferiscono indossare abiti da donna e giocare con passatempi tipici del sesso femminile, cercano di evitare giochi tipici maschili (macchinine, camion, ecc.), questo evidenzia il bisogno di identificazione col sesso opposto.

Il desiderio nelle bambine é quello di avere un pene che crescerà, questo desiderio si manifesta con l’insistenza ad urinare seduti nei maschi ed in posizione eretta nelle femmine. Queste ultime rifiutano di indossare vestiti o altri capi femminili preferendo un abbigliamento di tipo maschile.

Questo disagio si manifesta, nel corso della vita, in modi differenti, a seconda dell’età.

“Negli adolescenti e negli adulti l’eccessivo coinvolgimento nell’appartenere all’altro sesso, interferisce frequentemente con le attività ordinarie. Sono comuni difficoltà relazionali ed il rendimento a scuola o sul lavoro può essere compromesso” (DSM IV, 1996).

In ogni caso il disagio di non appartenere al proprio sesso biologico non si presenta in modo unitario per tutti, ma relativamente alla propria storia di vita, al proprio contesto familiare ed al proprio vissuto. Ciò che spesso però accomuna i soggetti è un iter di sofferenza psichica, emarginazione e di estenuanti attese burocratiche.

Pregiudizi e stereotipi contribuiscono a rendere la situazione dei transessuali ancora più difficile.

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