Legge 180, Progetto Obiettivo e realta’…

basaglia klee

Ci siamo salutati la volta scorsa con uno sguardo alla legge Basaglia, ai suoi propositi e a quanto sia stata realmente messa in pratica. Ricordiamo che tale legge affida alle regioni il compito di occuparsi dei malati di mente istituendo i servizi territoriali.

Nell’anno in cui la legge è stata approvata la situazione sul territorio italiano corrispondeva a tali cifre: il 18% delle province italiane ricorreva alle istituzioni private, il 27% inviava i propri cittadini in manicomi di altre province e nel 55% esisteva un ospedale psichiatrico pubblico.

Quali sono stati gli effetti immediati della legge Basaglia?

Alcune regioni hanno disposto, in maniera tempestiva, norme per l’istituzione di servizi territoriali, altre l’hanno fatto in ritardo, nella sostanza ogni regione ha legiferato da sè. Ciò ha provocato una grossa differenza sul piano territoriale nella cura delle malattie mentali, nelle tipologie delle strutture e nella qualità dei servizi. L’effetto più brutale è che spesso, per non dire nella totalità dei casi, la qualità dell’assistenza non fa altro che riproporre, con altro nome, la stessa logica manicomiale.

Come già detto, il Progetto Obiettivo del 1994 delinea le strutture da attivare a livello nazionale e dà l’avvio a una riorganizzazione sistematica dei servizi preposti all’assistenza psichiatrica. La Legge Finanziaria del 1995 dispone la definitiva chiusura degli ospedali psichiatrici entro il 31 dicembre 1996.

Art. 3, comma 5

Nel quadro delle attivazioni delle strutture residenziali previste dal progetto obiettivo «Tutela della salute mentale 19941996», approvato con D.P.R. 7 aprile 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 22 aprile 1994, utilizzando se necessario anche le strutture ospedaliere disattivate o riconvertite nell’ambito del processo di ristrutturazione della rete ospedaliera, le regioni provvedono alla chiusura dei residui ospedali psichiatrici entro il 31 dicembre 1996. I beni mobili e immobili degli ospedali psichiatrici dismessi possono essere utilizzati per attività di carattere sanitario, purché diverse dalla prestazione di servizi per la salute mentale o dalla degenza o ospitalità di pazienti dimessi o di nuovi casi, ovvero possono essere destinati dall’azienda unità sanitaria locale competente alla produzione di reddito, attraverso la vendita, anche parziale, degli stessi con diritto di prelazione per gli enti pubblici, o la locazione. I redditi prodotti sono utilizzati per l’attuazione di quanto previsto dal progettoobiettivo «Tutela della salute mentale 19941996», approvato con D.P.R. 7 aprile 1994, per interventi nel settore psichiatrico, e dai relativi progetti regionali di attuazione. Qualora risultino disponibili ulteriori somme, dopo l’attuazione di quanto previsto dal predetto progetto obiettivo, le aziende sanitarie potranno utilizzarle per altre attività di carattere sanitario. Comma così modificato dalla legge 18 luglio 1996, n. 382, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662, ed infine dalla legge 27 dicembre 1997 n. 449.
Il documento della conferenza dei Presidenti delle regioni delle Provincie del biennio 1998-2000 riafferma l’impegno di queste ultime, affinché ci sia la completa attuazione del Progetto Obiettivo Salute Mentale nelle singole realtà regionali e che il 5% della quota dei Fondi sanitari regionali sia destinato alle attività di promozione e tutela della salute mentale. Le regioni, inoltre, nel documento, sottolineano “la necessità di realizzare in ogni Regione un programma di azioni integrate per la tutela della salute mentale che abbia al centro degli interventi i bisogni del paziente e che operi in stretta connessione con gli altri soggetti della Comunità sociale e territoriale pubblici e privati per il raggiungimento dell’obiettivo comune della prevenzione, della cura e della riabilitazione fino al reinserimento nel luogo di lavoro della persona con disturbi mentali”.
A dei buoni propositi legiferati, non corrisponde un’altrettanta positiva realtà, ci sono ancora molte strutture territoriali all’interno delle quali il clima non differisce molto da quello manicomiale. Molti pazienti sono ancora trattati con la forza e ritengono che ad oggi i manicomi esistano ancora.

Storie di vita legate alla legge Basaglia

Io stessa sono stata testimone di un paziente che a tutt’oggi ritiene di essere stato rinchiuso in un manicomio. Angelo, cosi chiamerò questo ragazzo, è convito di essere stato in un manicomio, in realtà è stato ricoverato presso una struttura pubblica dell’hinterland napoletano, ma il trattamento subito non si discosta di molto da quello che è stato in passato un manicomio.

Angelo soffre di un disturbo psicotico, di manie di persecuzione e ancora oggi fa uso di farmaci, l’ho conosciuto presso il centro “Il girasole” di S. Antimo, un centro in cui ragazzi come Angelo sono seguiti e narrano le loro esperienze. Angelo racconta di essere stato legato al letto e di aver subito trattamenti forzati, gli hanno praticato la terapia elettroconvulsiva ed è stato isolato. A nulla sono valsi i miei tentativi di spiegargli che il manicomio per legge non esiste più, che i pazienti hanno dignità psicofisica, che sono soggetti aventi diritto. Tutte le volte che Angelo mi vede mi racconta di questa sua esperienza che lo ha profondamente segnato, vuole essere rassicurato affinché non dovrà riviverla in futuro.

Lo sguardo impaurito di Angelo, il suo tremore nel raccontarmi della sua esperienza fanno sì che io oggi sia qui a raccontare la sua storia, a parlare ancora della legge Basaglia, per mostrare quanta strada ancora bisogna fare per abbattere il muro dell’indifferenza, per dare ai pazienti anzitutto la dignità di persona e il diritto alla salute mentale.

Pensare che la legge 180 risale agli anni 80, che il Progetto Obiettivo è del 1994 e rendersi conto che la realtà è un’altra, dovrebbe farci riflettere. I buoni propositi di una legge, la volontà di andare incontro ai malati sono elementi rimasti in gran parte sulla carta. Con l’augurio che queste mie parole possano far riflettere e dar voce a chi non ne ha, vi saluto ancora una volta… Alla prossima…

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Psicologa del lavoro e delle organizzazioni, è specializzata in psicologia giuridica. I suoi ambiti di lavoro sono la formazione e l'infanzia. E’ esperta in psicologia della comunicazione e del marketing.
avatar Alfio scrive:

Il tuo articolo fa riflettere sul serio: mi chiedo se il vero problema sia nell’applicazione effettiva di questa legge, o se sia la legge stessa ad avere tante e tali di quelle lacune da renderne impossibile la piena applicazione.

Aldilà di tutto questo, la situazione dei pazienti in Italia, che è tra il commovente e il disperato.
Un abbraccio, grazie Rosaria, grazie Psicozoo!