Come salvare la memoria

memoria anziani

La memoria è una facoltà che tende a deteriorarsi con l’età, in una parabola che raggiunge il suo acme nella prima adolescenza per poi cominciare inesorabilmente a scendere. Grazie agli studi sulle mnemotecniche e sulla plasticità neuronale, forse questa caduta libera può essere quantomeno rallentata.

Buone notizie: studi recenti suggeriscono che sia possibile contrastare lo scivolone della memoria provocato dalla buccia di banana del tempo che passa. Come? Smettendo di considerare le abilità cognitive come dei blcchi singoli e ponendo attenzione anche all’impatto emotivo dei ricordi e dell’invecchiamento sulle persone.

Gli anziani spesso tendono a sovrastimare le piccole dimenticanze quotidiane, interpretandole come un fatale esito a cui la loro mente è destinata inevitabilmente.  Cercando consigli pratici su come mantenersi giovani, si rivolgono ai mass media, come riviste e programmi tv, i quali spesso sostengono che siano sufficienti una corretta alimentazione e l’esercizio fisico e mentale per contrastare la perdita delle facoltà cognitive in un anziano. Ma mantenersi in forma in vecchiaia, anche se è importante, non basta. Questo perchè il cervello non è un organo qualunque che può essere ingrandito o rimpicciolito in modo meccanico.

La memoria, infatti, è un sistema complesso che risente di fattori cognitivi ed emotivi che nella loro interazione producono la nostra capacità di ricordare. Questa affermazione, ormai condivisa nel panorama scientifico, comporta come conseguenza la necessità di creare un allenamento ad hoc per la memoria che tenga conto anche degli aspetti emotivi della vecchiaia: la frustrazione dell’invecchiamento, la paura di perdere colpi e l’idea che ogni fallimento mnestico sia indice dell’inizio di una demenza.

La ricerca

I primi tentativi scientifici di potenziare la memoria cominciarono negli anni ’70, con l’introduzione delle mnemotecniche, strategie per ricordare singoli episodi recenti, compito difficile per gli anziani. Con questi esercizi, gli anziani riuscivano a ricordare meglio, dimostrando così che la loro memoria non era destinata necessariamente a deteriorarsi.

In ricerche più recenti si è fatto un passo avanti, confrontando la memoria dei giovani con quella degli anziani. Sebbene i giovani partissero da una situazione di vantaggio, è stato riscontrato che l’esercizio mentale portava vantaggi simili indipendentemente dall’età. Il problema sorgeva una volta tornati a casa: gli anziani non mantenevano nel tempo i vantaggi di questo esercizio perchè una volta finito l’esperimento non continuavano ad usare le tecniche apprese, probabilmente per sfiducia nelle loro capacità.

Sulla base di queste riflessioni, l’Università di Padova, sta sviluppando interventi di potenziamento della memoria che agiscano su aspetti sia cognitivi (insegnamento di strategie e di mnemotecniche) che emotivo-motivazionali (conoscenze metacognitive, auto-efficacia, benessere). Grazie a questo duplice allenamento, gli studiosi hanno riscontrato miglioramenti nella memoria che si sono mantenuti nel tempo, apportando un beneficio reale nella vita degli anziani, che non rimanesse confinato al laboratorio.

Questo studio dimostra ancora una volta l’importanza di considerare la mente umana come un sistema complesso che coinvolge fattori biologici, psicologici e sociali e non più come una macchina fredda e perfetta.

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Psicologa clinica, specializzata in Psicoterapia d’Integrazione Strutturale presso l’istituto SIPI di Napoli.

E’ responsabile del centro “H-anto a te” di San Sebastiano al Vesuvio, per l’inserimento sociale e lavorativo di persone diversamente abili e consulente presso la residenza psichiatrica Kairòs di Casoria.

Svolge l’attività privata presso le sedi del suo studio a Pozzuoli , in Via Oberdan 37/A e a Quarto (Na) in Corso Italia 111.

Per contatti: 331.5860110