Siamo tutti dipendenti

La nostra è l’epoca delle dipendenze, l’epoca in cui qualsiasi attività, soprattutto quelle più piacevoli, si trasforma in ossessione e compulsione. La S.I.I.Pa.C (Societa’ italiana intervento patologie compulsive) lancia l’allarme: sono quasi 4 milioni gli italiani dipendenti dal sesso, dal gioco e dal lavoro e uno studente su 3 è dipendente dal telefonino.

Le nuove dipendenze non differiscono molto da quelle più classiche che riguardano le droghe o l’alcol, perchè sono meccanismi usati come scarica della tensione emotiva, o pensieri e attività compulsivi agiti per non stare con se stessi e con le proprie difficoltà. Ben il 6% degli italiani vive il lavoro e il sesso in maniera dipendente, anche se queste forme di compulsione sono tenute nascoste, non curate, o scambiate con una particolare dedizione (nel caso del lavoro) o con una particolare focosità (nel caso del sesso).

Rispetto alla dipendenza dal sesso, non sono solo i volti dello spettacolo a soffrirne, ma anche onesti e nsospettabili padri e madri di famiglia. “Da una ricerca fatta da un’equipe di sessuologi su un campione d’età compreso tra i 20 e i 45 anni, il 6% e’ risultato dipendente dal sesso. In questo caso è la persona malata che si rivolge a noi - spiega la psicologa Florinda Maione, responsabile della sede S.I.I.Pa.C di Roma – perchè ha un forte danno economico, considerando le cifre spese per prostitute e trans. Ma anche perche’ queste persone sono così ossessionate dal sesso da non riuscire a dedicarsi ad altro: così perdono la moglie e anche il lavoro; è esattamente come per la dipendenza dalla droga. Nel caso della dipendenza dal gioco invece – prosegue la psicologa – sono i familiari a cercare un aiuto”.

L’ossessione per il lavoro non è da meno, anche se in percentuale risulta per lo più appannaggio maschile. “In Italia e’ colpito il 6% e le categorie piu’ a rischio sono i manager e i giornalisti. A livello mondiale - ricorda la psicologa – l’8% è risultato patologico e la graduatoria vede Usa al primo posto, a seguire Giappone e Israele”.

E’ vissuta in maniera più intensa come patologia invece, la dipendenza dal gioco che colpisce il 3% della popolazione e risulta tra quelle elencate la più curata, perchè manda in rovina intere famiglie. La dipendenza dal gioco colpisce persone insospettabili come adolescenti, casalinghe e soprattutto anziani signori, che “investono” la pensione nei bingo o al videopoker. Non si tratta quindi più solo del classico gioco d’azzardo (la partita di poker in cui ci si gioca la casa). “Si va dal gioco on line – continua la Maione – che è più alla portata dei giovani, che giocano riuscendo facilmente a tenere all’oscuro i genitori, al ‘gratta e vinci’ che è vietato ai minori ma questo si dice troppo poco”. Le donne in particolare spendono centinaia di euro alle slot machines e al lotto, comprando continuamente biglietti sperando in una quasi impossibile vincita.

Il telefonino? Il 34,6 % degli studenti tra i 14 e i 21 anni non riesce a lasciarlo mai a casa. “Una nostra ricerca – sottolinea la dottoressa Maione – condotta su 424 studenti mostra un dato allarmante che dice che il 34,6% degli studenti non può fare a meno del cellulare. C’è chi non spegne mai il telefonino e manda 300 sms al giorno. Solo il 5,8% utilizza il cellulare in maniera corretta cioè per fare telefonate quando serve e spegnendolo all’occorrenza”.

Nel novero delle dipendenze ad appannaggio più femminile emerge, secondo l’esperta, la dipendenza dal partner: “Una ricerca effettuata su 475 donne tra i 18 e i 60 anni – spiega la psicologa – mostra che il 2,5% delle donne soffre di comportamenti compulsivi: fa telefonate di controllo al partner o ruba la password per leggere le mail. Di fatto, fa in modo che alla fine accada ciò che temono, il tradimento o l’abbandono da parte dell’uomo”.

Che questi comportamenti patologici vadano nello stesso calderone o siano fenomeni del tutto diversi tra loro, non è chiaro. Certo è che la dipendenza da abitudini e oggetti è un segnale di malessere forte che la nostra epoca ci sta mandando.

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