Prevenire l’ansia preoperatoria

Nel nostro precedente appuntamento abbiamo postulato l’esistenza (accanto all’intelligenza logico-matematica, linguistica, spaziale, musicale, cinestetica, interpersonale, e intrapersonale) dell’INTELLIGENZA ESTETICA come abilità nel valutare il rapporto con il proprio corpo e con la propria immagine, nell’uso appropriato del linguaggio corporeo nell’esprimere tale relazione, e nel percepire e rappresentare l’immagine di sè al mondo.


Abbiamo fatto cenno a cosa accade quando tale imagine rappresentazionale è disarmonica: tra le conseguenze, c’è quella di ingenerare false aspettative cariche di ansia che si cerca di “scaricare” con mezzi impropri, come la pretesa che il lettino operatorio sia una risposta miracolosa al problema. La chirurgia estetica è divenuta, a tutti gli effetti, una sorta di bacchetta magica dei nostri tempi.

Si tratta di aspettative irrealistiche che un chirurgo coscienzioso avrebbe il dovere di non assecondare. Il suo ruolo non consiste infatti nell’ “accontentare” il paziente (che, su queste premesse, si può essere più che certi che non sarà mai contento!), quanto piuttosto nell’individuare la soluzione mirata al suo problema, coadiuvato se necessario da un supporto psicologico, e ponendo al centro dell’atto operatorio un concetto olistico di PERSONA come sistema integrato in un complesso di dinamiche psicologiche e sociali.
In altre parole: deve essere in grado di effettuare una valutazione indicativa delle motivazioni, e sviluppare un sistema efficace di comunicazione con il paziente, al fine di consentirgli di elaborare nel miglior modo possibile l’inevitabile ansia pre operatoria e stress post operatorio conseguente.

L’ansia prima dell’intervento

La maggiore preoccupazione prima di un intervento di chirurgica estetica è, per chiunque, la paura che il risultato non sarà quello desiderato. Su questo timore si basano le incessanti richiesta di elaborazioni grafiche, di foto di precedenti pazienti, di statistiche operatorie personali del chirurgo (classica la domanda “quanti casi come il mio ha operato?”), di rassicurazioni su come tutelarsi nel caso in cui il risultato non dovesse essere quello desiderato. E’ possibile fare qualcosa per evitare, o almeno ridurre, questa ansia preoperatoria?

La chirurgia non è mai “dolce”

Una caratteristica della chirurgia estetica è la sua estrema popolarità e diffusione su riviste non mediche (o addirittura “scandalistiche”) che la presentano spesso come un semplice gesto privo di rischi, un piacevole atto per il miglioramento del proprio aspetto, al pari del cambiamento dell’ acconciatura o di un ciclo di massaggi. La natura medica e chirurgica delle procedure proposte viene completamente trascurata, al pari degli aspetti sgradevoli (tempi di recupero dopo l’ intervento, dolore) e, soprattutto, dei rischi. Molti chirurghi, inoltre, si lasciano trascinare in questa spirale che porta a definire ogni procedura con termini come “mini”, “dolce”, “micro”, “soft” dando l’ idea sbagliatissima che, per esempio, una liposcultura “dolce” sia qualcosa di completamente diverso dalla liposcultura chirurgica, e non, come invece è, soltanto un modo diverso di vendere lo stesso prodotto. Le comunicazioni preoperatorie tra paziente e chirurgo vengono spesso ridotte all’ osso, ed è facile che molte delle cose dette dal chirurgo vengano, più o meno coscientemente, ignorate dal paziente.
Statisticamente, un paziente medio comprende e ricorda soltanto un terzo di quello che il medico ha esposto durante la visita, e la metà di quello che è contenuto nel materiale informativo scritto che gli è stato consegnato. All’ interno di queste informazioni recepite, esiste un forte squilibrio a favore di quelle “piacevoli” (risultati possibili, miglioramenti) ed a svantaggio di quelle “spiacevoli” (rischi, complicanze, possibile inefficacia dell’ intervento desiderato).

Le cause di insoddisfazione più frequenti
In base a quanto recentemente pubblicato su riviste scientifiche, alcune cause di insoddisfazione sono particolarmente frequenti. Tutte derivano da errori di comunicazione tra chirurgo e paziente o dall’ incompleta o inesatta informazione preoperatoria fornita, come ad esempio l’illusione che la liposuzione possa essere un metodo efficace per perdere peso (ovviamente, se il chirurgo non chiarisce che gli effetti della liposuzione sul peso corporeo sono del tutto trascurabili, l’ insoddisfazione sarà garantita), o che l’addominoplastica riduca il punto vita (che anzi, in qualche caso, può risultare addirittura meno definito).

Consigli pratici per prevenire l’insoddisfazione

1. Non sottovalutare i rischi ed i fastidi che sono associati ad ogni procedura chirurgica. Anche se vengono usati i termini “soft” o “dolce”, occorre sempre richiedere che siano chiariti, e messi per iscritto nel consenso informato, tutti i passaggi “sgradevoli” dell’ intervento, in particolare per quanto riguarda le possibili complicanze.
2. Richiedere sempre del materiale informativo scritto sull’ intervento. Statisticamente, il materiale scritto viene compreso meglio e ricordato più a lungo. Sarà più difficile, in questo modo, riuscire ad ignorare gli aspetti dell’ intervento che si preferirebbe non affrontare.
3. L’intervento vero e proprio dovrebbe essere preceduto da più di un contatto con il chirurgo operante. Il chirurgo deve essere disponibile per tutta la fase informative e preliminare all’intervento stesso, per ogni dubbio o domanda. Questo darà il tempo di meditare sulle spiegazioni avute nel primo contatto, leggere il materiale informativo e preparare le domande su eventuali dubbi residui.
4.Pianificare di operarsi in un periodo di basso stress, emotivo senza impegni importanti nel periodo postoperatorio. Le complicanze, sebbene assai raramente, si verificano e potrebbero costringere ad annullare appuntamenti troppo ravvicinati.
5. Discutere chiaramente tutti gli aspetti economici dell’ intervento. E’ importante chiarire nei dettagli il costo della procedura, incluse tutte le eventuali spese che aggiuntive. Un prezzo “tutto incluso” consentirà di non preoccuparsi più della cosa durante la fase più stressante del post-operatorio.

6. Infine, e soprattutto, mantienere aspettative realistiche. Un intervento di chirurgia estetica migliora la qualità della vita, ma non può risolvere ogni genere di problemi. Piuttosto, deve essere l’impulso per innescare un cambiamento profondo e radicale che parta da dentro, impegnandoci a prenderci cura di noi sotto molteplici aspetti: da un miglioramento qualitativo dellle abitudini di vita, agli stili alimentari, alla pratica costante di uno sport, fino ad arrivare, e perchè no, anche ad un nuovo look che concorrerà ad evidenziare all’esterno la propria trasformazione interiore.

Perché, se pure è vero che un intervento di chirurgia estetica non cambia la vita, è altrettanto vero che, intrapreso in questa giusta ottica di PERCORSO PERSONALE, riuscirà ad innescare quel delicato meccanismo psicologico che mette in movimento le nostre risorse ed energie interiori, e ci trasformerà davvero in persone sostanzialmente nuove e diversa. E, si spera, più felici.

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