Sono lontani i tempi in cui era la madre ad occuparsi in esclusiva dei figli. Oggi per fortuna, il padre non è solo colui che si occupa del mantenimento economico della famiglia, ma ha un ruolo attivo nell’educazione e nel supporto affettivo dei bambini. Quali interrogativi porta ai papà questo nuovo ruolo all’interno della famiglia?
Nella psicoanalisi classica e nell’immaginario collettivo di qualche anno fa, oltre a provvedere finanziariamente alla famiglia, a livello psicologico il padre doveva occuparsi di spingere i figli ai rapporti con l’esterno, all’autonomia e alla conoscenza del mondo, oltre a rappresentare le regole e il rapporto con l’autorità. Oggi il genitore di sesso maschile è anche una fonte di accudimento e attaccamento, ruolo prima ad esclusivo appannaggio della madre.
In una società come la nostra, che Bauman definisce “liquida”, i ruoli non sono più così definiti, anche se, nella mente del bambino rimane la necessità di sperimentare la doppia funzione genitoriale, cioè l’aspetto affettivo e quello normativo. La differenza è che non c’è più una divisione netta delle parti (madre affettiva e papà che dà le regole), con ovvie ripercussioni sull’interiorizzazione dei valori da parte dei bambini e sulla formazione della personalità e dell’identità.
In particolare, nelle famiglie in cui il padre è assente, fisicamente o metaforicamente, si perde molto del dinamismo intrapsichico e relazionale che il bambino ha la possibilità di sperimentare quando ha due figure a cui ispirare la propria identità. Quando i ruoli tipici del padre sono assenti, ridotti, o svolti al femminile, mancano una serie di elementi, come ad esempio la dinamica competizione – cooperazione col simile a sé, che nasce dalla possibilità di specchiarsi e riconoscersi nel genitore omologo, come propria origine reale e fantasmatica.
Assenza del padre e devianza giovanile
Sono drammatici i dati che riguardano la devianza e il disagio giovanile negli individui che hanno avuto una storia da cui il padre è assente, secono quanto riportato da un censimento effettuato negli USA:
- il 90% dei senza fissa dimora e dei figli fuggiti di casa, non hanno avuto il padre in famiglia;
- l’85% dei giovani in carcere sono cresciuti in famiglie senza padre;
- il 63% dei suicidi in adolescenza sono avvenuti in famiglie con padre assente.
Altri dati da altre fonti:
- il 70% dei giovani devianti ospitati in istituzioni statali provengono da famiglie dove non c’è il padre;
- il 75% dei giovani suicidi è vissuto senza padre;
- “L’adolescente che tenta il suicidio, a condizioni sociali, razziali e di reddito equivalenti a quelli che non lo tentano, di solito ha un contatto minimo o nullo col proprio padre”;
- il 35% dei ragazzi senza padre ha fatto uso di droghe, contro il 18 % di quelli con padre in famiglia;
- fra i giovani che esprimono comportamenti violenti a scuola la situazione familiare è 11 volte contro 1 quella dell’assenza del padre;
- il 69% dei bimbi vittime di abusi sessuali viene da case in cui il padre biologico era assente.
Altri dati forniti dal Ministero della Giustizia U.S.A. riguardanti giovani cresciuti in famiglie senza padre:
- il 72% degli adolescenti omicidi
- il 70% dei detenuti con lunghe condanne da scontare
- il 60% degli stupratori
Il padre in psicoterapia
Già dagli anni ’70, con lo psicoanalista Vittorio Volpi, si fa strada il modello del “genitore omologo”: per i ragazzi psicotici, è fondamentale coinvolgere il padre in terapia, poichè assolve una serie di funzioni centrali:
- il genitore omologo aiuta a recuperare i ricordi della prima infanzia, spesso dimenticati dal soggetto in analisi;
- il genitore omologo porta alla luce i momenti critici della vita del figlio e i cambiamenti avvenuti di conseguenza;
- il genitore omologo è in grado di riconoscere con maggiore facilità lo stato d’animo del figlio e di esplicitarlo in maniera da permettere una riappropriazione dei sentimenti;
- i conflitti interpersonali con le figure di riferimento trovano facile espressione all’interno del lavoro terapeutico con il genitore omologo;
- i conflitti intrapsichici vengono mitigati dalla rassicurazione del genitore;
- il recupero del rapporto d’amore tra padre e figlio, o tra madre e figlia, restituisce e ri-genera le risorse del figlio per affrontare i problemi della vita.
Concludo con una raccomandazione: per i papà, fate sentire la vostra presenza fisica ed emotiva e per le mamme, non negate i padri ai loro bambini, anche se siete in conflitto con loro.
[Rapporto tra padre e figlio: cosa porta ad un buon rapporto - Paternità oggi]





















