Autodiagnosi: una moda pericolosa

Il fatto che ci sia una maggiore diffusione delle informazioni che riguardano la salute mentale ha degli enormi vantaggi per le persone che vivono una condizione di disagio, perchè le fa sentire meno sole e le indirizza spesso verso una cura appropriata. Eppure, come ogni medaglia, anche l’eccessiva quantità d’informazione ha il suo rovescio: tante persone si autodiagnosticano le patologie più svariate e spesso ricorrono ad una dannosissima automedicazione.

Complici di questo fenomeno sono spesso gli “outing” di personaggi famosi del mondo dello spettacolo, che rendono molte serie patologie una questione di moda. Lo denunciano due psichiatri del servizio sanitario britannico, Diana Chan e Lester Sireling, che lavorano in un centro di salute mentale territoriale a North London. Secondo gli specialisti, medici di famiglia e psichiatri sono invasi da richieste di cura da parte di pazienti che affermano di conoscere già la patologia da cui sono affetti. Questo si verifica in particolare per il disturbo bipolare, di cui si sono dichiarati affetti Stephen Fry, Carrie Fisher, Mel Gibson e Robbie Williams.

Il disturbo bipolare è un problema serio e grave: in Italia ne soffrono tra il 2 e il 5% della popolazione, pari a circa 600 mila persone che alternano periodi di umore depresso a stati maniacali caratterizzati da deliri di onnipotenza, iperattività, spese folli e abuso di farmaci.

“Questa malattia viene troppo spesso presa poco seriamente, da pazienti e medici. E troppe volte viene diagnosticata in ritardo. Basti pensare che – spiega il professor Andrea Fagiolini, direttore dell’unità operativa complessa di psichiatria e della scuola di specializzazione di psichiatria dell’Università di Siena – al momento della diagnosi si sbaglia sette volte su dieci”. Questo accade perchè i sintomi di questa patologia sono spesso al limite con la depressione e la schizofrenia e anche perchè la malattia conosce fasi di normalità che si alternano ai periodi di crisi. Così prima di una seria diagnosi possono passare anche 10 anni, causando spesso il suicidio del paziente (1 su 10) non trattato in tempo e nel modo adeguato.

Nonostante la gravità di questo disturbo, molte persone si convincono di esserne affette. Come mai? “Proprio perché il disturbo è così difficile da diagnosticare e facile da confondere, molti tendono a pensare che normali ondeggiamenti dell’umore, legati agli alti e bassi della vita, siano i sintomi di questa condizione medica. E si muovono al grido ‘siamo tutti bipolari’”.

A mio parere, l’incremento delle autodiagnosi nasce da un desiderio delle persone di dare un nome al loro disagio, nella confusione delle competenze dei diversi specialisti e approcci che si occupano della salute mentale. Per evitare i pericoli di questo fenomeno, tra cui il ricorso a terapie fai-da-te, purtroppo anche farmacologiche, sarebbe necessaria dunque un’informazione seria e corretta e una denuncia da parte degli specialisti e degli ordini professionali, di tutte quegli abusi che portano persone incompetenti a consigliare una tale o una tal’altra diagnosi o terapia.

Quando si vive un disagio è importante rivolgersi ad una persona competente che possa aiutarci, piuttosto che affidarsi alle informazioni, non sempre chiare, offerte dai media, considerando anche che oggi ci sono maggiori strumenti per migliorare il proprio equilibrio psichico. “Con l’uso e la scelta di farmaci, antipsicotici e antidepressivi, personalizzati, privilegiando quelli con maggiore tollerabilità, meno tossicità e minori effetti collaterali. Funzionano bene le terapie interpersonali e quelle cognitivo-comportamentali“, dice Fagiolini.

Il disturbo bipolare, così come le altre patologie psichiatriche non sono forme di creatività e non devono essere considerati una moda, anche se ne soffre il vostro cantante preferito.

[Gb, attori e cantanti: “Siamo tutti bipolari” Ma è una malattia non una moda - Repubblica.it]

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