Ragazzi irrequieti

Gli insegnanti di oggi non fanno che ripetere che le nuove generazioni sono indisciplinate, incontrollabili e poco rispettose. Cellulari in classe, risposte maleducate, scarso interesse per le lezioni, questi gli argomenti che i docenti adducono per spiegare la loro opinione dei ragazzi.  Quali possibili soluzioni?


Gli Emirati Arabi propongono una manovra drastica: l’introduzione di telecamere a circuito chiuso nelle classi. Un articolo comparso lo scorso mese su The National, ha esposto un piano dettagliato elaborato dai dirigenti del sistema scolastico per usare i video all’inizio del prossimo anno accademico, allo scopo di evidenziare i comportamenti in declino degli studenti. Questo permetterà di identificare i “reati” dei ragazzi e di scongiurare la vecchia formula “Non sono stato io”. Un pò come la moviola in campo. La pratica della videoripresa potrebbe scoraggiare comportamenti discutibili, anche se, come molti psicologi sostengono, elimina il sintomo e non la sua causa.

E’ una lamentela senza tempo, quella che vede “i ragazzi di oggi” come fuori controllo, maleducati con gli insegnanti, vestiti in modo inappropriato, talvolta persino distruttivi e nel migliore dei casi disattenti. Questa è ovviamente una generalizzazione indebita e una caricatura. Ricordo sempre con sorpresa un convegno in cui adolescenti e adulti venivano messi a confronto: le parole dei grandi verso i giovani erano sempre dispregiative (svogliati, indisponenti, menefreghisti, ecc.), senza nessuna attenzione alla personalità reale  e ai bisogni profondi degli adolescenti. Per alcune culture, la percezione della degenerazione dei comportamenti rappresenta un segno della fine del mondo: secondo la tradizione islamica, l’ultimo giorno “i bambini saranno pieni di rabbia”.

In realtà l’idea che i giovanissimi non siano più come una volta, condivide le sue origini con la scoperta (o l’invezione?) di un controverso disturbo psichiatrico infantile, conosciuto con il nome di ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder), i cui sintomi principali sono impulsività, difficoltà a concentrarsi e iperattività. E’ difficile leggere i criteri per la diagnosi senza sentirsi affetti da questo disturbo! Tra i sintomi, troviamo, ad esempio: “Spesso perde oggetti importanti e necessari per i compiti o per le attività (come giocattoli, libri, matite)” o, “Spesso parla eccessivamente”.

Ovviamente per diagnosticare l’ADHD è necessaria una certa frequenza e gravità dei sintomi che interferiscono con la vita a casa, a scuola e con i rapporti sociali. I sintomi dell’ADHD vanno considerati nell’ambito del continuum patologia/normalità, separate da una linea che è stabilita dalle convenzioni sociali di un determinato luogo e contesto storico. Ad esempio, questa diagnosi è più probabile usando i sistemi diagnostici americani che quelli europei. L’incremento delle diagnosi di ADHD negli ultimi 5 anni, inoltre, denuncia l’incremento generale nella società dei suoi sintomi chiave: la disattenzione, l’impulsività e l’iperattività.

In ogni caso l’aumento delle diagnosi di ADHD è fonte di dibattito, sia per il presunto (ma non troppo) interesse delle case farmaceutiche nella commercializzazione di psicofarmaci, sia come segnale di un fallimento delle capacità diagnostiche dei sistemi tradizionali di classificazione del disagio mentale negli ultimi anni. Aldilà di queste controversie, potrebbero esserci una serie di fattori ambientali implicati nell’aumento dei casi, come ad esempio alcuni prodotti alimentari o aspetti educativi.

Forse le telecamere in classe non sono proprio un’ottima idea: meglio puntare su nuove forme educative, che valorizzino le singole personalità e rispondano ai bisogni reali dei nostri ragazzi.

[How to win the battle for our children’s attention? - The National.ae]

(La foto è di Nadia Mariani - http://nadiamariani.fotoblog.it/)

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1 Commento

  • 28 aprile 2010 | Permalink |

    noto con piacere che avete usato una mia foto,fatta in Bosnia..passate da me e ringraziate.
    Interessante questo sito.

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