Mio figlio non studia 2: cosa fare?

studio figli

Dopo aver esplorato le cause per cui un ragazzo può avere un calo del rendimento scolastico, affrontiamo in questo secondo articolo la questione che forse più preme ai genitori: quali misure adottare per spingere i nostri figli a studiare? Nell’affrontare questo problema si oscilla spesso tra gli atteggiamenti punitivi e l’angoscia di non riuscire a venirne a capo con una forte  frustrazione da entrambe le parti. Ecco qualche piccolo consiglio per provare a migliorare le cose.

Il braccio di ferro sullo studio che si consuma in molte famiglie, può essere modulato tenendo presenti alcuni presupposti fondamentali:

1) Valutare se le nostre aspettative sono realistiche.

Prima di iniziare una battaglia all’ultimo voto, interroghiamoci se le aspettative che abbiamo sul rendimento di nostro figlio hanno i piedi per terra. Nel fare questa valutazione è importante tenere presenti le capacità di nostro figlio, i voti ottenuti in rapporto all’impegno profuso, la media della classe, il tipo di scuola, l’atteggiamento degli insegnanti. Per ottenere queste informazioni e valutare se c’è un problema reale o meno, è necessario ascoltare e sforzarci di comprendere i figli, piuttosto che partire in quarta e creare un muro impenetrabile.

2) Cercare di capire le reali motivazioni che spingono i ragazzi a non studiare.

Di questo abbiamo già parlato nel precedente articolo. Ogni ragazzo è diverso dall’altro e può cominciare  a studiare di meno per un’infinità di motivi diversi. Il primo passo è dialogare dunque con i nostri figli per capire se la loro è pigrizia o il sintomo di un disagio più ampio. Non studiare, ad esempio, può essere una forma di protesta o un modo per attirare l’attenzione. Interroghiamoci dunque, se come genitori siamo in grado di cogliere e se opportuno di rispondere ai bisogni dei nostri figli. Valutiamo anche se nella vita di nostro figlio può essersi verificato un cambiamento (un nuovo professore, problemi di cuore, stress) che può essere responsabile del peggioramento scolastico.

3) Offrire il proprio aiuto.

Molti genitori, per gli impegni di lavoro, dedicano poco tempo a seguire i figli negli studi, per poi ricevere una doccia fredda quando arriva la pagella di fine trimestre. Non è mia intenzione colpevolizzare le mamme e i papà che si sacrificano per sostenere la famiglia, ma solo sottolineare quanto sia importante dedicare del tempo ai figli in difficoltà con gli studi. Se un ragazzo comincia ad andare male a scuola, dobbiamo sederci più spesso accanto a lui quando studia, offrirci di ascoltargli la lezione, verificare che abbia svolto i compiti e sostenerlo nelle materie più difficili. Se non ci sentiamo capaci di aiutarlo, valutiamo la possibilità di un doposcuola o di lezioni private con una persona preparata, che possa fargli recuperare le lacune. E’ importante non definirlo mai come asino o incapace, ma sostenerlo con un atteggiamento di fiducia rispetto alle sue capacità di migliorarsi.

4) Dialogare con la scuola e gli insegnanti.

Il rapporto con gli insegnanti è fondamentale se vogliamo ricevere informazioni sull’andamento scolastico e se desideriamo davvero comprendere le motivazioni che hanno portato allo scarso studio. Molti genitori non supportano le insegnanti nel loro lavoro e tendono a demonizzarle quando riportano una mancanza dell’allievo. “Laddove i genitori ritengono che i compiti siano eccessivi o difficili, meglio un stabilire un confronto diretto con l’insegnante, invece di criticarne il metodo e demolire la figura del docente.” – afferma Oliverio Ferraris.

5) Dare regole chiare e coerenti.

Se abbiamo svolto tutti gli step precedenti e abbiamo assodato che nostro figlio non studia perchè è svogliato e pigro, ecco che si rendono necessari interventi decisi. Per i nostri figli le regole sono importantissime affinchè non navighino nel mare della vita senza una guida.

Valutate in modo realistico un tempo giusto per studiare (ad esempio, dalle 16.00 alle 19.00), con opportune pause per permettergli di riposare un pò. Quel tempo dovrà essere dedicato a studiare e non gli dovrà essere concesso computer, o altre distrazioni. Dovrete essere molto fermi e non cedere a provocazioni o sceneggiate di disperazione. In quel tempo vostro figlio dovrà studiare e alla fine dovrete verificare il lavoro svolto.

All’inizio del trimestre dovrete stabilire una punizione nel caso in cui i risultati in pagella non raggiungano la sufficienza (non esagerate con le aspettative). La punizione dovrà essere concordata insieme a vostro figlio, essere formulata in modo chiaro e preciso e prevedere una durata stabilita. Non vale, ad esempio, dire che se non studia lo chiuderete in casa e non uscirà mai più. E’ una punizione che non potete mantenere, poichè è impossibile che non facciate uscire mai più vostro figlio da casa. Una regola chiara con conseguente punizione può essere ad esempio la seguente: “Se non raggiungi la suffiecienza in tutte le materie, non avrai a disposizione il pc per un mese.” Altro arduo compito è quello di mantenere la punizione e non derogarla per nessuna ragione, anche se vostro figlio si dispera. Se cederete vi sarete giocati l’efficacia educativa dell’intervento. Ovviamente prevediamo anche un bel premio se i suoi risultati sono migliorati.

Ricordate che non è detto che tutti i ragazzi debbano studiare. Se non desiderano farlo, però, dovranno rendersi utili alla famiglia e mettersi a lavorare.

Siamo negli ultimi mesi dell’anno scolastico e veleggiamo verso lo sprint finale. In bocca al lupo a tutte le mamme e i papà che lottano con i propri figli per guidarli nel compito difficile della crescita!

[Mio figlio non vuole fare i compiti! – a cura di Francesca Saccà – Bravi bimbi.it]

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Psicologa clinica, specializzata in Psicoterapia d’Integrazione Strutturale presso l’istituto SIPI di Napoli.

E’ responsabile del centro “H-anto a te” di San Sebastiano al Vesuvio, per l’inserimento sociale e lavorativo di persone diversamente abili e consulente presso la residenza psichiatrica Kairòs di Casoria.

Svolge l’attività privata presso le sedi del suo studio a Pozzuoli , in Via Oberdan 37/A e a Quarto (Na) in Corso Italia 111.

Per contatti: 331.5860110
avatar Claudia scrive:

Mai pensato a soluzioni più semplici? Tipo: i bambini spesso oggi NON hanno le capacità visive necessarie per applicarsi da vicino senza eccessivo sforzo… Provate a chiedere quanta fatica fanno ora per la scuola: ne sentirete delle belle! E’ facile dire che sono svogliati… alle volte ce la mettono tutta, ma quando lo stress supera le loro capacità devono per forza…fuggire… e quindi sembrano non interessati a tutto ciò che la scuola presenta. D’altra parte i compiti scolastici sono tutti a distanza ravvicinata e se il bambino/ragazzo non ha le abilità corrispondenti (accomodazione, convergenza, motilità oculare, binocularità, per fare solo qualche esempio…) potrà solo prestare attenzione per qualche minuto, ma poi, sarà molto più facile… guardare lontano e distrarsi con qualsiasi “mosca” che voli in classe!
Poi, se vogliamo continuare a dire che le generazioni di oggi sono diverse… è vero: sin da piccolissimi i bambini vengono piazzati davanti a TV, legati, fasciati, protetti perchè non si muovano, non si sporchino, non si facciano male, non si infettino, non … etc.: NON imparano a sperimentare tante cose che invece facevano naturalmente parte dello sviluppo di noi adulti di oggi! La consapevolezza corporea, il rapporto delle nostre parti del corpo tra di loro e con la realtà esterna si deve maturare attraverso l’attività psicomotoria, e la visione si sviluppa con esse ma se questa viene a mancare si crea un mancato collegamento tra ciò che si percepisce e ciò che è la realtà e così… diventa difficile imparare a leggere!