Mio figlio non studia 1: come mai?

Quando un ragazzo comincia a dare dei cattivi risultati scolastici, per i genitori inizia il calvario: si disperano tentandole tutte, alternando le buone con le cattive, le promesse di premi con le punizioni più crudeli, le urla con le carezze. Psicozoo riserva due puntate a questo complesso problema. In quella di oggi, vediamo insieme i principali fattori che possono comportare un calo del rendimento scolastico.

Molti ragazzi, soprattutto nel passaggio all’adolescenza, cominciano ad impegnarsi di meno nello studio, portando a casa risultati negativi, disinteressandosi dei doveri scolastici, o ancora manifestando un comportamento indisponente e di sfida verso genitori e docenti. I genitori soffrono molto questo cambiamento in cui i figli, da devoti e affettuosi diventano arroganti e apparentemente svogliati e apatici. Del resto si tratta di un passaggio evolutivo quasi obbligato: dalla dipendenza dell’infanzia i ragazzi devono andare verso l’autonomia, superando la paura di affrontare il mondo da soli e lottando per farsi accettare dai propri coetanei. Per operare questa transizione, molti di loro passano dall’idealizzazione alla demonizzazione dei genitori e dell’autorità in generale, per essere in grado, una volta cresciuti, di entrare nel mondo degli adulti.

Perchè i voti di mio figlio si abbassano?

Se vostro figlio ha un’intelligenza normale e comincia a manifestare problemi nel rendimento scolastico, prima di etichettarlo come lavativo e menefreghista, chiedetevi quali possono essere le sue reali difficoltà. Vediamo insieme le più frequenti.

1) La paura di non essere capaci

L’apprendimento è una sfida difficile per i nostri ragazzi, perchè li mette a confronto con le proprio capacità generando spesso incertezza, paura di deludere i genitori o gli insegnanti, di essere giudicati e confrontati agli altri. Ogni individuo ha un’immagine di sè che si è costruito attraverso le esperienze, sviluppando più o meno fiducia nelle proprie capacità. Per queste ragioni, di fronte alle difficoltà dello studio, un bambino potrà percepirsi come più capace di affrontarle, mentre un altro potrà sentirsi sopraffatto dalla frustrazione. Questo dipende sia dalla struttura di personalità del bambino che dall’immagine di sè che ha interiorizzato rispecchiandosi nella visione che i genitori hanno di lui. Un genitore svalutante, che sottolinea ogni mancanza o lo confronta continuamente con altri bambini più bravi, lo farà sentire poco degno di stima e incapace. Lo stesso vale quando i genitori hanno aspettative molto alte sui figli, per cui il timore di deludere le attese può interferire con la capacità di concetrarsi nello studio.

2) Il rapporto con la scuola e gli insegnanti

Il mondo esterno è un altro importante specchio in cui un ragazzo può individuarsi come persona capace o al contrario sentirsi svalutato e inadeguato. Poichè tutto avviene sempre in una relazione, imparare non può essere slegato da chi trasmette la conocenza. Il rapporto con gli insegnanti, infatti, condiziona fortemente l’apprendimento. Il bambino percepisce l’idea che l’insegnante ha di lui e spesso tende ad adeguarsi alle aspettive, migliorandosi se si sente apprezzato o svalutandosi e manifestando rabbia se l’adulto  ha un giudizio negativo nei suoi confronti. E’ noto a proposito un classico esperimento di Rosenthal degli anni ‘60, sul cosiddetto “effetto Pigmalione”, in cui si dimostrava un miglioramento nel rendimento di quegli alunni che, pur scelti a caso, venivano presentati agli insegnanti come i più intelligenti della classe.

3) L’incapacità di stare nelle regole e di essere responsabili

Studiare richiede una certa capacità di concentrarsi e di mantenere gli impegni, di prendersi delle responsabilità, di rispettare le regole dei compiti evolutivi tipici di ciascuna età. Se i genitori non riescono a dare al bambino regole chiare e condivise, se si sostituiscono a lui ogni volta che ha una difficoltà (ad esempio, se fanno i compiti al posto suo, o se non gli impongono di riordinare la propria stanza dopo aver giocato), difficilmente sarà in grado di portare avanti un compito faticoso come lo studio. Le regole, al contrario di quanto si possa pensare, sono una necessità per ogni bambino e i genitori devono essere in grado di dargliele e di mantenersi coerenti nel farle rispettare.

4) La sofferenza psichica

Alcuni ragazzi non riescono a studiare perchè soffrono molto, vivendo un forte disagio che può derivare loro da una vita difficile. Un ragazzo che soffre a causa di forti conflitti familiari, maltrattamenti, abusi sessuali, separazioni, malattie, lutti, abbandono, non può apprendere perché non ha la serenità per farlo. In questi casi non sono utili punizioni o lezioni di recupero, è necessario che il ragazzo sia aiutato a gestire la soffrenza, magari da un esperto in materia. Se seguito dal punto di vista psicologico, gradualmente anche i risultati scolastici potranno migliorare.

Nell’articolo di domani, qualche consiglio utile su come superare questo difficile problema e sostenere i propri figli nello studio.

[Mio figlio non vuole fare i compiti! - a cura di Francesca Saccà - Bravi bimbi.it]

[PERCHE´ MIO FIGLIO NON STUDIA O VA MALE A SCUOLA? - Synergia Centro Trauma]

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