Suicidio assistito: crimine o carita’?

Ha fatto scalpore nel Regno Unito la pubblicazione delle linee guida per aiutare un caro gravemente ammalato a mettere fine alla propria vita. In Inghilterra, come in Italia, il suicidio assistito non è legale, ma il Pubblico Ministero Keir Starmer, ha approntato un vademecum per ridurre al minimo i rischi legali. Ed è polemica.

I consigli di Starmer si fondano sul semplice principio che i magistrati valutano ogni caso in modo individuale, seguendo soprattutto un principio di fondo: se il sospetto assistente al suicidio agisce completamente in buona fede per compassione, o se ha altre motivazioni oscure che lo spingono a cmpiere l’atto. “La polizia è molto più focalizzata sulla motivazione del sospetto che sulle caratteristiche della vittima.”-  afferma- “Questo non significa aprire le porte all’eutanasia. Nei casi in cui c’è sufficiente evidenza per giustificare un procedimento legale, siamo chiamati a decidere se perseguire il reato è nel pubblico interesse.”

Debby Purdy e suo marito

La Camera dei Lords ha chiesto a Starmer di chiarire le sue linee guida sul suicidio assistito, approntate nella sua azione a favore di Debbie Purdy, malata di sclerosi multipla, che vorrebbe che suo marito sia in grado di aiutarla a mettere fine alla sua vita quando lei lo deciderà, senza trovarsi in guai legali. La Purdy ha affermato che le nuove linee guida potranno aiutarla quando sarà il momento e ha caldeggiato l’emissione di una nuova legge che consenta e regolamenti il suicidio assistito, sostituendo la legge attuale che è stata scritta più di 50 anni fa.

“E’ importante differenziare chiaramente gli intenti malevoli dal supporto compassionevole” – ha detto la donna al Pubblico Ministero - “Ma credo che abbiamo bisogno di una nuova legge perchè l’interpretazione e la modifica del “suicide act” del 1961 non è sufficiente.” I tribunali, secondo la donna, dovrebbero studiare i singoli casi prima che una persona metta fine alla propria vita, affinchè i familiari o gli amici possano avere la certezza di essere nella legalità prima di compiere qualsiasi azione per accompagnare il suicidio.

La posizione di Starmer e della Purdy è sostenuta da Terry Pratchett, una nota scrittrice inglese di 61 anni che si trova in una fase precoce del morbo di Alzheimer. “Mi piacerebbe che la morte sia considerata una procedura medica, ovviamente in casi accuratamente scelti e vagliati.” - ha spiegato la Pratchett, che spera di poter interrompere legalmente la propria vita prima che il disturbo le porti via la capacità di scegliere.

Starmer ha sottolineato che la sua intenzione non è quella di decriminalizzare il suicidio asistito o di modificare la legge sull’omicidio compassionevole, che ha destato grande interesse nei media, soprattutto dopo che un noto personaggio televisivo alla BBC ha confessato di aver ucciso il partner, gravmente malato di AIDS. Ha solo sottolineato che va fatta una differenza rispetto ad un omicidio compiuto senza compassione.

Altri criteri per decidere di non avviare un procediamento penale, secondo lui, dovrebbero riguardare anche l’aspetto della volontà: se la vittima ha preso una decisione volontaria e cosciente di mettere fine alla propria vita, se il sospetto ha denunciato il suicidio alla polizia e ha ammesso il suo ruolo e se il sospetto ha tentato in ogni modo di convincere la vittima a non togliersi la vita. Altre attenuanti dovrebbero essere ammesse anche nel caso in cui il sospetto ha contribuito solo in minima parte al suicidio e se era riluttante, ma lo ha fatto dopo molta insistenza da parte della vittima.

Starmer ha anche elencato 16 fattori che potrebbero far propendere più per un’azione criminale che per un gesto di pietà: ad esempio se la vittima aveva meno di 18 anni, se non aveva la capacità di prendere una decisione consapevole,  se gli è stata fatta pressione sulla possibilità di togliersi la vita, se il sospetto ha fatto violenza alla vittima o se quest’ultima non aveva richiesto il suo aiuto nel suicidio.

Richard Hawkes, presidente di Scope, un’associazione benefica che lavora con i disabili, ha affermato che le nuove linee guida minacciano i membri più vulnerabili della società. “Non possiamo accettare nessun indebolimento della legge sul suicidio assistito” – ha affermato Hawkes - “Molte persone con disabilità sono spaventate dalle conseguenze che queste nuove linee guida potrebbero avere e a giusta ragione. C’è il reale pericolo che questi cambiamenti porteranno come esito una pressione verso i disabili a togliersi la vita”.

Anche in questo caso, il confine tra giusto e sbagliato è una linea sottile, che spacca in due le nostre coscienze.

[UK publishes new rules for assisted suicide - Yahoo.com]

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