E’ di moda in questo periodo parlare di trans, d’identità di genere e dei legami che si possono creare tra rispettabili padri di famiglia con incarichi pubblici e le persone che sentono la necessità di trasformare il proprio genere biologico in quello opposto. Cos’è il transessualismo? Una malattia? Una deviazione sessuale? Una scelta? L’Organizzazione Mondiale della Sanità la annovera tra i disturbi psichiatrici, in Francia invece, parte il primo decreto che definisce questa forma di identità sessuale come “normale”.
Il parere della comunità scientifica
Se dal 1990 l’omosessualità non è più considerata una malattia psichiatrica dalle fonti accademiche, il transessualismo compare ancora oggi nei due principali manuali diagnostici internazionali di psichiatria, il DSM IV dell’American Psychiatric Association e l’ICD III (International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems).
L’orientamento transessuale, in particolare, è annoverato tra i disturbi dell’identità di genere e viene definito come una condizione in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico o comunque a quello assegnato anagraficamente alla nascita. Esso non coincide con l’orientamento sessuale: una transessuale da maschio a femmina può essere eterosessuale o lesbica, così come un transessuale da femmina a maschio può essere eterosessuale o gay. In poche parole, essere transessuali non significa necessariamente essere omosessuali, ma solo non sentirsi adatti al proprio corpo e desiderare di averne uno dell’altro sesso o di operare nella società secondo i canoni del sesso opposto al proprio.
Secondo il DSM-IV, i criteri diagnostici per identificare il disturbo dell’identità di genere sono i seguenti:
1. Il soggetto si identifica in maniera intensa e persistente con individui di sesso opposto (a quello anagrafico)
2. Questa identificazione non deve essere semplicemente un desiderio di qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’appartenenza al sesso opposto (a quello anagrafico).
3. Deve esserci l’evidenza di una condizione di malessere persistente o di estraneità riguardo al proprio sesso anagrafico.
4. L’individuo non deve presentare una condizione di intersessualità (es. sindrome di insensibilità agli androgeni o iperplasia surrenale congenita)
5. Deve esserci un disagio clinicamente significativo o compromissione in ambito sociale, lavorativo e nelle relazioni interpersonali.
Estratto dal DSM IV (tradotto dall’associazione Arcitrans)
Molti individui con Disturbo di Identità Sessuale diventano socialmente isolati. L’isolamento e l’ostracismo contribuiscono ad una scarsa autostima e ciò può portare all’avversione per la scuola o, addirittura, ad uscire da essa. L’ostracismo ed il tormento dei coetanei sono particolarmente comuni. I ragazzi con tale disturbo spesso mostrano marcati manierismi femminili. Il disturbo può essere così pervasivo che la vita mentale di alcuni individui si risolve solo attorno a quelle attività che alleggeriscono il disagio ad esso legato. Questi sono spesso preoccupati dell’apparenza, specialmente negli stadi iniziali della transizione a vivere nel ruolo del sesso opposto. Anche le relazioni con uno o entrambi i genitori possono essere seriamente danneggiate. Alcuni maschi con tale disturbo ricorrono all’autotrattamento con ormoni, raramente possono effettuare la propria castrazione o penectomia. Specie nei centri urbani alcuni maschi con tale disturbo possono avviarsi alla prostituzione, che li pone ad alto rischio per l’infezione da virus da immunodeficienza acquisita (HIV). I ragazzi con tale disturbo possono manifestare coesistenti Disturbo di Ansietà da Separazione, Disturbo di Ansietà Generalizzata e sintomi di depressione. Gli adolescenti sono particolarmente a rischio di depressione, ideazione e/o tentativo di suicidio. Negli adulti possono essere presenti i sintomi di ansietà e depressione. Alcuni adulti maschi hanno storia di Travestitismo Feticistico. I Disturbi associati di personalità sono più comuni tra i maschi che tra le femmine.
Le femmine con Disturbo dell’Identità Sessuale generalmente sperimentano un minore ostracismo causato da interesse transessuale e possono soffrire meno per il rifiuto dei coetanei, almeno sino all’adolescenza. In campioni clinici di bambini, ci sono all’incirca cinque ragazzi per ogni ragazza interessata da tale disturbo. Negli adulti i maschi superano le femmine di due o tre volte.
La svolta francese
Il Ministero della Sanità di Parigi mercoledì scorso ha preso una decisione, pubblicando un decreto che sancisce l’uscita della transessualità dalla lista delle patologie psichiatriche. In questo modo la Francia diventa la prima Nazione al mondo ad effettuare questa operazione. La decisione era stata annuniciata il 16 maggio scorso dal ministro Roselyne Bachelot, alla vigilia della giornata mondiale della lotta all’omofobia e alla transfobia. In quella stessa data diverse personalità del mondo scientifico e politico avevano appoggiato questa scelta, suggerendo all’Organizzazione Mondiale della Sanità di ufficializzare questa posizione nel mondo scientifico.
Gli interrogativi sulla questione rimangono ancora aperti. In fondo aldilà della posizione etica e politica le domande scientifiche sulla natura del transessualismo sono ben lontante da ottenere delle risposte oggettive.
[Transessualità: In Francia. Non è più considerata una malattia - Corriere.it]
[DSM IV - Manuale per la classificazione dei disturbi psichiatrici - Estratto dal "Diagnostic and Statistical Manual - 4th Edition" Pubblicato dalla American Psychiatric Association - traduzione a cura dell'associazione Arcitrans]
[Wikipedia - Disturbo dell'identità di genere]




















