Depressione: fa piu’ paura del cancro

Ebbene sì, la condizione clinica definita come depressione, in tutte le molteplici forme che può assumere, sembra davvero il male del nuovo millennio. Soprattutto per le donne che la ritengono più devastante e incurabile del cancro al seno.


Un’indagine Onda (Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna), condotta a mezzo intervista telefonica su 1016 donne italiane con un età compresa tra i 30 e i 70 anni, ci ha rivelato come vivono e cosa pensano le donne del temibile male oscuro. Sembra che addirittura sei donne su 10 ne soffrano e tra queste, cinque su dieci temono che la depressione sia più incurabile di un tumore al seno.

Sarei un pò cauta rispetto numero di donne che secondo la ricerca soffrono di depressione, anche perchè ne esistono molte forme ed essendo una sindrome composta da diversi sintomi, può essere attribuita alle più svariate strutture di personalità. Quello che più colpisce è invece il dato sulla sfiducia delle donne e delle persone in generale, rispetto alle possibilità di cura di questa patologia. Se si va nello specifico delle terapie (farmacoterapia, psicoterapia, ecc.), infatti, la quota di “sfiduciate” sale al 78% tra le giovani dai 30 ai 39 anni fino all’80,1% delle donne tra i 40 e 49 anni. Dopo questa età la percentuale si abbassa restando pur sempre alta: circa 70%.

“La depressione è una malattia subdola” – spiega Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da – “che si insinua nella vita delle donne alienandola. Le donne ne sono consapevoli e sono abbastanza informate su manifestazioni e campanelli di allarme. Ma la temono, più del tumore al seno, come emerge dai dati raccolti da un’indagine Onda, perché non hanno fiducia nelle cure attuali. È in questo ambito che si deve lavorare migliorando l’efficacia delle terapie e riducendo gli effetti collaterali dei farmaci. Soprattutto spiegando che le cure farmacologiche sono utili se affiancate al medico di medicina generale e al sostegno della famiglia”.

Un dato interessante che emerge dall’indagine è la maggiore fiducia da parte delle donne verso la psicoterapia rispetto alla farmacoterapia. Mi sembra un dato abbastanza intuibile, anche considerando che il 90% dei miei pazienti sono donne. Le donne non hanno fiducia nei farmaci e ritengono quelli in commercio poco affidabili, in quanto danno effetti limitati nel tempo, non rimuovendo le cause reali della depressione. L’uso di farmaci convenzionali (complessivamente efficaci per il 60%, ma molto efficaci solo per il 15,9%) viene considerato come una soluzione soltanto dopo aver affrontato una terapia psicologica e gruppi di mutuo-aiuto, considerate le pratiche più efficaci rispettivamente nell’83,1% (nel 36% molto efficaci) e 75,2% (nel 27% circa molto efficaci) dei casi.

Il punto di riferimento, quando compaiono i primi sintomi, rimane il medico di famiglia (29% delle donne) seguito dai familiari (23%), dallo psicologo (15%) e dallo psichiatra (13%).

La sfiducia nella farmacoterapia è dovuta soprattutto al gran numero di ricadute e insuccessi, spesso legati a cattive diagnosi e trattamenti inadeguati prescritti dal medico. Inoltre spesso i farmaci prescritti non vengono adeguati dai medici ai cambiamenti legati all’età, agli eventi di vita, o ai cicli ormonali della donna. Insomma, una farmacoterapia poco attenta, che si accanisce sul sintomo e non sul problema di fondo, incapace di cambiare e di migliorarsi insieme al paziente, spesso fine a se stessa e non sostenuta dall’adeguato supporto psicologico.

Come abbattere questa sfiducia? Con una collaborazione costante del medico di famiglia, dello psichiatra, dello psicologo e dei familiari dei pazienti. Nei casi più gravi, ciascuno di questi trattamenti da solo è inutile e sterile ed è poco serio lo psichiatra che non vi spinge verso una psicoterapia, così come lo psicologo che di fronte al rischio suicidario del paziente non lo indirizza verso una farmacoterapia.

[La depressione fa più paura del tumore. Sfiducia nei farmaci e nella guarigione - Repubblica.it]

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