Perche’ cadiamo nelle truffe?

Assitiamo spesso in tv alle truffe subite da persone anziane e non, e riceviamo ogni giorno decine di mail ingannevoli volte a estorcere denaro a chi se lo guadagna onestamente. Uno studio ingelese ha verificato che ogni anno circa 3,2 milioni di persone vengono truffate con un guadagno di 3,5 miliardi di sterline. Come riescono a convincerci i truffatori?


Un truffatore capace, di solito possiede un buon intuito ed è un discreto psicologo del senso comune. I manigoldi fanno leva sulle fragilità della gente, comprendendone i punti deboli. Per quanto siano dei delinquenti, la loro figura ci affascina, tanto che Hollywood ha tratto dalle loro storie film di successo come “Prova a prendermi” e la trilogia di “Ocean’s eleven”. Ovviamente, nella vita di tutti i giorni i truffatori non ci sono così simpatici come nel mondo dorato del cinema.

Frank Stajano, esperto di sicurezza dell’Università di Cambridge, in collaborazione con Paul Wilson, artista della truffa e autore di un programma sul tema della BBC, ha identificato i 7 maggiori principi psicologici usati dai truffatori per rubare denaro alla gente1 .

Vediamoli insieme.

1. La distrazione. L’attenzione è come un riflettore, che quando punta in una direzione, lascia nell’ombra tutto il resto. Le persone non si rendono conto di quale selezione faccia il nostro cervello rispetto alle informazioni che vengono dall’esterno e di quanto siano pochi gli elementi che realmente processiamo. Per questa ragione, i truffatori usano delle forme di distrazione.

Ne è un classico esempio il gioco delle tre carte (che a Napoli conosciamo bene) , in cui bisogna trovare una carta tra 3 dopo che il mazziere le ha mischiate. Di solito intorno al truffatore c’è una piccola folla, che l’ignaro avventore crede essere un gruppo di giocatori come lui, quando in realtà sono attori che partecipano alla truffa. Il giocatore è distratto dalla strada, dalla folla e dall’eccitazione che i suoi finti compagni di gioco dimostrano e non si rende conto che non c’è modo di vincere.

2. L’accettazione sociale. Molti sono gli studi su questo fenomeno, tra cui il più classico è quello di Stanley Milgram, che dimostra quanto siamo propensi a fare qualsiasi cosa quando a spingerci è una figura autoritarevole. I truffatori lo sanno e stimolano la nostra defenza verso l’autorità.

Le persone danno carte di credito a chi credono camerieri, danno le chiavi della macchina a chi considerano parcheggiatori e fanno entrare in casa chi credono appartenere alla polizia o un tecnico della lavatrice. Uno dei migliori esempi è dato da quelle mail che fingono di provenire da una banca chiedendo i dati del proprio account. Non sapete quante persone ci caschino.

3. Il principio del branco. Le persone sono di natura propense alla socialità e hanno bisogno di stare in gruppo, anche quelle più schive. Uno studio classico sul conformismo, condotto da Solomon Asch nel 1950, mostrava come le persone siano pronte a negare quello che per loro è evidente per ritrovarsi nel pensiero degli altri.

Sempre nel gioco delle 3 carte, il capannello di gente intorno al mazziere costituisce il branco che indica il comportamento da seguire. Anche su internet, metodi che si basano su questo principio sono molto usati, soprattutto facendo credere alle persone che un personaggio o un’idea sia sostenuta da molti, quando in realtà si tratta di un singolo. Ad esempio, l’“astroturfing” consiste nel creare identità multiple per ingrassare le file dei supporters di un politico.

4. La disonestà. I truffatori sanno che le persone hanno paura di essere coinvolte nelle stesse truffe che hanno subito. Alcune truffe ad esempio consistono nel coinvolgere nella vendita di oggetti usati a scopo illegale.

Per esempio, una truffa riportata da Stajano e Wilson, consiste nel vendere alle persone “banconote cancellate”, che in realtà sono solo pezzi di carta dipinti con lo spray e poi dire ai malcapitati che sono in possesso di un accessorio che pulisce le banconote e le rende nuovamente usabili. Quando le persone si accorgono che si tratta di una truffa, sono reticenti a denunciarla per paura di essere accusati di illecito.

5. L’inganno. Le persone si ritrovano truffate anche quando pensano di essere state attente. I truffatori traggono vantaggio dal fatto che la maggior parte delle persone assecondi le proprie aspettative rispetto a quello che succederà in una data situazione. Se il comportamento del truffatore è adatto alla situazione, le persone si fideranno di lui.

Un classico esempio, è quello del furgoncino dei trasporti, in cui i truffatori rubano i beni consegnati ad un magazzino. La truffa consiste in questo: i delinquenti appendono alla saracinesca del magazzino un cartello con scritto che la porta è rotta e che il fattorino che consegna le merci deve chiamare ad un numero di telefono prima di scaricare i beni trasportati. Il truffatore, nascondendosi lì vicino, risponde al telefono e si fa consegnare tutte le merci, spesso facendosi anche aiutare dal fattorino a caricarle sul proprio furgone.

6. Bisogno e ingordigia. Una volta saputo cosa una persona desidera, anche se non esiste, il truffatore è in grado di manipolarla. Può giocare sulla disperazione: quanto più una persona è disperata, tanto più è manipolabile. VannaMarchi docet.

Una classica truffa. Una truffatrice entra in un bar e mostra al barista (la vittima) un vistoso anello dicendogli che costa una cifra enorme (in realtà è un falso). La donna va via e lascia il posto ad un complice che entra nel bar. Dopo poco la truffatrice telefona al bar disperata dicendo di aver perso l’anello. Il complice afferma di averlo trovato e chiede se c’è una ricompensa. Il cameriere spesso, pensando di essere furbo, immagina di poterne trarre un profitto così, saputa la somma della ricompensa, dichiara al complice truffatore una cifra più bassa. Il malcapitato cameriere che crede di essere furbo, si fa consegnare l’anello e dà all’avventore la cifra, aspettando che la donna torni per consegnarle l’anello e prendere i soldi in più. Ovviamente, i due truffatori non si fanno più vedere. Questa truffa, come avrete notato si basa sull’ingordigia del cameriere, altrimenti non funziona.

7. La pressione del tempo. Quando c’è poco tempo e una certa pressione nel prendere delle decisioni, le persone usano piccole scorciatoie e reazioni emozionali per rispondere alle situazioni. I truffatori utilizzano la pressione del tempo per spingere le persone a decidere senza pensare.

Il profilo della vittima facile

Se pensate chesia assurdo cadere in queste truffe e che a voi non capiterà, fareste bene a ricredervi.  Il 5% della popolazione, secondo uno studio inglese del 2009, è vittima di un truffatore ogni anno. E non rivede più i suoi soldi. Dal profilo delle persone truffate sono state tratte queste conclusioni:

- Le vittime delle truffe ammettono che si erano rese conto della possibilità di una truffa, ma erano pronte a rischiare perchè credevano di avere tutto sotto controllo.

- Le vittime spesso evitavano di discutere della frode con altre persone, come se sapessero che gli altri avrebbero dato conferma alle loro paure.

- Tra il 10 e il 20% delle vittime aveva subito già almeno una truffa, prima di essere di nuovo imbrogliata.

- Le vittime non sono solitamente persone indecise o con scarse responsabilità, anzi spesso sono professionisti o uomini d’affari.

L’unico consiglio da dare per evitare di essere imbrogliati? Tenete gli occhi aperti e ricordate che se qualcosa vi sembra troppo bella per essere vera, probabilmente lo è.

[The 7 Psychological Principles of Scams: Protect Yourself by Learning the Techniques - Psyblog]

  1. Stajano & Wilson, 2009; PDF, 308K []

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