Dopo l’istituzione della legge 40 del 2004 e il relativo referendum, non ci aspettavamo più di ascoltare notizie del genere, insomma, con amarezza, ci avevamo messo una pietra sopra. E invece è arrivata la sentenza di un saggio (almeno per me) giudice, che in barba alla legge ha autorizzato per la prima volta in Italia, la diagnosi genetica preimpianto a una coppia fertile. Vediamo insieme il perchè.
La sentenza è stata emessa dal giudice Antonio Scarpa del Tribunale di Salerno, il quale, viste le tribolazioni a cui unaa coppia era stata sottoposta dalla vita, ha pensato di andare aldilà del consentito dall’opinione pubblica.
Quali tribolazioni? I genitori in questione sono portatori sani di una gravissima malattia ereditaria, l’Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1(SMA1). Questa malattia causa la paralisi e atrofia di tutta la muscolatura scheletrica e costituisce la più comune causa genetica di morte dei bambini nel primo anno di vita, con un decesso per asfissia. E’ molto difficile che un bambino con questa malattia superi i 12 mesi di vita, anzi spesso nasce già morto. E’ quello che è successo a questa coppia per ben 4 volte: nel 2003 la coppia aveva perso una bimba di 7 mesi per l’atrofia, nel 2005 hanno avuto un bambino sano e poi ben 3 aborti. “Ho avuto 5 gravidanze, un figlio solo e 4 lutti” – ha dichiarato la donna.
A quel punto, provati dal dolore hanno chiesto al ginecologo Domenico Danza, di Salerno, di accedere alla procreazione medicalmente assistita e di poter effettuare la diagnosi preimpianto con tecniche combinate di citogenetica e di genetica molecolare per avere un figlio che potesse vivere. Il medico ha dovuto però negare loro il consenso perchè la legge 40 non prevede queste pratiche per due genitori fertili. La coppia ha deciso così di rivolgersi al giudice che non si è sentito di negare loro il suo consenso. “Il diritto a procreare” - ha scritto il giudice – “e lo stesso diritto alla salute dei soggetti coinvolti, verrebbero irrimediabilmente lesi da una interpretazione delle norme in esame che impedissero il ricorso alle tecniche di pma (procreazione medicalmente assistita) da parte di coppie, pur non infertili o sterili, che però rischiano concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie, a causa di patologie geneticamente trasmissibili; solo la pma, attraverso la diagnosi preimpianto, e quindi l’impianto solo degli embrioni sani, mediante una lettura “costituzionalmente” orientata dell’art. 13 L.cit., consentono di scongiurare tale simile rischio”.
Ovviamente le polemiche non sono mancate, contestando la violazione di una legge e soprattutto sostenendo che la sentenza nega il diritto di vita agli embrioni e ai disabili. Io che lavoro da anni con la disabilità, non mi sento di dire che 3 aborti e la morte di una bambina entro un anno significano dare diritto di vita ad una persona disabile. Piuttosto, mi sembra di attribuire ad un neonato il dovere di soffrire e morire prima che possa accorgersi della vita. Ma questa è solo la mia opinione.
[Procreazione: primo sì a coppia fertile per test preimpianto. - Corriere.it]




















