“Sarà capitato anche a voi, di avere una musica in testa…” recita una celebre canzone italiana. Stiamo parlando di quelle melodie che si impadroniscono della nostra mente per alcuni minuti o ore, intrudendo continuamente nei nostri pensieri. Qual è la loro natura?
In letteratura si chiamano “earworms” (letteralmente “bachi delle orecchie”), quelle canzoni che prendono posto nella nostra mente e si ripetono all’infinito per molto tempo. Si tratta di un fenomeno che tutti noi abbiamo sperimentato, ma nonostante questo è poca la ricerca che le riguarda. Tra i casi isolati di uomini di scienza che ne hanno parlato, annoveriamo il celebre neurologo Oliver Sacks, che aveva descritto alcune forme di epilessia con queste caratteristiche1 e il Professor James Kellaris dell’Università di Cincinnati, il quale gestisce un sito web sul fenomeno. Esiste anche una mostra online di earworms presso l’Exploratorium di San Francisco.
La ricerca
Vista la frequenza del fenomeno e la scarsità degli studi in merito, due Psicologi inglesi, Philip Beaman e Tim Williams, hanno deciso di implementare una ricerca per ottenere dati empirici sugli earworms. Nel loro studio, i ricercatori hanno intervistato più di 100 persone tra passeggeri di un treno, studenti e visitatori di un parco pubblico, rispetto alle loro esperienze in merito. A 12 partecipanti, gli studiosi hanno chiesto di tenere un diario per 4 settimane sul verificarsi del fenomeno.
Contrariamente alle aspettative, Beaman e Williams hanno rilevato che gli earworms non sembrano essere più comuni negli esperti di musica, ma sono le persone che considerano la musica come un aspetto importante della loro vita, indipendentemente dalla loro competenza, ad avere spesso una canzone piantata in testa.
Precedenti dissertazioni sul tema, tendevano a considerare gli earworms come un’esperienza spiacevole, paragonandoli ai pensieri intrusivi tipici di un disturbo ossessivo-compulsivo. La ricerca non conferma questo dato, in quanto solo in pochi casi (il 33%) i partecipanti descrivevano questa esperienza in modo negativo. A differenza dei pensieri ossessivi inoltre, lo studio ha rilevato che raramente nello stesso giorno compare più di un earworm e molti sono già scomparsi il giorno seguente. In un solo aspetto sono simili ai pensieri intrusivi: nelle modalità che le persone mettono in atto per tentare di eliminarli. Proprio come per le ossessioni, i partecipanti allo studio hanno riportanto che la maggior parte delle strategie, come ad esempio tentare di pensare ad un’altra canzone, finiscono per peggiorare la situazione.
I ricercatori hanno anche studiato la durata di questo fenomeno: circa 27 minuti quanto rilevato dai diari, diverse ore l’esito del sondaggio.
Esistono canzoni che si predispongono maggiormente a diventare earworms? I ricercatori hanno trovato scarse evidenze a riguardo. I diversi partecipanti hanno riportato canzoni diverse e ciascuno di loro tendeva a segnalare un range di varie melodie. In ogni caso, un possibile fattore scatenante del fenomeno sembra essere l’esposizione ad un motivo che abbia le caratteristiche della semplicità e della ripetitività.
Sarebbe interessante indagare sul significato simbolico delle canzoni che diventano per il singolo individuo un tormentone mentale, o valutare se si tratta solo di rumori di fondo che la nostra mente utilizza per non sentire qualche emozione o sensazione angosciante.
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[ResearchBlogging.orgBeaman CP, & Williams TI (2009). Earworms ('stuck song syndrome'): Towards a natural history of intrusive thoughts. British journal of psychology (London, England : 1953) PMID: 19948084
A natural history of the Earworm - the song that won't get out of your head]
- in “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” [↩]























6 Commenti
Gentile dottoressa Imperatore io sono mesi che mi sveglio ogni mattina già con una musica in testa,e nell’arco della giornata,quando non faccio nulla di particolare e magari vorrei il silenzio assoluto per rilassarmi,altre canzoni si insidiano come un tarlo e non mi lasciano in pace.io sono una persona ansiosa,ho sofferto di dap per diversi anni,ma per fortuna ne sono uscita.Ora questa cosa mi dispturba parecchio, a volte credo di diventare pazza,il mio medico di famiglia mi ha detto di non dargli retta che capita anche a lui,il neurologo vorrebbe prendessi un antipsicotico….ma non esiste proprio!!!!!!Secondo me hanno più un’origine psicologica,lei cosa ne pensa?
Cara Paola, se il neurologo ha accertato che non si tratta di un fenomeno di natura epilettica, è possibile che abbia qualcosa a che vedere con la psiche. Il tuo neurologo può averti consigliato di prendere un antipsicotico perchè può averla considerata una sorta di allucinazione uditiva.
In ogni caso, potrebbe anche trattarsi di un sintomo ossessivo, una sorta di rumore di fondo che ti serve ad impedirti di pensare, una difesa della tua mente per non dare ascolto a pensieri che ti angosciano.
Il mio consiglio è di non chiedere troppi pareri diversi, altrimenti ti confondono le idee: scegli uno specialista di cui ti fidi e prova a seguire le sue indicazioni. Del resto, se questo fenomeno ti crea sofferenza, è opportuno che tu ti faccia aiutare a superarlo.
Un caro saluto.
Carissima dottoressa il vero problema è che io non mi fido più di psichiatri e neurologi,loro fanno in fretta ad imbottirti di medicinali ma se sono uscita dai dap è solo grazie alla terapia cognitivo-comportamentale e non all’efexor che mi ha dato un sacco di problemi per non parlare di quando l’ho sospeso…alla faccia che non danno dipendenza,solo io e mio marito sappiamo quello che ho passato quando l’ho sospeso,ho capito cosa prova un tossicodipendente in crisi d’astinenza,e la cosa è durata quasi 2 mesi(premetto che la sospensione è stata fatta scalando gradatamente come da manuale).Ora sono ancora in terapia dalla psicologa e anche lei sostiene che quella musica è un modo per non avere pensieri negativi,una forma di protezione che ha attuato il mio cervello.Se fossero allucinazioni dovrei averle anche quando sono impegnata a fare qualcosa,invece se leggo,lavoro o sono distratta da qualsiasi cosa non sento i bachi musicali,me li dimentico,è solo quando cerco di rilassarmi che la mia mente non riesce a svuotarsi e invece di riempirsi di pensieri si riempie di musica….ah ecco e poi la sento quando sono in situazioni che non mi piacciono,o con qualcuno che mi parla di cose che proprio non mi interessano.Non dico che non prenderò mai un antipsicotico,se proprio sarà l’ultima spiaggia lo farò,anche se per me sarà una sconfitta enorme,anche perchè vorrà dire accettare una malattia seria che proprio non voglio accettare,sarò assurda,ma preferisco una malattia fisica ad una mentale,mi fa paura e non riesco ad accettare che nella mia vita ci sia una cosa del genere…questo è il mio più grande limite.Grazie per l’ascolto
Non so se presenti affinità con questo disturbo, ma penso all’attività di canticchiare e tamburellare cui indulgono molti (io compreso) e questo accade in momenti neutri, di noia per esempio. Non so se etichettarlo come espediente per ricstabilire l’attenzione, mediato dalla sincronizzazione (il cui esito principale è un ritmo ), certo è che presenta una caratteristica di sfuggevolezza alla volontà che è tipica di un meccanismo stereotipizzato.
Mi chiedo se la saturazione possa considerarsi un metodo per riprendere il controllo. Volere cioè cantare la canzone fino a “farla esaurire” naturalmente.
salve,anchio soffro di ansia attacchi di panico,,,,e da 15 anni,e ho sempre delle paure,ne finisce una e ne inizia un`altra……..ho paura di viaggiare e non so perche`,e mi logora molto…..ho paura dei morti e mi logora molto da impazzire,,,,,non so`come superare ste paure…grazie
Salve,
qualunque sia la forma in cui si esprimono, le paure si superano ascoltandole, cercando di capire da dove vengono, trovando dentro di noi il loro significato soggettivo. Ad esempio, per qualcuno la paura di viaggiare rappresenta il timore di separarsi dalle persone care, o potrebbe essere la difficoltà a lasciare certezze e punti di riferimento, così come quella dei morti può essere paura della vita, o il desiderio di allontanare da noi la tristezza per la perdita di qualcuno. Non c’è un significato assoluto, ogni sintomo ha valore e significato per chi lo vive.
Per stare meglio bisogna dunque guardare dentro di sè per capire cosa ci angoscia e se non ci riusciamo da soli, può essere opportuno farsi aiutare.