Come non farsi manipolare

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Lo sviluppo di confini definiti è una delle missioni più impegnative nella crescita personale e richiede impegno e attenzioni costanti. I confini ci fanno percepire in modo preciso la nostra unicità e individualità e ai genitori, prima di altri “maestri”, spetta stimolare l’espressione individuale con l’apprezzamento e l’incoraggiamento. Tuttavia, durante la nostra educazione veniamo messi di fronte al fatto che esistono altre persone verso le quali non possiamo comportarci in modo cieco, come se non ci fossero, ma dobbiamo imparare ad agire e interagire con responsabilità verso di loro.

Così ai confini che delineano la nostra personalità in crescita si affiancano “zone franche” attraverso le quali passano le richieste e le aspettative degli altri.
È normale e piuttosto frequente che queste richieste e aspettative rischino di violare i nostri confini: il più delle volte ciò accade senza malignità da parte degli altri e in una maniera che non produce danni alla nostra stabilità. Ma in certi casi il sentimento di importanza di sé viene soffocato da una eccessiva – e a volte pericolosa – ingerenza degli altri nel nostro spazio personale: capita in modo blando quando da giovani non abbiamo ancora “diritto” a uno spazio privato (la cameretta, un nascondiglio segreto per i nostri oggetti privatissimi e preziosissimi ecc.) e accade in modo tragico nel caso di abusi fisici che lacerano i confini di un’identità che si sta ancora formando e che forse, da quelle tragiche esperienze, apprenderà un grande senso di impotenza.

manipolare assertive2Una cosa è certa: confini poco solidi o messi a dura prova da avvenimenti dolorosi possono essere ristabiliti a prescindere dal tempo passato e tutti possono apprendere come proteggerli e rispettarsi. La questione del rispetto infatti è cruciale: troppe volte ci capita di comprendere bene quali “porte” dovremmo chiudere e quali situazioni sentimentali faremmo meglio a evitare e tuttavia, per non apparire scortesi, duri e per il timore di essere giudicati, finiamo per cedere ancora una volta provando, oltre al disagio per la violazione dei confini, anche disappunto verso noi stessi perché lo sapevamo e non vi abbiamo posto rimedio.
Tuttavia nessun essere umano è in grado di leggere nel pensiero, perciò la responsabilità di istruire gli altri su come vogliamo si comportino con noi è solo nostra: prima inizieremo a educarli e meglio sarà per noi. Tutte le volte che invece nasconderemo la nostra voglia di farci rispettare per evitare conflitti, tutte le volte che perdoneremo le invadenze e i tentativi di condizionarci ci esporremo a uno dei più grandi, subdoli e frequenti pericoli delle relazioni umane: essere manipolati.
La verità è che noi stessi spesso cerchiamo di “spingere” chi ci circonda nelle direzioni che più ci fanno comodo: non vuol dire che siamo tutti manipolatori, o meglio, non vuol dire che la manipolazione sia sempre sinonimo di malvagità e sopruso.
È vero però che una goccia d’acqua costante in un muro può fare più danni di una inondazione che dura solo un giorno e poi si ritira: sono le piccole “spintarelle” che ci arrivano da chi è più vicino a volte a metterci maggiormente a disagio, proprio perché tendiamo a essere “buoni” con queste persone.
Perciò, il pericolo manipolazione si cela in qualsiasi relazione umana, perché tutti bene o male vogliamo qualcosa da chi ci sta intorno.
Attraverso le relazioni interpersonali possiamo ottenere tempo, attenzioni, denaro, favori, e tanti altri ingredienti desiderabili in una vita completa perché la vita stessa evolve attraverso il sorgere di bisogni e il loro superamento tramite la soddisfazione degli stessi.
Per far fronte a questo pericolo non dobbiamo di certo chiuderci in casa e smettere di interagire con gli altri: dopotutto è da essi che ci arrivano stimoli, piaceri, solidarietà e occasioni di felicità.
Dobbiamo stare attenti a “dare” e nello stesso tempo “ricevere” e resistere a chi fa pressione sulla nostra generosità quando la situazione è svantaggiosa per noi.

Come possiamo riconoscere i manipolatori per poterci difendere e conservare saldi i nostri confini?

Le manipolazioni hanno tutte in comune in tentativo di far leva sulla nostra emotività.
Così chi manipola potrà provare a:

  • Farci sentire colpevoli
  • Metterci in soggezione
  • Negarci sé stesso o qualcosa
  • Affascinarci
  • Complimentarsi con noi
  • Confonderci con molte parole
  • Mostrarsi bisognoso

Vediamo in breve questi “giochi” per comprenderne la dinamica e poterci difendere.

manipolareFarci sentire colpevoli. Tutti noi sappiamo di essere chiamati a delle responsabilità, perciò l’esperienza del senso di colpa può coglierci in diverse situazioni. Ma la colpa manipolata si riconosce perché il manipolatore ci attribuisce responsabilità che non ci appartengono. Continuare a interagire con chi non si assume i suoi compiti significa frenare la propria crescita.
Metterci in soggezione. Nel tentativo di intimorirci, il manipolatore può ricorrere alle urla, alle minacce per la nostra incolumità, all’insinuazione o agli ultimatum quando ne ha il potere (per esempio minacciare di chiudere una relazione amorosa o di licenziare qualcuno). Se pure cedessimo al momento, non faremmo che accumulare rabbia vendicativa, avvelenando noi stessi.
Negarci sé stesso o qualcosa. È la mossa di chi ci pone degli ultimatum senza darci la possibilità di contrattare. Il manipolatore che si nega tace, non ci rivolge la parola, ci ignora finché non facciamo un passo nella sua direzione. Ogni volta che cediamo a questa azione soffochiamo la nostra libertà personale e il diritto di essere alla pari con gli altri.
Affascinarci. Il manipolatore può approfittare del fatto che qualcosa di lui ci piace e ostentarla ogni volta che ci facciamo avanti con nostre richieste e aspettative, nella speranza che regalandoci il suo charme smetteremo di “chiedere”. Accade spesso all’inizio delle relazioni, soprattutto a chi si lega sentimentalmente a persone già impegnate che promettono sapendo di non mantenere e sperano con il loro “fascino” di tenere legata a sé l’altra persona.
Complimentarsi con noi. Il bisogno di stima – del tutto naturale – spesso ci espone al rischio di ricevere complimenti interessati e manipolatori. Per la legge della reciprocità, se qualcuno ci elogia siamo portati a “ricambiare” andando incontro alle sue aspettative e richieste. Ci può volere molto tempo per accorgersi che si tratta di elogi “calcolati” e quindi bisogna fare molta attenzione.
Confonderci con molte parole. Sin dall’antichità l’arte di conversare per aver ragione è stata studiata e praticata da grandi maestri della filosofia e della retorica. La persuasione fa leva sull’uso della parola, ribaltando ciò che diciamo oppure correggendo il contenuto di ciò che abbiamo espresso per generare in noi un senso di inferiorità e inadeguatezza perché abbiamo detto qualcosa di scorretto. Quando queste “conversazioni” si allontanano di molto dalla vita reale e sono prive di esempi pratici il pericolo che si tratti di una manipolazione aumenta.
Mostrarsi bisognoso. Funziona soprattutto con chi ha la vocazione di aiutare gli altri in difficoltà e ha a sua volta bisogno di sentirsi utile. Ma il manipolatore bisognoso ci prova anche con chi lo inchioda alle sue responsabilità, accusando quest’ultimo di essere crudele, glaciale, senza cuore. Ma aiutare gli altri facendo le cose al posto loro non ha mai fatto crescere nessuno.

I “giochi” della manipolazione sono tentativi di condizionare i nostri comportamenti, i nostri ruoli e i nostri pensieri. Per non essere “giocati” e proteggere i nostri confini dobbiamo scorgere il pericolo-manipolazione e rimanere saldi di fronte a richieste invadenti. Spesso scopriremo come molte persone siano davvero disposte ad ascoltarci e rispettarci e ci renderemo conto che rafforzare i nostri confini arricchisce anche le nostre relazioni.

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