Timidezza: non e’ una malattia

Nella nostra cultura, la timidezza è vista come un deficit: in una società che corre e che produce, è senso comune che bisogna essere decisi e aggressivi per vincere. Eppure la timidezza non è che un aspetto del carattere, che può evolvere in forme patologiche o essere una risorsa, secondo gli sforzi che facciamo per superarla e quello che la vita ci offre.

timidezza copertina

Steve Flowers, autore del libro The Mindful Path Through Shyness, ci spiega che la timidezza può essere vista anche come un aspetto positivo del temperamento umano, che comporta l’essere modesti, tranquilli e riservati. In ogni caso, l’autore non nega che alcuni aspetti di questa caratteristica di personalità siano problematici, come ad esempio l’insicurezza nelle relazioni interpersonali e il sentimento di ansia che si prova in società e che spinge a comportamenti di evitamento e di chiusura.

Così quando la timidezza diventa un problema, le persone si sentono deficitarie e diventano eccessivamente autocritiche e tendenti all’isolamento. Nei casi più gravi, questo senso d’inadeguatezza può portare a situazioni patologiche come la Fobia sociale.

La Fobia Sociale

timidezza2Secondo il DSM IV, la fobia sociale è un disturbo caratterizzato da una paura marcata e persistente relativa ad una situazione sociale o prestazionale. In questa condizione l’ansia, talmente intensa da divenire invalidante, si presenta nelle situazioni nelle quali si è esposti al giudizio degli altri. Queste situazioni vengono evitate per il timore di apparire imbarazzati, goffi, ridicoli o di agire in modo umiliante. La persona teme di comportarsi in maniera scorretta, di provocare imbarazzo, vergogna, umiliazione, di essere criticata o giudicata negativamente. Anche se assomiglia ad una timidezza esagerata, la Fobia sociale è qualitativamente differente. Una persona timida può provare tensione prima e durante le situazioni di socialità, ma è in grado di percepire negli altri un’accettazione positiva. Al contrario, un soggetto con fobia sociale è incapace di cogliere segnali positivi dal prossimo e si sentirà comunque deriso o rifiutato. Se si è affetti da fobia sociale, oltre a presentare una eccessiva sensibilità al giudizio altrui, si ha una bassa autostima, una percezione negativa degli altri (vissuti come critici e disapprovanti), la tendenza a divenire ansiosi anche solo immaginando la situazione temuta (ansia anticipatoria).
La paura, eccessiva o irragionevole, risulta incontrollabile e le situazioni sociali o prestazionali temute sono sopportate con intensa ansia o disagio. In esse si manifestano facilmente rossore al volto, sudorazione, palpitazioni, vertigini, tremori, che creano gravi difficoltà sul piano relazionale e socio-lavorativo, ed innescano condotte di evitamento. Le circostanze più temute nella fobia sociale sono costituite dal telefonare, mangiare o bere in pubblico, prendere la parola o svolgere attività di fronte ad un pubblico, lavorare o scrivere quando si è osservati, urinare nei bagni pubblici, entrare in una stanza quando tutti sono già seduti, sostenere un esame, esprimere disaccordo a persone poco conosciute, presentare una relazione ad un gruppo di persone, tentare di conoscere qualcuno e partecipare ad incontri di piccoli gruppi.

La timidezza non è una malattia

timidezzaIn ogni caso è importante non fare confusione. La timidezza non è una malattia e non coincide con la Fobia sociale. Essere timidi è un serpente che si morde la coda. Quando diventiamo troppo autocritici, diciamo a noi stessi di essere incapaci e falliti e cominciamo ad identificarci con questi aggettivi, definendo con essi la nostra identità, quello che siamo. Se ci ripetiamo di essere “deboli” o “perdenti”, ci convinciamo davvero di esserlo e ci comportiamo di conseguenza.

“Noi tutti viviamo in mondi mentali ed emotivi che essenzialmente ci creiamo e perpetriamo attraverso le nostre abitudini e le storie che raccontiamo a noi stessi” – sostiene Flowers, autore del libro. – “Tendiamo ad identificarci completamente con le storie che ripetiamo a noi stessi e agli altri e creiamo stati mentali ed emozionali dolorosi che portano molta sofferenza nelle nostre vite.”

Per evitare di farsi ingoiare in questo circolo vizioso, sarebbe opportuno acquisire maggiore consapevolezza rispetto a queste modalità mentali, cercando di non lasciarsi prendere dalla trappola dello sconforto. Talvolta dirsi “Sono debole” o “Sono un fallito” è solo un modo omeostatico per rimanere fermi e non prendersi la responsabilità di rischiare e di darsi da fare.

[Taking a Mindful Path Through Shyness - Elisha Goldstein]

[DSM IV -TR]

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3 Commenti

  • 17 novembre 2009 | Permalink |

    Molto interessante questo articolo: la differenza tra timidezza e fobia sociale sembra sottile, ma non lo è all’atto pratico. Mi ha aiutato a capire alcuni atteggiamenti di persone che conosco, che catalogavo sotto la voce “timidezza” senza però esserne convinta…
    Grazie, Lucia

  • 17 novembre 2009 | Permalink |

    La nostra società iperevoluta ha falle inimmaginabili, la fobia sociale è una di queste. Finché allontaniamo la paura, la fragilità, la morte, e inseguiamo il mito dell’essere sempre sicuri di sé il DSM è destinato ad allargare le sue casistiche. Il terrore che si manifesta in queste sindromi è impressionante quanto inadeguato alla circostanza: questo dovrebbe farci riflettere su come stiamo arredando il mondo per farlo sembrare sempre più bello e rassicurante ma dentro la persona stiamo lasciando un vuoto che quando grida è terrore puro.

  • 18 novembre 2009 | Permalink |

    Fausta@ Sono contenta di esserti stata utile. La differenza tra “normalità” e “patologia” è molto sottile, ma se abbiamo chiaro chi è un “uomo sano” eviteremo molte confusioni.

    Sergio@ Condivido i tuoi timori per la piega che la nostra società sta prendendo. Io credo che se le cose non cambiano, l’essere umano sarà costretto ad evolvere verso la rigidità, in un mondo in cui i bisogni e i desideri del singolo verranno bollati come pericolosi e per tanto sepolti nella profondità del nostro animo.

    Un abbraccio ragazzi!

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