Le polemiche sul mobbing che in questi anni di crisi lavorativa e di precariato infiammano i lavoratori, ci inducono a riflettere su quale sia il clima migliore in un posto di lavoro. Il National Institute for Health and Clinical Excellence britannico invita i datori di lavoro ad impegnarsi per creare un clima di gratificazione, piuttosto che rigido e autoritario, non solo per migliorare la qualità della vita dei dipendenti, ma soprattutto per ridurre i costi e migliorare la produttività.
Già nel 1939, insieme a Lippit e White, il grande Kurt Lewin aveva dimostrato che un atteggiamento autoritario da parte del leader, diminuisce la qualità della produzione dei propri dipendenti e crea aggressività e scarsa propositività, mentre la presenza di una leadership democratica rende i dipendenti soddisfatti e propositivi, spingendoli a migliorare la qualità del proprio lavoro.
Questa tematica, quanto mai attuale, ritorna a farci riflettere a distanza di 70 anni, grazie ad un report del National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE) britannico, che evidenzia come nel Regno Unito ogni anno vadano persi più o meno 13 milioni di giorni lavorativi, per dipendenti che si assentano a causa dello stress. E come si può immaginare, ogni giorno di malattia di un dipendente rappresenta un costo per l’azienda. Se tanto mi dà tanto, in un’azienda in cui il clima è sereno, i tempi di lavoro umani e l’ansia ridotta al minimo, vengono risparmiati migliaia di euro. Il NICE, infatti, ha stimato che, tra perdite di produttività e costi per la sostituzione dei lavoratori in malattia, lo stress costi alle aziende circa 31 miliardi di euro. Mica male, eh?
Di chi è la colpa?
Sembra che i principali responsabili di questo disagio siano i manager aziendali che, piuttosto che utilizzare metodi autoritari e rigidi, dovrebbero cominciare a gratificare i quadri inferiori, dando loro feedback positivi, consentendo maggiore flessibilità sul lavoro e concedendo giorni liberi come premio. Affinchè questo sia possibile, in azienda sarebbe importante attuare politiche di formazione per i manager sulla gestione delle risorse umane e fornire ai dipendenti assistenza e sostegno psicologico. I vantaggi? Le spese si ridurrebbero ad un terzo, con un risparmi di circa 278 mila euro in un anno per un’azienda con 1000 dipendenti.
Secondo il Professor Cary Cooper, esperto in psicologia del lavoro presso la Lancaster University, “non bisogna sottovalutare l’importanza di dire “bravo” a un dipendente”. Sembra facile, eppure è più probabile che un lavoratore venga rimproverato per un errore commesso piuttosto che gratificato per un risultato raggiunto.
[Ridurre lo stress per ridurre i costi - Alessandra Carboni - Corriere.it]






















2 Commenti
Andare oltre i diritti e i doveri. Sembra questo il senso da cercare nella riflessione sulla leadership. La gratificazione resta un rinforzo importante e doveroso di cui un leader capace di delegare e riconoscere il valore dei suoi collaboratori non può fare a meno. Ma i lavoratori non sono sempre innocenti. Bisogna distinguere tra i cercatori di igiene – pretendono il rispetto assoluto degli orari, non vogliono fare nulla di più di quanto rientri nelle mansioni stabilite dal contratto, hanno sempre pronta la legge alla mano che li possa esonerare da qualcosa – e i cercatori di motivazione – ci tengono alla qualità della loro prestazione, credono nella passione come ingrediente essenziale del lavoro, si sentono orgogliosi del contributo che possono dare all’azienda – . Signore, dammi la forza di essere corretto con i primi, di gratificare i secondi, di distinguere gli uni dagli altri
Caro Sergio,
come dici tu, il torto e la ragione non sono mai da una sola parte. Certo chi ha il coltello dalla parte del manico, magari ha più chance di cambiare le cose.
Un saluto e grazie per i tuoi commenti sempre molto proficui.