I danni spinali costituiscono un terribile dramma: una persona sana in seguito ad un incidente (un tuffo malriuscito, un incidente stradale, una caduta dall’alto), è condannata a rimanere paralizzata a vita. Secondo l’altezza della lesione, un idividuo può perdere la funzionalità degli arti inferiori o di tutti e quattro, la sensibilità in diverse parti del corpo e anche la capacità di controllare gli sfinteri, irrimediabilmente senza che la medicina possa intervenire. Eppure forse una speranza per il futuro c’è.
I ricercatori San Diego School of Medicine, presso l’Università della California, hanno riportato in uno studio pubblicato il 29 ottobre sulla rivista Neuron, che la rigenerazione degli assoni dei neuroni del sistema nervoso centrale può essere ottenuta (per ora nei ratti), anche quando il trattamento ha luogo più di unno dopo la lesione spinale. “La buona notizia è che quando gli assoni vengono interrotti a causa di un danno al midollo spinale, possono essere indotti a rigenerarsi se viene applicata una combinazione di trattamenti” – spiega Mark Tuszynski, Professore di Neuroscienze e direttore del Center for Neural Repair. “L’assone cronicamente danneggiato non è morto”.
Ogni anno negli Stati Uniti si verificano più di 10.000 incidenti che causano danni al midollo spinale e quasi 250.000 pazienti ne soffrono in maniera cronica. Quasi tutti i precedenti studi hanno tentato di stimolare la rigenerazione dei neuroni appena dopo l’incidente, poichè gli scienziati ritengono molto difficile ottenerla in seguito. Nessuno finora aveva dimostrato con successo un qualche forma di rigenerazione nello stadio cronico. Il team di San Diego ha dimostrato che è possibile rigenerare i neuroni danneggiati nella porzione cervicale del midollo spinale (il collo, quindi una lesione anche molto alta). Il trattamento, sperimentato in un gruppo di ratti, era cominciato in un periodo che andava dalle 6 settimane ai 15 mesi dopo il danno.
Un enorme numero di meccanismi crea importanti barriere alla rigenerazione delle cellule danneggiate in un danno spinale, tra cui le formazioni cicatriziali, la difficoltà dei neuroni adulti ad autorinnovarsi, la presenza di inibitori della crescita e talvolta un’infiammazione estesa. I neuroni colpiti da danno cronico manifestano inoltre una scarsa espressione dei geni per la promozione della rigenerazione e si verifica una progressiva degenerazione della sostanza bianca dei neuroni del midollo spinale nei siti della lesione, contribuendo così ad uno scarso recupero.
La rigenerazione degli assoni è un fenomeno complesso da raggiungere anche in laboratorio e richiede una combinazione di tre fattori: un ponte cellulare nel sito della lesione, un fattore di crescita neuronale nel sistema nervoso che guidi gli assoni, e una stimolazione ai neuroni danneggiati che prepari i geni a favorire la rigenerazione. Combinando questi trattamenti, il team di ricerca è riuscito ad ottenere un ponte assonale sopra il sito della lesione nei ratti, anche quando il trattamento era proposto 15 mesi dopo il danno. I ratti non sottoposti all’intera combinazione dei trattamenti non avevano manifestato alcuna ricrescita spontanea degli assoni.
Gli studiosi hanno condotto anche indagini genetiche per misurare come attivare i geni nelle cellule, quando il trattamento viene introdotto dopo il danno. I ricercatori hanno scoperto che, anche dopo molto tempo, diversi geni potevano essere indotti ad intervenire per supportare la rigenerazione, indicando così che anche una cellula cronicamente danneggiata può essere indotta a crescere.
“I risultati che abbiamo raggiunto indicano che c’è la potenzialità di promuovere la riparazione di un danno al midollo spinale, anche negli stadi cronici” - afferma Tuszynski – “Anche se gli assoni rigenerati crescessero per una breve distanza, la rigenerazione delle funzioni del nervo anche di un livello aldisotto del danno, ad esempio nel collo, potrebbe migliorare il movimento di un polso o di una mano, ampliando di gran lunga la qualità della vita e l’indipendenza.”
Lo studio, condotto nel sistema sensoriale che permette il tatto, collegando il corpo al cervello, sarà sviluppato anche per la rigenerazione degli assoni che controllano i movimenti, in ratti con danno spinale cronico. Speriamo presto anche sull’uomo.
[University of California - San Diego (2009, October 31). Regeneration Can Be Achieved After Chronic Spinal Cord Injury. ScienceDaily]




















