Addio Alda, maestra di parola e di follia

alda

Si è spento domenica pomeriggio un pezzo di storia e di letteratura del nostro paese. Salutiamo la poetessa Alda Merini, che ci ha insegnato molto sulla follia e sulla vita del manicomio, perchè grazie alle sue liriche l’umanità ha potuto ascoltare la voce di quelli che ci stavano dentro.

Alda Merini copertina

Aveva 78 anni, era ammalata di tumore ed estremamente povera, ma restava nella sua amata Milano a cercare di tenere insieme i suoi pezzi frantumati dalla percezione così profonda che aveva della vita. Solo 5 anni anni fa (nel 2004, quindi aveva già 73 anni) come regalo per il suo compleanno aveva chiesto “un uomo caldo”, così era stata accontentata con uno show dello spogliarellista Ghibly. Le prime poesie a 16 anni e poi da lì un irrefrenabile scorrere di parole visionarie che non si fermavano mai.

aldamerini1Era nata il 21 marzo 1931 (immaginate quanto possa ispirare una poetessa il primo giorno di primavera) da una famiglia piuttosto ordinaria (padre, funzionario delle Assicurazioni Generali Venezia, madre casalinga, una sorella maggiore e un fratello minore.). Come tutti i più classici geni incomprei venne respinta in italiano, per cui non potè studiare al liceo, ma dovette accontentarsi di un istituto professionale.

Nel ’47 conosce Giorgio Manganelli, suo maestro e primo grande amore. Ed è sempre nel ’47 che cominciano a manifestarsi i primi sintomi di quella che sarà una lunga malattia: viene internata per un mese nella clinica Villa Turro.

Il gobbo

Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall’espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
… e nessuno m’aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d’allegrezza
che ha il dono di una stana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.

22 dicembre 1948

[Da Poetesse del Novecento, 1951]

alda_merini_2Nel ’53 sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie a Milano e nel ’55 nasce la loro prima figlia. Dopodichè silenzio. Per vent’anni.

Nel ’61 viene internata nel manicomio Paolo Pini, dal quale uscirà definitivamente solo nel ’72 — a parte brevi periodi durante i quali ritorna in famiglia e nascono altre tre figlie — ma l’alternanza di periodi di lucidità e follia continua fino al ’79. La sua sensazione è quella di un’esistenza lontana, in cui abbandonata dal marito e priva dei suoi figli, vive fluttuando in un altro mondo.

Nel ’79 il silenzio è finalmente rotto e la Merini inizia a lavorare su quello che è considerato il suo capolavoro: La Terra Santa, vincitrice del Premio Librex Montale nel ’93. L’esperienza manicomiale ha prodotto in Alda una potenza lirica profondissima e struggente, in cui realtà e delirio se la giocano ad armi pari. E anche lì ha saputo trovare l’amore di un uomo.

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello di Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata

[Da La Terra Santa, 1984]

Nell’81 muore Ettore Carniti. Rimasta sola, la Merini inizia un’amicizia a distanza con il poeta tarantino Michele Pierri. L’intesa fra i due si fa sempre più forte, malgrado i trent’anni e la distanza che li separano. Questi anni di apparente tranquillità vengono però deturpati dal riaffacciarsi del demone della follia e la Merini sperimenta nuovamente l’ospedale psichiatrico a Taranto.

alda-meriniDi questi ricoveri Alda ricordava e riportava ogni sensazione: i reparti, la stanza dell’elettroshock con la sua terribile anticamera, il giardino con lo spaccio, i medici e soprattutto, gli altri pazienti, la disperazione, i lunghissimi silenzi e la solitudine di un piccolo mondo fatto di regole ferree e stretta disciplina. Ma forse più doloroso dell’internamento fu per la poetessa solo il ritorno alla vita di tutti i i giorni, segnata dal marchio del manicomio.“Il manicomio che ho vissuto fuori  e che sto vivendo non è paragonabile a quell’altro supplizio che però lasciava la speranza della parola”. Dentro e fuori il manicomio, fede e psicanalasi, salvezza e dannazione, una vita fatta di ossimori che si rincorrono.

Le sue liriche ci descrivono ogni sensazione, odori e rumori che chi ha vissuto o lavorato in una struttura psichiatrica potrà riconoscere: il colore delle vestaglie, il rumore del carrello delle medicine che attraversa i corridoi e le stanze della clinica, i silenzi profondi rotti dalle grida.

E da paziente Alda ci ha regalato un augurio che mi sento di condividere con lei, qualcosa che rivoluziona la psichiatria di quegli anni e molta parte di quella attuale: “mi auguro che la malattia di mente venga finalmente sfatata e ricondotta alla sua vera base, che è un disturbo dell’emotività”.

Non voglio dimenticarti amore,
ne’ accendere altre poesie:
ecco, lucciola arguta,
dal risguardo dolce,
la poesia ti domanda
e bastava un’inutile carezza
a capovolgere il mondo.

[Milano, è morta Alda Merini. Un'esistenza tra arte e lucida follia - Corriere.it]
[Alda merini: in un diario il microcosmo del manicomio]


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Psicologa clinica, specializzata in Psicoterapia d’Integrazione Strutturale presso l’istituto SIPI di Napoli.

E’ responsabile del centro “H-anto a te” di San Sebastiano al Vesuvio, per l’inserimento sociale e lavorativo di persone diversamente abili e consulente presso la residenza psichiatrica Kairòs di Casoria.

Svolge l’attività privata presso le sedi del suo studio a Pozzuoli , in Via Oberdan 37/A e a Quarto (Na) in Corso Italia 111.

Per contatti: 331.5860110
avatar Maurizio Spagna scrive:

“Il desiderio dei miei lettori
È di contornarsi al più presto
In questi versi riservati
Ad Alda Merini”
Un Grazie attirato.

Commento introduttivo,
un tributo poetico:
“Ad un grande esempio di letteratura del Novecento, donna contemplatrice che ha raccontato le grandi sofferenze della vita e ricca di espressioni poetiche vissute nel profondo.”

HO SEMPRE VOLUTO…
…aspetta un attimo, un attimo
e non sparire poesia.
Per Alda Merini il tuo verso
è nella vita…

Annuisci Alda,
Ho sempre voluto poesia attorno a me
Tratti di sentiero
Che aggiungessero corpi di scrivanie
E lampade accese di protesta
Sull’infinito appoggio di un pensiero.

La tua camera ne era impicciata.

Ho sempre voluto foto
Copie di poesia attorno a me
Sedie foderate da calici piangenti
Schizzi di un vissuto amore
Strane facce di cassetti ammaccati
E muri
Figurati dall’ombra del mio seno.

La tua camera ne era impicciata.

Ho sempre voluto poesia dal vivo attorno a me
Musica sperduta nelle parole
Volti e braccia cascanti
Sopra un leggìo che pieghi
Si ripieghi e il certo che si spieghi!

La tua camera ne era impicciata.

Ho sempre voluto una camera vuota
Nuda e dalle quattro orecchie
Bianca e chiusa in una nuvola nera
Fumata
E corteggiata dalla tua poesia
Che ho sempre voluto
Un po’ mia.

©
Da “Il cuore degli Angeli”
di Maurizio Spagna
http://www.ilrotoversi.com
info@ilrotoversi.com
L’ideatore
paroliere, scrittore e poeta al leggìo-