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La carriera

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manicomio 2

-Dottorè, vi posso raccontare la carriera?

Guardo stupita Augusto, che a quanto ne so non ha mai lavorato. Sarà una delle sue cantilene, quelle che ama ripetere ossessivamente per contenere l’agitazione, come la classifica di serie A, la formazione del Napoli, il calendario, i turni degli operatori e tutto quello che si può ricordare mettendolo in una lista. E in effetti lo è.

-La carriera? E fammi sentire.

– 12 dicembre 1974, 15 maggio 1982 Leonardo Bianchi, 15 maggio 1982, 23 novembre 1982, Villa Rachele, 23 novembre 1982, 26 ottobre 1987 Capodichino, …..

E’ sera nella residenza psichiatrica, e mentre gli altri pazienti sonnecchiano sul divano davanti alla tv, io ascolto un’interminabile lista di date e posti e lunghi anni snocciolati in maniera ossessiva, da una bocca fatta per prendere psicofarmaci e una mante fatta per ricordare qualunque cosa, tranne il senso della sua vita.

Augusto ha 47 anni, e da quando ne aveva 12 ha attraversato decine di manicomi, cliniche, residenze, che poi chiudevano, o venivano chiuse, o lo trasferivano, o da cui scappava. La carriera.

– Quando stavo a Napoli, giravo per il paese e tutti mi conoscevo, mi davano soldi e mangiare, glieli chiedevo io.
– E poi che ne facevi di tutti quei soldi?

-Li davo all’infermiere, me lo diceva lui di chiederli. Quell’infermiere era strano, faceva ‘ammore coi pazienti, maschi, femmine, tutti.

– E gli altri infermieri non dicevano niente?

– Come no, guardavano e si divertivano pure e poi ci facevano fare pure a noi pazienti e guardavano.
– E tu che facevi?
– Mi agitavo, mi mettevo paura, allora mi attaccavano, mi mettevano le funi vicino al letto. E una volta mi hanno dato pure una mazzata con un pezzo di ferro che mi sono messo i punti. Guardate qua.

Mi mostra un lungo solco nella pelle della fronte, da cui nella penombra della sala relax mi sembra di veder uscire tutto il male che quegli occhi hanno visto, la puzza di urina che quelle narici hanno respirato, lo stridere delle cinghie sui polsi e le caviglie, la schiuma tra i denti quando nessuno contiene la rabbia e la paura che hai del mondo, il desiderio di scegliere per se stessi senza averne le capacità e la libertà, le lacrime per le visite mancate dei parenti, il desiderio di un amore che non ci colorerà mai la vita.

Augusto si rattrista e potrebbe agitarsi. E allora sono dolori, non si sa contenere. Abbasso le luci e lo faccio accomodare sul divano, affinchè abbia meno stimoli possibili.

– Adesso sei qui, non preoccuparti, in questa residenza nessuno ti farà del male.

-Lo so.

Si appisola sul divano con la mascella stretta per sentire meno dolore.

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