Il caso France Telecom:25 suicidi in 19 mesi

Un incredibile dramma si sta consumando nelle sedi francesi di Telecom: in soli 19 mesi, 25 persone si sono suicidate, lentamente, giorno per giorno, una dopo l’altra. Uno stillicidio di vite portate via da un lavoro aberrante.

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L’ultimo suicidio il 15 ottobre: un ingegnere sposato e padre di famiglia si è impiccato a casa sua. Stremato dal lavoro, era da un mese in malattia su consiglio del medico. Poche settimane prima una dipendente 32enne si era buttata dal quarto piano di un ufficio della compagnia a Parigi, mentre solo qualche giorno prima un tecnico della sede di Troyes si era pugnalato all’addome nel pieno di una riunione. Scene da Apocalisse.

Un’azienda dai metodi brutali

Secondo i Sindacati, responsabile della drammatica situazione sembra essere stata la politica spicciola dell’azienda, che impone ai suoi lavoratori il raggiungimento di obiettivi immediati ed eccessivi e punisce la loro mancata evasione con il trasferimento, con lo scopo di spingere i dipendenti ad andarsene e ridurre così i costi di personale.

Louis-Pierre Wenes, il numero due dell'azienda licenziato a causa dei suicidi

Louis-Pierre Wenes, il numero due dell'azienda licenziato a causa dei suicidi

Fino al 1997 France Telecom era un’azienda pubblica in situazione di monopolio , con relativa sicurezza del posto di lavoro e minore assillo per il raggiungimento degli obiettivi. Con la liberalizzazione  della telefonia fissa e mobile, l’azienda si è dovuta confrontare con una fote concorrenza, a cui ha risposto con una serie di cambiamenti indirizzati verso l’estrema produttività e la mobilità. Tra le valutazione fatte, l’azienda non ha saputo dare un peso al prezzo umano e sociale dei cambiamenti: a pagare i costi del mercato sono stati i lavoratori, stremati psicologicamente e fisicamente dalla precarietà e dalla richiesta di eccellenza. A niente è servito il licenziamento del numero due del gruppo, Pierre-Louis Wenes, considerato dai sindacati come il cost killer, cioè l’uomo incaricato di “razionalizzare” l’azienda e accusato di aver introdotto metodi brutali di management.

Il primo sucidio tra i dipendenti, che ha dato il via alla terribile catena, si è verificato nel Febbraio 2008 e da allora l’innumerevole sequenza ha raggiunto quota 25, di cui 6 solo quest’estate. Per non parlare dell’incremento esponenziale dei congedi per malattia. Così lo Stato è intervenuto e la mobilità congelata almeno fino al 31 ottobre. In più è stato assunto un team  di esperti per cogliere i segnali di disagio tra i lavoratori e tenere corsi di formazione per i dirigenti. Queste misure non hanno bloccato il 25esimo sucidio perchè, come affermano i sindacati, “dopo anni di ristrutturazioni, licenziamenti e cambiamenti, i dipendenti semplicemente sono arrivati al limite”.

suicidi franceFrance Telecom, non sembra aver preso completamente coscienza della situazione: pur riconoscendo il problema e dichiarando che si sta facendo tutto il possibile per affrontarlo, ha commentato che il tasso di suicidi registrato è a un livello “normale” per una compagnia delle sue dimensioni. Il direttore delle risorse umane Olivier Barberot ha dichiarato comunque che su alcuni dipendenti potrebbe aver influito in modo negativo il clima di cambiamento dell’ultimo periodo.

Monique Fraysse-Guigline, medico interno della compagnia, ha raccontato: “Dopo la privatizzazione, molti si sono dovuti adeguare a nuovi ruoli, o cambiare città. Ingegneri che per vent’anni hanno lavorato alla riparazione delle linee telefoniche, ora sono stati riassegnati ai call-center, e soffrono molto del cambiamento”. Racconta di aver visto molti casi di depressione e attacchi di panico e commenta: “E’ una situazione problematica, non si può andare avanti così”.

Il commento degli Psicologi

Questa drammatica vicenda è il parto di una situazione lavorativa ai limiti delle possibilità umane: un cocktail micidiale tra intensità e durata dello stress lavorativo, a cui si aggiunge l’impossibilità di vedere una via di fuga.

L’Ordine degli psicologi dell’Emilia Romagna ha espresso il suo parere sulla vicenda ricordando che “più di 165 mila persone sono morte nell’ultimo anno in Europa per motivi legati al lavoro, e 1 lavoratore su 3 fa un lavoro rischioso per la propria salute, secondo l’ultima indagine sulle condizioni di lavoro della European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions”. Il lavoro è una delle più importanti fonti di soddisfazione e di autorealizzazione, un elemento forte dell’identità umana. Alla domanda “Chi è quello?” quasi sempre rispondiamo “E’ un salumiere, una segreteria, un impiegato”. E’ naturale quindi che quando il lavoro fornisce frustrazioni intense e senza speranza, tutto il senso della nostra vita ne viene pesantemente intaccato.

suicidi france telecom“Oggi sappiamo – spiega Manuela Colombari, presidente dell’Ordine degli psicologi dell’Emilia Romagna – che condizioni di lavoro stimolanti, accompagnate soprattutto dalla sensazione di poter ricevere supporto quando serve e dal riconoscimento dei risultati che abbiamo raggiunto, possono portare le persone al benessere nella propria vita lavorativa“. Ma non è facile, prosegue la Colombari: “Quando tutto è flessibile e precario (il posto, il futuro, lo status sociale), le persone vivono al limite delle risorse non solo economiche, ma cognitive e affettive”. Si struttura, così, “l’abitudine a concentrarsi su obiettivi di corto o cortissimo termine non si esercita la capacità di programmare e si prendono decisioni meno efficaci per sé e per il proprio futuro. Ma in molti casi l’esito del confronto con un lavoro ‘ostile’ dipende dalle risorse che possiamo mettere in campo. Ecco perché è importante che i luoghi di lavoro siano attenti alle differenze tra le persone: tutti hanno diritto a condizioni di lavoro dignitose, che comprendano la possibilità di proteggersi dagli effetti negativi del lavorare. Ecco anche perché è secondario sapere se quei suicidi siano dovuti alla politica di France Telecom, oppure se ci sia stato un fenomeno di contagio emozionale che ha spinto al suicidio altre persone dopo le prime”.

Marco Depolo, docente di psicologia del lavoro all’università di Bologna, sostiene che i “suicidi sono collegati a una situazione di posto di lavoro a rischio, che è durata nel tempo, che è fuori dal controllo delle persone coinvolte, che ha conseguenze pervasive anche sulla vita personale e familiare ed è circondata da un’aura mediatica di inevitabilità. Nessuna di queste criticità da sola può spiegare perché 24 persone siano rimaste travolte, e molte altre magari colpite ma rimaste in silenzio. Tutte insieme dimostrano come lo stress può colpire duro: non è l’evento stressante in sé, il cocktail micidiale è la sua intensità, la sua durata e la sensazione di non potersi sottrarre”. Per queste ragioni, per correre ai ripari, France Telecom si è dotata di un pull di Psicologi. “Uno psicologo del lavoro – aggiunge Depolo – avrebbe potuto spiegare che quando un’azienda non sa più vedere l’impatto sul personale delle proprie politiche, i risparmi economici di breve periodo nascondono il rischio di enormi perdite, economiche e di immagine”.

Come vivono questo dramma i dipendenti France Telecom?

FRANCE-BUSINESS-TELECOM-UNIONS-SUICIDE“G li psicologi del lavoro hanno un nome per la loro condizione: ‘sindrome del sopravvissuto’. Se domani pensi che può toccare a te, la prima cosa che ragioni è come difenderti, fuggire altrove se puoi, e se non puoi ricambi l’azienda regolando il tuo impegno al minimo possibile. Proprio il contrario di ciò che serve in tempi di crisi”, conclude l’esperto.

E’ proprio il caso di riflettere sulla politica delle aziende, specialmente in questo periodo di crisi: il capitalismo selvaggio rischia di implodere se non tiene conto che la forza lavoro è data da uomini e donne che sentono, pensano e soffrono.

[- Salute: psicologi, suicidi France Telecom? Stress intenso e duraturo senza via fuga - adnkronos
- Ondata di suicidi tra i dipendenti.Telecom France ferma i tagli - La Repubblica.it]

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