Riprendersi la vita dopo un cancro

cancroCon i progressi della medicina, le persone che si ammalano di tumore oggi hanno maggiori possibilità di guarigione. Ma cosa succede quando, passato il peggio, si ritorna alla vita quotidiana? Qualcosa dentro di noi cambia per sempre e la sfida diventa andare avanti con un senso di precarietà della vita che deve essere adeguatamente supportato da un lavoro coordinato tra medico e psicologo. In Italia non siamo ancora preparati a raccogliere la sfida del presente.

Lo sostiene un’indagine condotta dalla Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato Oncologico (Favo) e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), presentata al Congresso nazionale in corso a Milano. I numeri stavolta ci confortano: grazie alla diagnosi precoce, ai sistemi di screening e alle nuove terapie, oggi 2 milioni d’italiani che hanno affrontato un tumore sopravvivono, di cui il 43,8 % di uomini e per il 56,2 % di donne. Sebbene il cancro sia in aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione, secondo i dati dell’analisi Eurocare 2007assistiamo ad una sopravvivenza media del 47% a cinque anni dalla diagnosi, per tutti i tumori e per tutte le età (15-99).

cancro sostegno“In un panorama positivo per livello delle prestazioni e risultati raggiunti, emergono però carenze evidenti sul tempo che l’equipe sanitaria dedica al malato una volta a casa, giudicato inadeguato dal 53 per cento delle associazioni di volontariato – spiega Carmelo Iacono, presidente eletto Aiom – E sul sostegno psicologico, di cui usufruiscono solo il 38,3 per cento dei pazienti al Nord, il 20,9 al Centro e il 12 al Sud, con una media nazionale ferma al 26,5 per cento”. L’assistenza domiciliare con relativa somministrazione di farmaci e antidolorifici, l’accompagnamento ai controlli spesso a pagamento e la spesa per chi non può uscire, per non parlare delle terapie riabilitative, sono una realtà solo sulla carta e solo in alcune regioni del Nord Italia (Toscana, Piemonte, Valle d’Aosta).

Se dopo le cure tutto è andato per il meglio, questo basta alla Sanità italiana. Ma quanto ancora ci sarebbe da fare, importante quanto le visite di controllo. Il logopedista ad esempio, sarebbe indispensabile per superare i problemi di deglutizione e fonazione per chi ha avuto un tumore alla gola; l’ortopedico per i tumori ossei e i sarcomi, così come il fisioterapista e la ginnastica riabilitativa per evitare l’incontinenza in chi ha subito l’asportazione di utero, prostata, vescica o colon-retto. E ancora, indispensabile sarebbe la guida di un assistente sociale per conoscere i propri diritti in materia sanitaria e lavorativa, o per essere aiutati nella richiesta di ausili ortopedici o di protesi mammarie.

cancro assistenza-domiciliareE ultimo, ma non ultimo, quanto sarebbe importante l’aiuto di uno Psicologo. Dopo il tumore, molte persone sentono che la loro vita è cambiata, sono pieni di paure, non hanno più fiducia nel futuro e spesso vivono i controlli con terrore, perchè sanno che potrebbero dover ricominciare da capo. Eppure l’assistenza psicologica per i pazienti e per i loro familiari è considerata ancora un lusso e sono pochi i centri specializzati che offrano un sostegno mirato.

Si può tornare quelli di prima e riprendersi la propria vita dopo un tumore, si può perfino trarre degli insegnamenti e crescere più di prima, eppure per le istituzioni, “tolto il dente, tolto il dolore”. La vita c’insegna purtroppo che non è così.

- Tornare alla normalità dopo un tumore: più facile al Nord – Corriere.it

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