Anoressia e bulimia: oltre le mode e i sintomi

anoressiaRimango sempre molto colpita dall’incidenza sempre maggiore che i Disturbi del Comportamento Alimentare hanno nella popolazione e dall’attenzione che i lettori di Psicozoo prestano loro. Il problema è in aumento e le persone cercano risposte nella rete, perchè gli stessi professionisti della salute mentale spesso non sono preparati ad affrontare questa sorta di pandemia. Per questo ritengo fondamentale confrontare i saperi e trovare delle forme d’incontro e di dialogo tra i diversi specialisti che da varie angolature si occupano del problema.


anoressia foto rosRossella Ciampi, psicoterapeuta esperta di DCA

E’ questo l’orizzonte che fa da cornice al 20° Congresso Nazionale sui Disturbi del Comportamento alimentare, dal titolo “Anoressia e Bulimia: oltre le mode e i sintomi”, organizzato dalla Società Italiana di Psicoterapia Integrata, previsto per il 23 e il 24 ottobre a Napoli: mettere in dialogo tra loro i maggiori esperti nella psicopatologia e nel trattamento di questi disturbi.

(Scarica la brochure del 20° Congresso nazionale sui Disturbi del Comportamento Alimentare)

A questo proposito, Psicozoo ha intervistato per voi la Dottoressa Rossella Ciampi, Psicologa e Psicoterapeuta che ha esperienza decennale nel trattamento e nella ricerca su questi disturbi. La dott.ssa Ciampi è Docente Ordinario della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia  Integrata e Responsabile del  “Centro  SipiDCA”, nonchè Direttore del Master Biennale  e dei Corsi teorico-esperenziali sui disturbi dell’alimentazione rivolti a medici, psicologi, nutrizionisti.

Attualmente assistiamo ad un incremento esponenziale dei disturbi dell’alimentazione: come si spiega questo fenomeno e quali fattori sociali e culturali possono essere coinvolti?
Per rispondere a questa domanda iniziamo col dire che il legame, soprattutto in ambito psichiatrico, tra malattia ed epoca storica/classe sociale/zona geografica (cultura-economia)/ecc. è sempre stato significativo: oggi non assistiamo alle crisi isteriche per come venivano descritte da Charcot e Freud; la depressione non è uguale in Africa e in Svezia; gli esiti di un disturbo psicotico sono diversi a seconda della classe sociale; ecc. Forse quello che è veramente specifico dei disturbi alimentari rispetto ad altri disturbi psichiatrici attuali o di altre epoche è il carattere epidemico che esponenzialmente stanno assumendo. Quando si parla di “Disturbi dell’alimentazione” si fa riferimento al raggruppamento di alcune specifiche patologie che hanno in comune un rapporto alterato con il cibo e con il corpo. Senza addentrarci in sottili differenze sintomatologiche basate sulla condotta alimentare possiamo dire che: I’anoressia mentale, un tempo nella sua forma restrittiva(digiuno) ora nella forma mista anoressica/bulimica (abbuffate con eliminazione) è un disturbo in costante aumento nei paesi occidentali. I disturbi dell’alimentazione sono strettamente correlati alla società del benessere con i suoi ritmi frenetici costruiti al di là dei bisogni biologici ed esistenziali. Sono correlati al consumismo, ai condizionamenti della pubblicità, ai modelli di bellezza e ai cambiamenti di ruolo (uomo-donna /genitori-figli ) legati alle trasformazioni sociali. E’ una patologia legata alla necessità-fallimento di stare dentro,in maniera maniacale, agli standard di perfezione fisica e di efficienza sempre più elevati che la società moderna impone; un bisogno sfrenato di consenso e autoaffermazione in cui non c’è più spazio per il divenire umano. Piuttosto che soffermarsi su queste cause di cui sono state dette e scritte molte cose interessanti, può essere più utile accennare ad altre questioni più generali e complesse in cui la domanda si inserisce. Alle cause suddette, che certamente hanno un grande peso, bisogna aggiungere altre considerazioni relative all’attuale modo di dibattere e fare scienza e quindi al concetto stesso di salute e malattia in ambito psichiatrico . Sono temi molto grandi da illustrare ma volevo solo almeno farvi riferimento in relazione alla domanda e cercare di aggiungere qualche considerazione nelle prossime risposte.

Quali sono, secondo lei, i fattori causali maggiormente coinvolti in questo genere di disturbi ?
Quando bisogna decidere quali siano le cause responsabili di un disturbo (ruolo della predisposizione genetica, dei fattori psicologici o dei fattori ambientali) l’eco di un positivismo ingenuo, che ci chiedeva di optare una volta per tutte tra “natura” e“cultura” , è ancora molto forte. Certo oggi la crisi epistemologica dei fondamenti del sapere ha reso tutti più smaliziati sull’imprescindibile concorso con cui fattori biologici,psicologici e sociali si costruiscono insieme. In psicopatologia, da qualche decennio, grazie all’opera pioneristica di autori come Muller, Ciompi, ecc. (Ciompi è il presidente onorario del presente congresso) è diventata di senso comune la teoria dei tre fattori (biologico/psicologico/sociale/) che, sorta nel contesto della cura della psicosi, è diventata modello di riferimento anche nella diagnosi e cura dei DCA. Questo perché si tratta di un modello più complesso e più capace di cogliere le molteplici sfaccettature di disturbi che affondano le loro radici negli arcaici legami che corrono tra biologia, psiche e società cioè tra cibo, corpo, contatto, confini. L’eziopatogenesi multi determinata rende meglio ragione della complessità dei disturbi alimentari ma dall’altra ci apre ai problemi legati all’ integrazione. Per dire in un flash qualcosa circa questo problema epistemologico e metodologico assai ampio, userò una bella metafora di Giovanni Ariano sull’integrazione: per non correre il rischio di osservare le stelle con il microscopio e i microbi col cannocchiale e quindi di non vedere un bel niente nonostante il possesso di così potenti strumenti, occorre un criterio integrativo in grado di indicare quando è più utile usare l’uno o l’altro metodo. Senza esplicitare i criteri con cui si fa integrazione si rischiano confusioni ancora più grandi pensando invece che si stanno affrontando più cose. Come prima eravamo prigionieri di una scienza dicotomica (vero-falso) che privilegiava la differenziazione, ora possiamo diventare prigionieri di una logica integrativa selvaggia che privilegia sempre l’unità dei fattori intervenienti .

Che tipo di percorso di cura (psicoriabilitativo, farmacologico, psicoterapico) consiglierebbe ad una persona affetta da disturbo del comportamento alimentare?

Se abbiamo detto che lo spettro dei disturbi anoressico-bulimico è una sofferenza che lega indissolubilmente i diversi aspetti bio/psico/sociali, la speranza di soluzioni richiede un modello operativo complesso che permetta l’ integrazione tra definizioni e modelli diversi e orizzonti diversi di cura (farmaci, psicoterapia, psicoriabilitazione) senza contaminarli ma senza neanche mantenerli solo giustapposti. Curare in questo modo, quindi, non significa fare di tutto un po’: farmaci, psicoriabilitazione, terapia individuale, terapia familiare o di gruppo. E’ necessario avere un “criterio”, un modello, che permetta l’integrazione e non la giustapposizione tra i diversi livelli e modalità di intervento; un criterio che ci dica appunto qual è la totalità che da senso e unifica le parti, una unità che, come detto nella metafora a cui si è fatto riferimento, permetta di stabilire quando è più utile usare il binocolo e quando il cannocchiale, senza procedere per tentativi ed errori. Solo questo può rendere gli operatori più efficienti e la cura più efficace.

In che modo un familiare può sostenere e spingere al trattamento una persona che soffre di questo genere di disturbi?
Capisco che dietro questa domanda c’è l’aspettativa di ricevere indicazioni di buon senso racchiudibili per esempio negli slogan : essere attenti ma non invadenti, informare senza allarmare, comprendere più che giudicare e così via. Preferisco,però, dire direttamente che la difficoltà è tale che è meglio rivolgersi agli esperti, vigilando anche molto sulle competenze dell’esperto. La difficoltà nasce dal fatto che la motivazione a guarire e quindi la richiesta di aiuto è strettamente legata al livello di consapevolezza della malattia. E’ evidente che, indipendentemente dalla gravità dei sintomi manifestati, la possibilità di dare una risposta terapeutica nasce dal poter almeno riceverne la richiesta: questo, che è il punto di partenza per la maggior parte dei pazienti che bussano in cerca di soluzioni ai loro problemi e conflitti, è invece spesso un punto di arrivo assai complicato e drammatico e, alcune volte anche difficile da raggiungere. Il rispetto e la forza con cui rompere le negazioni del paziente e, a volte anche le negazioni all’interno delle costellazioni familiari, è il punto più importante, delicato ed etico del lavoro di uno psicoterapeuta.

Il titolo del convegno mi sembra molto interessante: “Anoressia e Bulimia . Oltre le mode e i sintomi”. Quale è il messaggio fondamentale che questo titolo sottende?
Per prima cosa, il titolo vuole fare riferimento alla necessità di andare oltre i sintomi per non confondere i comportamenti legati al fenomeno di moda con i disturbi più specifici e gravi.
Per seconda cosa , il titolo vuole indicare che la diagnosi e la cura debbono andare al di là dei sintomi e porre al centro la persona.
Infine vuole anche sottolineare il travaglio della scienza moderna e il superamento di un sapere dogmatico. Oggi la scienza non è più considerata detentrice di verità assolute ma anch’essa è soggetta alla leggerezza effervescente ed evanescente delle mode: la rottura dei paradigmi che opponevano rigidamente la scienza esatta alla caducità delle mode effimere, il vero al falso, la salute alla malattia e così via, ci ha tolto la sicurezza rassicurante, che nasceva dall’idea di poter mettere in salvo, una volta per tutte, le verità incontaminate dalle stupide falsità.
La rottura dell’onnipotenza ci i ha restituito il fardello di un più cauto modo di fare scienza.

Il 20° Congresso nazionale SIPI “Anoressia e bulimia. Oltre le mode e i sintomi” si terrà il 23 e il 24 ottobre 2009 presso l’Università Federico II, Aula Coviello, in Via Porta di Massa,32 – Napoli.

Per prenotazioni e maggiori informazioni sul convegno o sul “Centro  SipiDCA” potete contattare la segreteria della SIPI al numero 0817308211 o all’indirizzo e-mail sipi@sipintegrazioni.it, o visitare il sito www.sipintegrazioni.it.

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3 Trackbacks

  • 14 ottobre 2009 | Permalink |

    [...] Link articolo originale: Anoressia e bulimia: oltre le mode e i sintomi – Psicozoo … [...]

  • 14 ottobre 2009 | Permalink |

    Anoressia e bulimia: oltre le mode e i sintomi…

    Rimango sempre molto colpita dall’incidenza sempre maggiore che i Disurbi del Comportamento Alimentare hanno nella popolazione e dall’attenzione che i lettori di Psicozoo prestano loro….

  • 14 ottobre 2009 | Permalink |

    Anoressia e bulimia: oltre le mode e i sintomi…

    Rimango sempre molto colpita dall’incidenza sempre maggiore che i Disurbi del Comportamento Alimentare hanno nella popolazione e dall’attenzione che i lettori di Psicozoo prestano loro….

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