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Intervista a Elena Carotenuto: l’affido familiare

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Oggi Psicozoo intervista la dottoressa Elena Carotenuto, sociologa e responsabile della formazione della Fondazione Affido onlus che da anni si occupa delle problematiche legate all’affido familiare, un istituto tanto importante quanto complesso e delicato. Essere genitori affidatari significa sostenere un bambino in attesa che la sua famiglia si riorganizzi e riprenda in mano la propria vita, significa amare qualcuno come un figlio senza dimenticare che il suo posto è altrove, significa dare una seconda possibilità ad un bambino e ai suoi genitori. Reggere tutto questo è un compito molto difficile, ma estremamente significativo. La dott.ssa Elena Carotenuto, con la Fondazione Affido onlus, lavora ogni giorno per contribuire a promuovere questa forma di sostegno familiare.

Gentile Dott.ssa Carotenuto, di che cosa si occupa la Fondazione Affido onlus?

La Fondazione Italiana per l’Affidamento Familiare è nata nel 2006 grazie alla collaborazione e all’unione di due organismi privati: il Consorzio di Cooperative sociali “Gesco” di Napoli e l’Associazione Progetto Famiglia Onlus di Sant’Egidio del Monte Albino (SA).
La Fondazione Affido si pone come luogo di elaborazione tecnico scientifica, di raccordo inter-istituzionale e come motore per una serie di concrete azioni di promozione della cultura dell’affido familiare su tutto il territorio nazionale.
La mission della Fondazione è di tutelare il diritto dei minori ad una vita serena ed armoniosa, attraverso la realizzazione di diversi obiettivi:
1) La prossimità, ovvero dare la possibilità alle famiglie d’origine di “fidarsi” e di risolvere i loro problemi;
2) La progettazione individualizzata, cioè promuovere delle equipe territoriali integrate, che siano in grado di sviluppare una progettazione tale da promuovere degli interventi di aiuto per le famiglie d’origine dei minori affidati, in modo da favorire un rapido rientro del minore nella stessa.
3) La prevenzione, ossia promuovere delle azioni di prevenzione del disagio familiare e minorile, attraverso la realizzazione di spazi di incontro, confronto e supporto tra genitori, figli, insegnanti, realizzando percorsi di accompagnamento al maternale e alla genitorialità.
4) La promozione culturale, vale a dire la promozione e l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione sul tema dell’affido e dell’accoglienza familiare su tutto il territorio.
5) Il rispetto dei sentimenti e dei ruoli, ovvero creare dei momenti di incontro e mutuo aiuto tra le famiglie affidatarie, che non devono percepirsi come “famiglie di scorta” (come spesso accade!) ma favorendo il confronto e il dialogo, coinvolgendo anche i propri figli naturali e quelli affidati.
6) L’impegno politico e scientifico, cioè realizzare azioni finalizzate ad incidere sulle politiche per l’affido, stimolando sia le istituzioni pubbliche che le agenzie private a continue sinergie mirate alla costruzione di percorsi di rete. Inoltre la Fondazione favorisce e promuove attività di studio, ricerca e formazione per gli operatori sociali.

L’affido è una soluzione molto diversa dall’adozione rispetto al disagio familiare, ma altrettanto significativa: quali sono a suo avviso, i suoi aspetti più significativi?

L’affido familiare a differenza dell’adozione si distingue per alcune caratteristiche fondamentali, ovvero:
1) Temporaneità;
2) Mantenimento dei rapporti con la famiglia d’origine;
3) Previsione del rientro del minore in famiglia d’origine.

L’affido familiare è essenzialmente un intervento di aiuto e sostegno ad una famiglia in difficoltà che, momentaneamente, non è in grado di occuparsi dei propri figli e non è in grado di assicuragli quel benessere psicofisico di cui egli necessita. In questo caso la legge n. 149/2001 stabilisce che il minore venga affidato ad una famiglia, possibilmente con figli minori, o ad una persona singola, al fine di assicuragli il mantenimento, l’educazione e l’istruzione (art. 2, legge 149/01).
Con l’affido il minore continua a mantenere i legami con la sua famiglia d’origine e allo stesso tempo può crescere in maniera sana e serena affidandosi alle cure amorevoli di una famiglia accogliente. Inoltre anche dopo la conclusione dell’affido e il rientro del minore in famiglia, lo stesso può continuare ad incontrare gli affidatari, che nel frattempo, saranno diventati per lui un punto di riferimento importante.
Infine durante l’affido, la famiglia d’origine avrà il tempo di superare le difficoltà che avevano prodotto l’allontanamento del minore, anche grazie all’aiuto dei servizi sociali competenti.

Come si diventa genitori affidatari e quali sono le caratteristiche necessarie ad esserlo dal punto di vista sia legale che psicosociale?

Per diventare genitori affidatari è necessario rivolgersi ai Servizi Sociali presenti sul territorio e partecipare ad un corso di formazione che informi e prepari le aspiranti famiglie o persone singole alle tematiche relative all’accoglienza temporanea di un minore. A seguito del percorso di formazione, gli aspiranti affidatari dovranno sostenere uno o due colloqui con la psicologa dei Servizi Sociali o dell’ASL che verificherà l’idoneità della coppia o della persona singola all’affido.
La legge 149/01 non pone limiti d’età o requisiti particolari per le persone che vogliono aprirsi all’accoglienza di un minore. Per linee generali tutti possono fare affido familiare, anche se la legge fa riferimento al fatto che c’è una preferenza per le coppie con figli, ma non esclude che anche i single e i conviventi stabilmente possano fare accoglienza. Ovviamente chi si apre all’affido deve possedere uno spazio fisico adeguato dove poter accogliere il minore oltre che tempo da dedicargli.

L’affido è un processo molto delicato: quali i possibili vissuti e aspetti psicologici che possono verificarsi nel bambino e nella famiglie, sia quella affidataria che quella d’origine?

Effettivamente l’affido è un percorso molto delicato che comporta nel minore e nelle due famiglie dei vissuti spesso dolorosi. In modo particolare il minore vive un conflitto di lealtà molto forte nei riguardi della sua famiglia naturale, per cui fa fatica a legarsi alla famiglia affidataria per paura di arrecare dolore e ansia alla sua famiglia naturale. Inoltre pensa di essere stato la causa del suo allontanamento per cui si colpevolizza fino al punto di procurarsi del male fisico e/o psicologico. Allo stesso tempo la famiglia d’origine mal tollera il suo allontanamento in quanto sente di non essere stata in grado di occuparsi del proprio figlio e nutre una forte gelosia nei riguardi della famiglia affidataria che ai loro occhi diventa la famiglia perfetta. Infine ha il timore che quest’ultima possa “appropriarsi” del proprio figlio e non permettergli più di incontrarlo.
In tutto questo anche la famiglia affidataria spesso si sente rifiuta dal minore e non sa come comportarsi. Molte volte si sente sola perché non sostenuta dai Servizi Sociali presenti sul territorio oltre che preoccupata della relazione, a volte conflittuale, che deve mantenere con la famiglia d’origine del minore. Infine queste famiglie pretendono di addossarsi molte responsabilità nei riguardi del minore e della sua famiglia e finiscono per rinunciare all’affido.

Quali professionalità lavorano nelle situazioni di affido e quali requisiti dovrebbero avere?

Gli operatori che lavorano in percorsi di affido sono essenzialmente assistenti sociali, psicologi, sociologi, educatori professionali, avvocati. Si tratta di persone che devono essere preparate e costantemente aggiornate, anche in grado di fronteggiare situazioni complesse e delicate e in possesso di conoscenze e strumenti sia sul piano giuridico, che sociale e psicopedagogico. Ecco perché la Fondazione Affido punta molto alla formazione degli operatori del settore.

Potrete trovare maggiori informazioni sul sito dell’associazione Affido onlus.

Per chi fosse interessato, segnalo inoltre il corso di formazione di III livello per “Esperto in Affido Familiare”, organizzato dall’associazione e riconosciuto dalla Regione Campania, della durata di 1 anno ( 400 ore, di cui 340 di teoria e 60 di stage – costo 800,00 €, pagabili in due rate), che si terrà a Napoli presso la sede della Fondazione.  Per avere informazioni rivolgersi alla segreteria organizzativa al n. 081/787.20.37 oppure inviare una e-mail all’indirizzo: formazione@gescosociale.it.

Vi lascio con un bel video sull’affido con protagonista Isa Danieli: perchè fidarsi è bene, affidarsi è bello!

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