L’evitante:il terrore dell’altro

Chi di noi non ha problemi con la vicinanza degli altri? Tutti, chi più o chi meno, per quanto desideriamo il contatto con gli altri, ne siamo anche in qualche modo intimoriti. Eppure facciamo la nostra vita, abbiamo le nostre amicizie e relazioni, intratteniamo rapporti cordiali. Qualcuno però proprio non ci riesce. Il D.S.M. IV li chiama le strutture evitanti di personalità.

Le cosiddette personalità “evitanti” sono caratterizzate da una forte paura dell’intimità che le spinge a evitare le situazioni sociali per la paura dei giudizi negativi degli altri. L’evitante manifesta una marcata timidezza, evita attività lavorative che implicano un significativo contatto interpersonale, poichè teme di essere criticato, disapprovato, o rifiutato; è riluttante nell’entrare in relazione con persone, a meno che non sia certo di piacere; è inibito nelle relazioni intime per il timore di essere umiliato o ridicolizzato; è inibito in situazioni interpersonali nuove per sentimenti di inadeguatezza; si vede come socialmente inetto, personalmente non attraente, o inferiore agli altri; è insolitamente riluttante ad assumere rischi personali o ad ingaggiarsi in qualsiasi nuova attività, poichè questo può rivelarsi imbarazzante.

Un’analisi interessante sulle persone evitanti è stata condotta da Lindsey Beck e Margaret Clark, attraverso tre studi volti a testare la preferenza dei partecipanti per alcune “situazioni sociali diagnostiche”, ovvero situazioni in cui devono scegliere o essere scelti da altre persone e nelle quali è probabile ricevere feedback sul gradimento che riscuotono.

La ricerca

Un primo studio rilevava che i partecipanti che ottenevano punteggi manifestavano un forte grado di evitamento (associato con paura dell’intimità e della vicinanza con gli altri), ma con bassi punteggi nell’attaccamento ansioso (coloro che temono il rifiuto) tendevano a dire che avrebbero preferito situazioni sociali in cui non c’era una valutazione da parte degli altri -per esempio, avrebbero preferito essere assegnati ad un partner in una classe di studio delle lingue, piuttosto che trovarsi in una situazione in cui le persone stesse della classe dovevano dividersi in coppie (ovviamente si sarebbero trovati di fronte alla possibilità di essere scelti o meno, sentendosi sotto giudizio).

Il pattern veniva replicato nel secondo studio che coinvolgeva una scelta reale: i partecipanti dovevano scegliere di quale gruppo di ricerca far parte per un progetto, o era il docente a formare i gruppi. In questo caso, i soggetti maggiormente evitanti preferivano che fosse il docente a selezionare i gruppi.

Una studio finale evidenziava come fosse possibile provocare avversione alle situazioni di diagnosi sociale, spingendo i partecipanti a pensare ad una persona alla quale per loro era spiacevole essere vicini.

Beck e Clark affermano che i risultati della loro ricerca sono un esempio esplicativo di un’area poco esplorata: come la personalità può influire sulla vita delle persone, condizionando le situazioni in cui si mettono. “Schivando le situazioni di diagnosi sociale, le persone evitanti cercano di proteggersi dall’intimità, dalla perdita del controllo e dal rifiuto, ma così si perdono le gioie e i benefici di una relazione basata sulla reciprocità e sulla fiducia” - affermano le ricercatrici, “allo stesso modo però hanno il beneficio di limitare l’investimento affettivo in relazioni poco importanti”.

A conti fatti io credo che la questione sia semplice e complessa allo stesso tempo: chi è terrorizzato dallo stare in relazione con gli altri, spesso considera lo stare solo il male minore.

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[Beck, L., & Clark, M. (2009). Choosing to Enter or Avoid Diagnostic Social Situations. Psychological Science, 20 (9), 1175-1181 DOI: 10.1111/j.1467-9280.2009.02420.x]

- Your personality type affects the situations you place yourself in – Research digest blog

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