Negli ultimi scampoli d’estate, quello che sicuramente non rimpiangiamo delle tanto amate vacanze sono le lotte per accaparrarsi un posto in spiaggia e i lunghi kilometri fatti a piedi sotto il sole per non essere costretti a piantare l’ombrellone addosso agli altri bagnanti. E’ l’amigdala che c’insegna a prenderci i nostri spazi.
Se salite su un treno superaffollato e vedete che l’unico posto libero è un mezzo sedile incastrato tra 2 pendolari stanchi di fronte ad altri tre passeggeri sepolti da una montagna di giornali, cibarie e borsoni, è molto probabile che sceglierete di rimanere in piedi. Solo per raggiungere e occupare lo spazietto vuoto, l’inevitabile invasione del vostro spazio personale annullerebbe qualsiasi comfort che potrebbe venire dal riposare le gambe.
Un nuovo studio suggerisce che la nostra amigdala, una piccola ma fondamentale struttura cerebrale a forma di mandorla, potrebbe essere la causa di una tale avversione per le distanze troppo ravvicinate con gli altri. L’amigdala si trova nella profondità del lobo temporale di ogni emisfero, solitamente associato con il processamento delle emozioni, specialmente la paura e il disgusto.
Daniel Kennedy e i suoi colleghi, in un case report pubblicato su Nature Neuroscience, hanno documentato il caso di una donna (S.M.) che in seguito al danno bilaterale dell’amigdala, sembrava aver perso il senso dello spazio personale. Quando le veniva chiesto di indicare la distanza interpersonale alla quale si sentiva più a suo agio, mentre una sperimentrice le si avvicinava, S:M: scelse uno spazio di 34 cm – decisamente più basso di tutti gli altri 20 partecipanti all’esperimento, che preferivano in media una distanza di circa 64 cm.
Inoltre, quando le veniva chiesto di dare un voto al comfort che provava (da 1 = perfettamente a mio agio, a 10= estremamente a disagio), quando lo sperimentatore si metteva proprio naso contro naso con lei, con un contatto diretto degli occhi, a quella situazione lei dava un punteggio pari a uno (perfettamente a mio agio). In realtà S.M. capiva in via teorica il concetto di distanza personale e si rendeva conto che le altre persone preferiscono una distanza maggiore rispetto a quella scelta da lei, ma sembrava aver perso la necessità che ogni essere umano sente di uno spazio tutto per sè.
Questi dati suggeriscono che l’amigdala potrebbe essere coinvolta nelle forti reazioni emotive che sottolineano la violazione dello spazio personale. Per supportare i loro dati, i ricercatori hanno sottoposto i partecipanti sani a studi di neuroimaging in cui hanno verificato cosa succedeva all’attivazione dell’amigdala quando ai partecipanti veniva detto che un ricercatore era vicino o lontano rispetto a loro. Come colevasi dimostrare, l’amigdala si attivava maggiormente quando il ricercatore era vicino.
Ma come si sviluppa il senso dello spazio personale? Sarebbe interessante approfondire se l’amigdala sia necessaria ad imparare l’associazione tra distanza ravvicinata e pericolo, o per elicitare le risposte emotive innate alla vicinanza degli altri.
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Fonti:
- The woman with no sense of personal space – Research Digest Blog
- Kennedy, D.P., Glascher, J., Tyszka, J.M., & Adolphs, R. (2009). Personal space regulation by the human amygdala. Nature Neuroscience : 10.1038/nn.2381



















