Alzheimer e diagnosi precoce: riconosci Britney Spears?

Alzheimer's disease

Psicozoo ha parlato spesso dell’importanza di una diagnosi precoce dell’Alzheimer, che è in grado di migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti. Una delle maggiori tragedie legate a questa terribile malattia è infatti il problema per cui la diagnosi viene effettuata quando è già troppo tardi: quando i primi segni di confusione mentale e le prime amnesie compaiono, il disturbo ha già compromesso il cervello, cominciando a distruggerlo progressivamente da almeno una decade o più, causando danni irreversibili.

Una speranza viene forse dai ricercatori della Cleveland Clinic, i quali sostengono di aver trovato un modo per identificare coloro che sarebbero maggiormente a rischio di sviluppare il disturbo molto prima che si manifestino i sintomi, semplicemente chiedendo loro di riconoscere personaggi noti come Britney Spears o Albert Einstein. Lo studio in questione dimostra che quando le persone a alto rischio di contrarre l’Alzheimer provano a riconoscere un nome famoso, il loro cervello si attiva con modalità molto diverse da quello delle persone non a rischio. Grazie alle tecniche di neuroimaging, in particolare con la Risonanza Magnetica funzionale, le differenze di attivazione possono essere evidenziate.

La ricerca

Lo studio, pubblicato sulla rivista Neurology e condotto da un team guidato da Stephen Rao, specialista del neuroimaging, ha coinvolto 69 persone sane, con un’età compresa tra i 65 e gli 85 anni. I ricercatori hanno diviso i gruppi in 3 categorie: coloro che non presentavano fattori di rischio per l’Alzheimer; coloro che avevano una storia familiare di Alzheimer, ma non presentavano indicatori della malattia nel loro patrimonio genetico; coloro che presentavano sia una storia familiare , sia una versione del gene per l’apolipoproteina E4 (ApoE4) che sembra essere legata alla malattia. I soggetti si sottoponevano alla risonanza e mentre erano nell’apparecchio, venivano loro mostrate immagini di personaggi più o meno famosi.

I ricercatori notarono che quando i volontari vedevano personaggi come Britney Spears, George Clooney, Albert Einstein e Marilyn Monroe (volti che chiunque può riconoscere), coloro che erano a rischio di Alzheimer, mostravano una maggiore attivazione dell’ippocampo, della porzione cingolata posteriore e della corteccia frontale, tutte aree coinvolte nella memoria. Nel gruppo di controllo (i soggetti non a rischio), il cervello si attivava maggiormente solo rispetto a nomi meno familiari, come Irma Jacoby, Joyce O’Neil e Virginia Warfield.

L’interpretazione

Questi dati suggeriscono che il cervello delle persone a rischio deve lavorare duro anche per riconoscere volti molto noti, allo scopo di compensare l’attività carente di neuroni già danneggiati o distrutti, mentre il gruppo di controllo deve fare grossi sforzi solo per ricordare nomi meno conosciuti. E’ significativo evidenziare come in nessuno dei due gruppi fossero già presenti segni strutturali di demenza, quali forme di atrofia o neuroni morti, o almeno non ancora.

“Questo fenomeno” – spiega Ralph Nixon, psichiatra presso la New York University e vicepresidente del consiglio di consulenza dell’Alzheimer’s Association - “costituisce un passo importante rispetto al tentativo di diagnosticare le disfunzioni cerebrali ad uno stadio più precoce di quello possibile con qualsiasi altra misura clinica del declino cognitivo. Il disturbo comincia infatti molto prima che ci siano dei sintomi.”

Conoscere in anticipo la possibilità di una vulnerabilità al declino cognitivo, aiuterà anche la ricerca, perchè i soggetti a rischio potrebbero partecipare alla sperimentazione di nuovi farmaci realizzati per posporre o ridurre i sintomi.

“Se possiamo ritardare lo sviluppo dell’Alzheimer di 5 anni” - sostiene Rao – “possiamo ridurre l’incidenza della malattia della metà. Se possiamo ritardarlo di 10 l’avremo praticamente eliminato perchè le persone morirebbero prima per altre condizioni.”

Effettivamente, considerando la tarda età in cui si manifesta il disturbo, sarebbe una bella prospettiva.

Fonte:

- What Britney Spears Can Reveal About Alzheimer’s – by Alice Park

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