Bugie. Ne sentiamo, ne diciamo e spesso non riusciamo a farne a meno. Che siano grosse o piccole, a fin di bene e o vere crudeltà, la menzogna fa parte della nostra natura di esseri umani. Come mai?

Riporto alcuni stralci di un’intervista che Il Professore ha rilasciato a Time.com.
Com’è possibile? La verità è che siamo tutti creduloni e non siamo molto bravi a cogliere l’inganno negli altri. Quando cerchiamo di capire se una persona è sincera, guardiamo elementi sbagliati del suo linguaggio non-verbale ed erriamo nelle interpretazioni. Perfino gli interrogatori non sono in grado di stabilire con certezza la verità delle affermazioni. Quel che è peggio è che molte volte noi non vogliamo scoprire le bugie degli altri, specialmente se ci dicono cose che ci fa piacere sentire. Quando chiediamo a qualcuno “Come stai?” e l’altro ci risponde “Bene”, noi non siamo realmente motivati a conoscere i suoi dolori e le sue pene, così ci accontentiamo della risposta.
Nella nostra cultura è facile mentire perchè la bugia è tollerata e incentivata. Risulta scarso anche il senso di rimorso, perchè la menzogna non è considerata moralmente riprovevole in maniera eccessiva. Spesso ci sentiamo autorizzati a mentire perchè partiamo dall’assunto che le bugie favoriscano le relazioni sociali, ma c’è un costo anche per le menzogne a fin di bene: se le persone vi dicono sempre che siete fantastici, non riuscirete ad avere un’accurata comprensione di voi stessi. Le bugie lasciano una macchia sulle relazioni e se vi risulta facile mentire alle persone per le piccole cose, diventerà sempre più ovvio farlo anche per le grandi. Mentire è considerata un’abilità sociale, ma secondo Feldman non è programmata geneticamente, tant’è vero che i bambini piccoli non sono in grado di farlo. Noi impariamo a mentire e lo insegnamo ai nostri bambini per imitazione.
Nel suo libro Feldman ha evidenziato un fenomeno sconcertante: studi sul Dna dimostrano che il 10% delle persone ha un padre diverso da quello che crede di avere. Questo fenomeno mette in luce quindi che, anche se tendiamo a mentire di meno alle persone più vicine, quando lo facciamo la diciamo più grossa. E il disastro ovviamente è maggiore se la menzogna viene scoperta.
Il libro si conclude con un vademecum per ridurre le bugie, che Feldman chiama AHA! Method (active honesty assessment). Il metodo consiste nel cominciare a prendere coscienza della possibilità che gli altri ci mentano e nel pretendere onestà dal nostro prossimo. Allo stesso modo dobbiamo chiedere onestà a noi stessi: non è necessario essere crudeli con gli altri per essere sinceri, basta trasmettere le informazioni in maniera onesta.
Il paradosso sta nel fatto che se si è sinceri al 100%, non si sarà molto popolari. L’onestà è la politica migliore, ma non è perfetta.
Fonte:
- Why We Lie So Much – By Eben Harrell



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1 Commento
Prima regola: Apparire piacevoli.
Tutto ciò che ci circonda e assoggettato a questa regola.
Ci indebitiamo, ci sottoponiamo a torture fisiche anche terribili per portare il nostro aspetto ad assomigliare a stereotipi che, mentendo, riteniamo da emulare.
Facciamo cose esageratamente al di là della nostra portata, soprattutto economica; inventiamo oggetti praticamente inutili,che assecondino ciò (vedi SUV).
Soluzioni?
Senza la consapevolezza dell’impermanenza?
Solo paliativi.
Un abbraccio