Febbre suina: il vaccino e’ sicuro?

Abbiamo tutti sentito parlare, non senza allarme, della fatidica “febbre suina”, l’influenza causata dal virus A/H1N1, sviluppatasi inizialmente nei maiali e trasmessa poi all’uomo in forma mutata. Nonostante i media tendano a minimizzare, pare che il prossimo autunno questo virus incontrerà una larga diffusione, tanto che si parla già di pandemia. Ecco dunque che parte la campagna di vaccinazione.

In Italia la vaccinazione della popolazione prenderà il via il prossimo 15 novembre, con l’immissione sul mercato di 8 mln di dosi, che saranno a disposizione a partire dal 15 novembre sino a tutto il mese di dicembre. La seconda fase di vaccinazione prevede altri 16 mln di dosi del vaccino, che saranno disponibili a partire dal 31 gennaio in poi. L’obiettivo è quello di vaccinare il 40% della popolazione al di sotto dei 65 anni di età.

Nel frattempo, nel resto del mondo, la campagna di vaccinazione ha già avuto inizio. In prima istanza, in molti paesi del mondo colpiti dal virus (ad esempio la Spagna, l’Inghilterra e gli Stati Uniti) si è valutata la necessità di vaccinare gli operatori della salute, i quali, per professione, hanno maggior rischio di contagiarsi e di diffondere il virus. Inoltre, la loro eventuale assenza da lavoro per l’influenza, in un momento di emergenza sanitaria, potrebbe essere preoccupante. Ecco perchè l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fortemente raccomandato la vaccinazione del personale medico.

Eppure sembra che i sanitari non siano stati tanto propensi a vaccinarsi: come mai?

Uno studio condotto ad Hong Kong su 2.255 sanitari nel 2009 ha evidenziato che, anche nel momento di maggior panico, meno della metà del personale medico ha accettato di vaccinarsi. E questo è successo anche nella quasi totalità degli altri paesi. La maggior parte di loro affermava di aver paura degli effetti collaterali e dubitava della sicurezza e dell’efficacia del vaccino.

Paul Chan della Chinese University of Hong Kong, uno degli autori dello studio, ha evidenziato come in tutto il mondo, meno del 60% dei sanitari sia vaccinato contro l’influenza classica, figuriamoci contro la febbre suina. Gli autori sottolineano come, in fondo, gli addetti alla salute pubblica non siano diversi dagli altri rispetto ai vaccini: “Come il resto della popolazione, danno per scontato di non aver bisogno del vaccino, perchè non pensano che si ammaleranno.” La solita idea dannosa che ci aiuta a sopportare l’angoscia di essere mortali: “A me non capiterà.”

Ma se ne hanno paura loro che sono del settore, ci possiamo fidare di questo vaccino?

Il vaccino attualmente è sotto test. Sembra che tra le poche migliaia di persone che hanno ricevuto l’iniezione, nessuno di loro abbia riportato qualcosa di più grave di un pò di dolore o di un braccio gonfio. E’ difficile che siano evidenziati gli effetti collaterali più rari prima che il vaccino sia effettuato su milioni di persone. Si ipotizza che gli effetti collaterali potrebbero includere la sindrome di Guillain-Barre, una paralisi temporanea che emerse dopo il vaccino influenzale del 1976 e si verificò una volta su un milione di vaccinazioni.

Questi dati ci confortano: pare che, tutto sommato, il vaccino non sia pericoloso, mentre la febbre suina lo è o lo diventerà presto.

Fonte:

- Half of health workers reject swine flu shot – Yahoo news

- 10 domande sulla febbre suina – Futuroprossimo.it

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1 Commento

  • 19 settembre 2009 | Permalink |

    Le influenze stagionali, mi pare d’aver capito che in genere partano da paesi dove germi e virus hanno maggiori possibilita di diffondersi e di mutare.
    Ogni anno, prima di questo, portava una di queste influenze e ha provocato centinaia di migliaia di vittime, beninteso, ogni anno.
    Ovviamente le morti, sono dovute più ad un aggravarsi di già precarie condizioni di vita piuttosto che a causa dell’influenza stessa.
    Per quest’ultima influenza, viceversa, abbiamo visto contaminare più presto il mondo occidentale quindi, un maggior numero di potenziali clienti per vaccini e antinfluenzali generici. In Africa e Asia i potenziali clienti sono molti di meno e possono anche morire tanto contano poco nel mondo del mercato globale.
    Ora, pur non avendo un vero e proprio vaccino, per quello che ho capito si tratta solo di forti dosi di interferone, abbiamo un’enormità di banconote da sfilare dai portafogli di persone che hanno una percezione del disagio molto bassa e molto forte.
    Negli scorsi anni non si faceva caso alle migliaia di morti, quest’anno si fa il conteggio praticamente ad uno ad uno, paese per paese, regione per regione, famiglia per famiglia; si è arrivati a convincere le persone della gravità di una malattia, praticamente ordinaria, fino a generare gravi casi di stigmatizzazione.
    Con ciò non voglio cinicamente dire che le 6-8mila vittime annuali italialiane siano poca cosa, assolutamente, ma se chi è addetto ai lavori ritiene questi numeri fisiologici, perché dobbiamo farci prendere in un meccanismo che è evidentemente diretto a farci credere sempre malati?
    Forse però tutto questo bailamme servirà almeno ad una cosa, cioè molto probabilmente ridurrà il numero di vittime ridimensionandolo molto, solamente perché chi dirige centri sanitari e ospedali, si vedrà bene di inserire individui nelle liste di morti per influenza, attribuendo il decesso a tutto tranne che alla H1N1, mentre prima si faceva, forse, tutto il contrario, si porterà quindi, a ridimensionare quel 6-8mila.
    Risultato, nulla cambierà se non i conti bancari di aziende che vedranno moltiplicarsi gli ordini di medicine praticamente inutili.
    Consapevolezza, questa è la parola d’ordine

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