Erano appena usciti da un locale vicino al «Gay Village» dell’Eur, Dino e il suo ragazzo Giuseppe e si stavano scambiando un bacio, quando un tale noto come “Svastichella” (un soprannome, un programma) ha pensato bene di prendere Dino a coltellate. E perchè no, a Giuseppe ha rifilato un bel pò di bottigliate in testa. Ora Dino è ricoverato al Sant’Eugenio (per fortuna si sta riprendendo) e vuole andar via dall’Italia. Come dargli torto?
La vicenda
Svastichella è una personcina davvero per bene. Si chiama A.S., ha 40 anni e viene da un quartiere difficile, i “ponti” del Laurentino 38. E’ pluri-pregiudicato per spaccio, furti vari e aggressioni. Le ultime imprese? Si è messo a sparare all’impazzata contro i citofoni del palazzo di uno spacciatore e contro la madre affacciata al balcone. L’ultima volta per prenderlo, quattro poliziotti sono rimasti feriti. Ha un certificato di semi-infermità mentale che lo protegge dalla galera e che gli permette di godere di una bella pensione d’invalidità. Anche stavolta il giustiziere della notte non è stato arrestato, ma solo indagato, perchè non è stato colto in flagrante e perchè gli inquirenti non ravvisano il pericolo di fuga. Ma se è considerato infermo di mente e se ha dimostrato più volte la sua pericolosità, visto che in carcere non ci va, come mai non viene “ospitato” in un ospedale psichiatrico giudiziario? Le solite incongruenze della legge italiana.
Dino intanto dall’ospedale manifesta la sua paura giustificata e il suo desiderio di lasciare un paese in cui l’omosessualità è ancora solo “tollerata” a distanza dai benpensanti. Il suo ragazzo, Giuseppe, che vive in Spagna, annuncia di volersene tornare definitivamente nel paese che l’ha accolto, prendendone la cittadinanza e di voler “rispedire il passaporto italiano al presidente Napolitano”.
Intanto la gente continua a riempirsi la bocca con affermazioni quali “Io accetto i gay, l’importante è che non siano troppo espliciti nelle loro effusioni”. Come se fossero cagnolini che si annusano per strada. “Sono dolci e sensibili” dicono ancora, dimenticando in fondo che si tratta di persone e non di una razza di animali esotici.
Omofobia
La difficoltà degli esseri umani di confrontarsi con tutto quello che è lontano dall’evidenza naturale, nasce spesso da una serie di postulati erronei, a cui la nostra mente si aggrappa per sopportare la paura di andare oltre quello che diamo per scontato come vero e giusto.
Alcuni di questi postulati sono ad esempio:
- “Quello sembra proprio gay, si vede da come si muove“. E’ difficile determinare l’orientamento sessuale di una persona dalle sue movenze o dai suoi interessi. Non tutti gli omosessuali maschi sono effeminati, o amano la moda, la cura del corpo, un certo tipo di musica e non tutte le lesbiche portano i capelli corti e vestono da “camionisti”.
- “E’ diventato gay”. Non è detto che gay ci si diventi, visto che le cause dell’omosessualità non sono ancora note. Alcuni studi sembrano evidenziare che ci siano fattori biologici o genetici alla base dell’omosessualità. C’ anche da evidenziare che spesso l’omosessualità si manifesta prima della pubertà o dell’inizio della vita sessuale. L’orientamento sessuale non è una scelta consapevole, ma qualcosa che fa parte dell’identità delle persone, indipendemente dai possibili fattori che lo determinano.
- “L’omosessualità è una perversione”. Una perversione patologica nasce quando una persona costringe un’altra a qualcosa per cui non è consensiente. Non mi sembra il caso dell’omosessualità. Statisticamente, ad esempio, la maggior parte dei pedofili sono eterosessuali (quella sì che è una perversione). Inoltre i gay non importunano altre persone del loro stesso stesso più di quanto non lo facciano gli eterosessuali.
- “I gay cambiano continuamente partner sessuale e non sono capaci di relazioni stabili”. Come tutti, alcuni gay hanno relazioni stabili, altri occasionali. Nè più e nè meno degli eterosessuali. Come gli etero inoltre, alcuni gay indossano abiti sgargianti e amano la vita mondana, altri preferiscono la tranquillità di casa loro o una pizza con gli amici.
- “L’AIDS è più diffuso tra i gay”. Non è così: questo virus infetta chiunque abbia rapporti non protetti o scambi sangue infetto, ad esempio attraverso siringhe. Attualmente gli individui più colpiti dall’HIV sono le donne eterosessuali.
Un’ultima chicca. I giornali che denunciano la vicenda con fare indignato, dichiarano che Dino, all’Eur baciava “un amico“. Se proprio ci vogliamo attenere al senso comune, non si baciano gli amici: al mio paese si baciano i fidanzati o gli amanti. E’ così disdicevole per la stampa italiana dire che un gay ha un fidanzato? Se la pensate così, scrivete pure che Svastichella ha fatto proprio bene.
Fonti:
- Roma: coltellate al gay, c’è un complice – Corriere della sera.it
- “Non odio i gay ma..”. Gli stereotipi omofobi sulle persone omosessuali





















13 Commenti
i gay non dovrebbero baciarsi in pubblico… è disgustoso… e dopo che gli è stato fatto notare hanno pure risposto male… questo significa andarsele a cercare…. naturalmente l’accoltellamento non è giustificato… ma quando te le cerchi…. non sai quante ne trovi… quindi non ti devi lamentare: te le sei cercate
mi piacerebbe sapere cosa ne avrebbe pensato Pasolini di sta faccenda. A me svastichella mi par proprio un -ragazzo di vita-. Lo vedrei bene in un film di pasolini. come lui ne ho conosciuto tanti. ci son anche cresciuto. poi ognuno prende la sua strada ovvio. conosco bene le tare sociali. tipi come svastichella, a parer mio, hanno molto più bisogno degli altri. no. nessun pietismo. non sono cristiano. solo lo sconforto di sapere che certe vite son segnate. da questa eterna periferia dell’essere. da cui molti cercan di liberarsi con l’andar fuori di testa. e combinar casini.
Caro Gino,
ho pubblicato questo commento perchè si risponde da solo!
Baciare una persona che ci piace vuol dire cercarsi le botte? Diamine, allora chiunque faccia un’effusione per strada,magari lo lapidiamo!
Sono senza parole…
Caro luis,
non sai quanto sono d’accordo con te. Ecco perchè ritengo che persone come Svastichella dovrebbero essere curate in centri specializzati, non liquidate con una pensione per poi lavarsene le mani. Questo mi fa rabbia più di ogni altra cosa.
A Lucia
Io invece credo che i centri specializzati, come spesso la scuola, o qualunque altra istituzione possano ben poco. qui, è l’infelicità di ognuno di noi che non andrebbe curata bensì amata. ma come si può sentirsi amati se le nostre città sono diventati luoghi infernali, cementifici di costrizione a tutti i livelli? in sintesi: come può una realtà che fa schifo curare chi fa schifo? io, da certe situazioni ho tentato di venirne fuori. in parte ci son pure riuscito. Ma capisco quelli come svastichella. eccome! perchè gente come lui, vicino, amica, ne ho avuta un sacco. e io mi son salvato forse per puro caso. io che non sono di roma. che sont de milan. ma tanto vale…ciao
Caro Luis,
la profondità dei tuoi commenti mi colpisce molto e mi commuove perchè ci leggo dentro la comprensione che deriva dall’esperienza.
E’ vero che noi cresciamo in un contesto e in una storia che spesso decide per noi e dobbiamo essere molto fortunati nel trovare le persone e le motivazioni giuste che ci permettano di crescere in maniera più o meno decente.
Eppure -sarò folle- credo ancora che si possa sempre mettere un freno alla caduta e decidere di cambiare vita. Magari non ci si riesce, ma l’idea che sia giusto arrendersi alla barbarie che ci circonda, sentendoci giustificati per il fatto che tanto è tutto uno schifo non mi va proprio giù.
Ci sono persone che nascono nel dolore e nella desolazione, eppure fanno le valige e cercano qualcosa di meglio. Come te del resto, che nonostante fossi circondato da tanti svastichella, non sei diventato uno di loro.
Un abbraccio.
A Lucia
va beh, non vorrei che parlassimo solo io e te. ma è bello farlo. vado al sodo. un tipo come svastichella può essere capace di atti di grande crudeltà come di eccelsa generosità. Vive all’estremo. Lo so. ma non credo, nonostante le tue parole, che nella situazione in cui viviamo si possa avere la ragionevole certezza di una via d’uscita. viviamo nel tortuoso labirinto del caso. Pure ci possiamo aiutare certo sì. E c’è anche chi ce la fa. Quello che provo per lui è una grande compassione. non in senso cristiano. ma per comunanza di esperienza. non credo di essere molto migliore di lui. solo più fortunato. e mi dispiace davvero tanto che ora lo si tratti come un mostro. perchè allora sono un mostro anch’io (e quanti come noi). grazie e auguri per il tuo lavoro
Luis,
in questo momento ci sono tante persone che ci leggono e che magari non commentano perchè non trovano le parole, ma che si rivedono nelle tue. Per questo ti ringrazio.
Vedi, per carattere e per il lavoro che faccio sarei portata istintivamente a giustificare e a cercare di capire. Ma è proprio lavorando con i pazienti più gravi e nelle realtà più complicate, che ho capito che sospendere completamente il giudizio non aiuta nè me nè gli altri a crescere. Mostrarsi sempre comprensivi, assolvere qualsiasi forma di comportamento, anche quelli più aberranti, sarebbe come lavarsene le mani dicendosi che non può essere altrimenti.
Se non potessimo andare oltre la nostra storia, non varrebbe la pena vivere. Ti ripeto, questo non significa che è facile cambiare la nostra vita, che ci andrà necessariamente bene, o che tutti sono in grado di farlo. Ma questo non consente a nessuno di prendere a coltellate uno che nemmeno conosce. Se lo permettiamo è solo per la paura di esserne in qualche modo coinvolti.
Lo stato spenderebbe molti più soldi se si mettesse in testa di allestire progetti nei quartieri difficili, se mandasse specialisti e volontari in mezzo alla gente, se si prendesse la briga di indirizzare le persone in percorsi di riabilitazione e invece risparmia elargendo pensioni d’invalidità e lasciando al proprio destino chi è nato nella violenza. Io invece, che lavoro nel sociale, conosco bellissime realtà che si fanno il sedere così rischiando le botte (e prendendosele anche) per recuperare i ragazzi per strada, portandoli a parolacce e a calci fuori dallo schifo. Gli operatori di strada (così si chiamano) giudicano e come, altrimenti li guarderebbe da lontano scuotendo la testa e poi li lascerebbero al loro destino.
E tu, se mi permetti, se ne sei venuto fuori, allora vuol dire che l’hai voluto fare, quindi non sei Svastichella.
Grazie a te e in bocca al lupo per tutto
“Caro” Gino, o come ti chiami, non mi interessa. Sei solo un sudicio fascista imbevuto di ideologie retrograde e pericolose. Sei esattamente il tipo di persona che rinchiuderei in qualche bella clinica, al pari del tuo amichetto “svastichella” (bleah). Di botte dovresti prendertene tu e molte, cosi che magari impareresti a rispettare gli altri, e sopratutto l’amore degli altri che è sacro e inviolabile al di la dei sessi. Quelli come te sono la rovina di questo paese. Fai schifo.
Caro Luca,
capisco la rabbia che può fare un commento come quello di Gino e in cuor mio la condivido pienamente, ma minacciare o insultare chi ha un’idea diversa dalla nostra, purtroppo ci mette sullo stesso livello di svastichella.
Un saluto
A te Luca
non che io debba far l’avvocato difensore di Svastichella. mi sembri solo un po’ esagerato. vabbè che sei incazzato. ma se mi incazzo io/s’incazza quell’altro/quell’altro ancora…che facciamo? ci ammazziam tutti? diamoci una calmata, per carità! Le botte fan male. a prenderle e a darle. te ci hai mai provato? credi proprio che tutto si risolva prendendo uno che c’ha un sacco di problemi e chiuderlo a chiave? ma sì. mi spiace dirlo, ma si è proprio capito un cazzo! e scusa lucia per la parolaccia.
Il fatto stesso che queste persone vengano etichettate come appartenenti ad un categoria “gay e lesbiche”(quasi come fosse un titolo del Times) ,è già di per sè una forma di discriminazione a mio avviso, di certo l’omesessualità non può essere considerata tra i parametri della normalità, sia perchè si distingue tanto dal convenzionalismo, dalle tradizioni, e sia per il semplice fatto che esistono più eterossessuali piuttosto che omosessuali, ma il filo conduttore del discorso indica che l’omossessualità esiste e deve essere accettata cosi’ com’è,nella sua accezione che cambia da individuo a individuo ma non come diversità. Ragazzi siamo in una paese democratico ognuno ha diritto di fare ciò che vuole nei limiti espressi dalla legge, e per ora (fortunatamente),questa non ci ha ancora vietato di amare chi si vuole, l’ha come omesso astutamente, ma la mentalità della gente, tacitamente ci discrimina ogni giorno, per ogni azione.
Immaginate se a tutti piacesse il colore azzurro, o se tutti preferissero mangiare sempre e solo pasta al sugo…
oppure immaginate utopicamente che un giorno su questa terra ci siano più omosessuali piuttosto che eterosessuali…quella sarebbe la nostra rivincita…ditemi un pò : “se noi ,in quel caso,vi impedissimo di amare il vostro amato o la vostra amata come la prendereste????
L’omosessualità non è una patologia, non è una devianza,non è violenza agli occhi degli altri….se ne vede già tanta di violenza al mondo che ci si sofferma sull’assurdità..
Non è vero che è omosessuale solo il figlio di genitori separati, oppure il ragazzo maltrattato…
I miei genitori mi hanno sempre amata, sono sempre andati d’accordo e nn sono mai stata maltrattata, eppure…sono fidanzata con una ragazza, anzi direi con il mio amore…amore, amore cos’è l’amore….
Per curiosità mi sono imbattuta in una ricerca, ed il nostro dizionario italiano definisce l’amore
come quel “sentimento di affetto vivo, trasporto dell’animo verso una persona o una cosa, dunque ho ricercato il senso del termine persona: termine con cui si designa genericamente un individuo umano, senza distinzione di sesso, condizione, ecc.
Perchè distorcere tutto, il senso dei termini, e il senso dell’effettività, è effettivo e certo che una persona possa amare un’altra a prescindere dal sesso.
Io credo che ogni persona sia predisposta ad innamorarsi di un’altra a prescindere dal questo…
Ad esempio, ritorniamo un pò al passato, diversi anni fa in chat era frequente lo scambio di foto, ci si iscriveva con un nomignolo ed ognuno,in questo modo,poteva dare informazioni false,cosa che ancora oggi si ripete…
Ognuno di noi si può mettere alla prova,può smentire se stesso in chat , fingere di essere qulcosa che non è,cambiare sesso perchè no,farsi conoscere per quello che pensa non ricorrendo all’abituale e scontata apparenza estetica.Sì perchè l’estetica può essere ma anche non essere,è un qualcosa di soggettivo che ognuno di noi utilizza a proprio modo,è un oggetto dietro cui nascondersi per sfuggire a volte al parere della gente…ma la gente che ne sa?
La gente cambia in continuazione,dobbiamo dunque cambiare per essa?La gente vive la sua vita indisturbata,presta attenzione alla parola “PRIVACY” e non vedo perchè noi nn dobbiamo fare così..
Purtroppo mi rendo conto che a volte è inutile dire ciò che si esprime perchè non tutti riescono a cogliere il significato di queste parole..è inutile al giorno d’oggi essere eleganti di parola,come dire innovativi,la maggior parte della gente IGNORA.
Per questo esiste il pregiuzio , e questo esisterà sempre, a meno che si alzi il grado di conoscenza, e mi riferisco ad una conoscenza di vita che permette di svincolarci dai limiti della nostra ragione.Si preferisce a volte tacere per non fare male alle persone che ti amano,che ti hanno regalato la vita,ma non si sceglie di vivere…così come non si sceglie di AMARE….
Concludo augurando a tutti coloro i quali giudicano in maniera spregiudicata di incorrere nello stesso problema , magari un figlio gay
@semplicemente io – Non condivido la tua visione della cosa: non è affatto vero che la gente vive la sua ‘privacy’ tranquillamente, i giornali sono pieni di titoli come “pirata investe ragazzo rom”, oppure “giapponesi truffati a Roma”. Cos’è, che forse i giapponesi o i rom sono razze inferiori?
Mi viene da dire: che c’entra? Se dico “uomo” o “donna” sto discriminando qualcuno? Dovrei qualificarli come “umano” senza specificare il sesso?
Uno dei problemi di un dibattito imbarbarito è l’incapacità manifesta di ascoltare: che c’entra la questione del titolo dei giornali con le giuste istanze di persone normali che non vogliono altro che una vita normale?
Vuoi che un giornale dia una notizia senza dare categorie, quando tu stesso te le attribuisci: “auguro a tutti un figlio gay”. Faccio conto che tu abbia augurato solo “un figlio” a tutti, altrimenti stai adoperando una categoria.
Sarò felice di avere un figlio e lo amerò. Per me sarà solo un figlio, forse qualcuno contesterà il suo modo di essere, forse qualcun altro come te sarà contento perchè si è auspicato che avesse proprio quel modo di essere, ma alla fine che differenza fa?
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[...] Tratto da: psicozoo.it [...]