Nella storia della Psicologia, i ricercatori hanno riscontrato quanto sia difficile misurare la felicità, anche perchè questa parola non ha lo stesso significato per tutti gli esseri umani. Eppure qualcuno ci è andato vicino.
La maggior parte degli studi che hanno tentato di misurare quanto le persone sono felici, hanno utilizzato scale a misura globale in cui i partecipanti dovevano rispondere a domande sul grado di soddisfazione che riscontravano nella loro vita. Ovviamente, nel rispondere a tali domande, le persone possono essere influenzate dal loro umore al momento di svolgere il questionario e spesso danno delle interpretazioni personali di parole vaghe come “soddisfazione”.
A quel punto arrivò il grande premio nobel e Psicologo israeliano Daniel Kahneman col suo “Day Reconstruction Method” (DRM). Attraverso questo strumento di misurazione, i partecipanti erano invitati a dividere la giornata precedente in singoli episodi e a valutare i loro sentimenti rispetto ad ognuno di essi. I risultati si sono rivelati molto più attedibili delle precedenti scale di misurazione ed hanno svelato fenomeni interessanti. Secondo Il DRM, le persone passano moltissimo tempo facendo cose che affermano di non amare, come trascorrere del tempo con i loro bambini e spostarsi (due cose un pò diverse, non trovate?).
Due studiosi inglesi, Mathew White e Paul Dolan, hanno ripreso lo strumento di Kahneman, sostenendo che il DRM può essere usato anche per misurare i pensieri e non solo le emozioni. La loro ricerca ha coinvolto 625 partecipanti, ai quali è stato chiesto di completare un questionario online sul giorno precedente, generando in media 10 episodi a testa, che includevano i pasti, la lettura, il tempo con i figli, la tv e gli spostamenti. Come nella versione originale, i pazienti valutavano ogni episodio secondo i sentimenti che avevano provato in quei momenti, dando così una misura del “piacere”. Inoltre, rispetto alla precedente ricerca, i partecipanti dovevano valutare anche i loro pensieri rispetto ad ogni episodio (ad esempio, valutando il loro grado di accordo con frasi come “Penso che le attività svolte in questo episodio siano importanti/significative”), fornendo così una misura del “valore”.
In termini di “piacere”, i risultati hanno confermato quelli di Kahneman, suggerendo che noi passiamo un sacco di tempo a fare cose che non troviamo piacevoli, come “lavorare”o “fare la spesa”. Tra le 18 attività classificate “tempo con i figli” e “sesso” erano a metà delle classifica, molto più in basso di “attività fuori casa” e “guardare la tv”.
In termini di “valore”, invece i risultati si sono rivelati molto diversi: “lavoro” era al primo posto e “tempo con i figli” non molto più in basso.
Forse quello che più colpisce è la posizione occupata dalla voce “tempo con i figli”, in termini di piacere. “Se guardiamo solo al piacere, il tempo trascorso con i figli può essere considerato un brutto momento della giornata, ma se consideriamo anche il valore che ha, è un tempo speso bene.”- affermano i ricercatori. Forse la frase “Mi godo i miei figli” non è del tutto sbagliata, se il godimento è interpretato in un senso più ampio, che somma al piacere anche il valore dei momenti passati con i bambini.
Che la felicità sia la somma di piacere e valore che attirbuiamo alle cose che facciamo?
Rispetto al tempo passato a spostarsi, magari nel traffico con l’afa estiva alle calcagna, i ricercatori non hanno fatto nessuna scoperta innovativa: i partecipanti hanno valutato questa attività negativamente, sia in termini di piacere che di valore. Come li capisco.
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Fonti:
- Maybe having kids is a good idea after all – Research Digest blog
- White, M., & Dolan, P. (2009). Accounting for the Richness of Daily Activities. Psychological Science DOI: 10.1111/j.1467-9280.2009.02392.x



















