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Dispersione scolastica: un problema di tutti

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Sembra strano parlare di scuola adesso che il caldo incombe: gli studenti lettori di Psicozoo non me ne vogliano. Sembra strano anche parlare di dispersione scolastica in un’epoca in cui è usuale affermare che “ormai tutti hanno un pezzo di carta”. Eppure leggendo i dati statistici su questo fenomeno che tutti ritengono ormai arginato, sono rimasta davvero colpita e ho sentito l’urgenza di parlarne.

Le statistiche

Una statistica del 2005 ha evidenziato che la percentuale degli alunni “dispersi” nei paesi dell’Unione europea (non sto parlando del terzo mondo) è pari al 14,9% mentre in Italia la percentuale sale al 21,9%: questo significa che il nostro paese ha oltre undici punti di differenza rispetto agli altri paesi europei. Nella scuola secondaria di secondo grado su 100 iscritti, 17 studenti non riescono a concludere positivamente il proprio anno di studi. Il fenomeno si verifica soprattutto nelle Regioni meridionali e insulari, con prevalenza nelle aree periferiche.

Che cos’è la dispersione scolastica

Per dispersione scolastica s’intende l’insieme dei fattori che modificano il regolare svolgimento del percorso scolastico di uno studente. Questi fattori non riguardano solo l’abbandono, ma anche l’irregolarità nelle frequenze, i ritardi, la non ammissione all’anno successivo, le ripetenze e le interruzioni, che spesso spingono gli studenti a lasciare anticipatamente la scuola.

Il momento clou della dispersione si verifica nel passaggio tra le medie e le superiori: molti studenti che già concludono a fatica le scuole medie, affrontano il primo anno delle superiori con molti condizionamenti. In particolare, gli studenti degli istituti professionali (spesso provenienti da ambienti deprivati), si presentano alle scuole superiori con scarsa motivazione e con problematiche di carenza comunicativa e relazionale.

Le cause

La dispersione non è un fenomeno che si verifica solo a causa dello studente che evade dalla scuola o che è svogliato, ma soprattutto delle istituzioni scolastico-formative e del contesto di appartenenza.

I principali fattori causali sono:

– la disoccupazione e l’ignoranza parentali;

– la mancanza di un ambiente educativo ricco e stimolante;

– la mancanza di adeguati spazi e tempi di formazione;

– l’assenza di adeguate strategie didattiche centrate sul soggetto;

– la necessità familiare di un’attività lavorativa prematura;

– i fattori più pratici, come la distanza dalla scuola, la mancanza di adeguati servizi di trasporto che colleghino la propria abitazione con la scuola, ecc.;

– la struttura della scuola italiana che non offre sufficienti garanzie di formazione professionale (la scuola italiana com’è noto, è molto nozionistica e pocopratica).

Strategie d’intervento

Risolvere questo problema non è semplice e richiede un’approfondita riflessione di tutti gli attori coinvolti nella formazione e nell’educazione dei ragazzi.

In particolare, il sistema scolastico dovrebbe interventire su due aspetti:

1. La formazione e l’aggiornamento degli insegnanti.

Uno dei drammi della scuola è la mancanza di aggiornamento dei docenti, che rimangono legati a vecchie teorie educative e a programmi obsoleti. Anche se la scuola obbliga il suo personale alla formazione, i docenti guardano ai corsi di aggiornamento con sospetto, perchè spesso non sono fonte di reale  apprendimento per loro, ma solo dei riempitivi per adempiere agli obblighi di legge.

I docenti, inoltre, non dovrebbero lavorare da soli, ognuno chiuso nella sua disciplina e con il suo bel programmino, ma stare in rete con tutto il corpo docente e l’istituzione scolastica.

Un altro aspetto che sarebbe importante curare è la preparazione psicologica degli insegnanti: una figura educativa così importante dovrebbe essere in grado di comprendere a fondo i suoi alunni, nelle loro dinamiche personali e nel loro contesto di vita, o almeno essere affiancata da uno specialista che abbia questa funzione e che possa preparare i docenti su questi aspetti.

2. Le strategie formative e didattiche.

L’educazione dei ragazzi va costruita dentro e fuori la scuola in un sistema a rete che tenga conto dei problemi degli alunni e dei loro contesti di vita.

I programmi scolastici devono essere individualizzati e centrati sui temi della vita quotidiana e dell’ambiente economico, sociale e culturale locale e nazionale. La didattica utilizzata nelle scuole è chiusa rispetto ai problemi della vita e del mondo contemporaneo, costringendo i ragazzi a risolverseli fuori dalla scuola. La scuola che tutti auspichiamo dovrebbe essere promotrice di una cultura pluralistica, aperta alla diversità e che insegni a risolvere i problemi. Inoltre, la scuola non dovrebbe trasmettere solo le conoscenze di base ma anche le regole della democrazia e della partecipazione civile.

Mi sembra importante evidenziare anche che la soluzione del fenomeno della dispersione non può trovare posto solo nella scuola, ma è necessario il coinvolgimento politico e culturale del territorio. I cambiamenti che sarebbero necessari per arginare questo fenomeno, dovrebbero riguardare tutto il contesto socio-educativo in cui sono inseriti i ragazzi a rischio, con interventi che coinvolgano non solo la scuola, ma anche la famiglia e i loro reciproci rapporti.

Le istituzioni dovrebbero fornire ai ragazzi un sistema formativo integrato, in cui le loro famiglie vengono coinvolte e sostenute, per evitare un’educazione basata su “spezzoni formativi discontinui”, e per favorire un modello educativo coerente e continuo.

Fonti:

– “Ripensare la formazione” – Sarracino V., Strollo M. R. – Liguori editore

La dispersione scolastica e il successo formativo – scuolaER

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