Crisi: il reality che licenzia i concorrenti

La tv è lo specchio dei tempi, della cultura dei popoli, della mentalità delle comunità e delle società che la guardano. Se questa è l’era della crisi, della disoccupazione e della recessione, ecco che la televisione subito vi si adegua col suo strumento più moderno e spietato: il reality. “Someone’s gotta go” (Qualcuno deve andarsene) è il titolo del nuovo reality made in USA prodotto dalla Endemol, che uscirà l’anno prossimo su Fox.

Lo scenario è il seguente: un ufficio con 8-15 dipendenti di aziende in crisi, che devono licenziare qualcuno. In ogni puntata, i partecipanti decideranno chi tra di loro sarà licenziato, motivandone la scelta. Gli sventurati protagonisti perderanno il posto, sperando di rifarsi poi con i cachè che verranno dalla partecipazione a serate e programmi televisivi. I concorrenti porteranno acqua al loro mulino, presentandosi attraverso schede biografiche e il racconto di amici e parenti.

Non mancherà il confessionale che raccoglierà gli sfoghi e i drammi interiori dei partecipanti e una sala conferenze dove daranno sfoggio delle loro conoscenze e opinioni rispetto alla professione che svolgono. La trasmissione sarà condotta da un presentatore esperto sui temi del lavoro (magari un consulente, un editore o l’autore di uno dei tanti manuali che parlano della crisi), chiamato non solo ad animare e a seguire le discussioni, ma anche a contenere gli eccessi, che non mancheranno di verificarsi, come in ogni reality che si rispetti.

La Endemol si sta dando da fare per implementare lo show e ha già prodotto due puntate pilota del programma. “Il prescelto della prima puntata pilota - spiega Goldberg, il responsabile di Endemol Usa – ci ha detto che è molto meno brutale essere licenziati dai colleghi che dal padrone. Il risultato alla fine non cambia, ma almeno 2 ore di discussione collettiva spiegano quel che una stringata lettera dell’ufficio del personale non dice”.

Alle numerose accuse e polemiche, Goldberg risponde con nonchalance, affermando che è normale che la televisione rifletta la realtà che viviamo. “Chi partecipa è assolutamente consapevole di quello che fa – spiega – e soprattutto sa bene che, dovendo la sua azienda comunque licenziare, uno dei prescelti potrebbe essere proprio lui. Perciò se la gioca, dando anche dimostrazione – conclude Goldberg – di come un dipendente sappia o meno difendere il proprio lavoro”.

Mi tratterrò dal pronunciare la classica formula “Di questo passo dove andremo a finire”. Mi preoccupa l’idea che una situazione tanto delicata, spinga le persone a spettacolarizzarla più che a tentare di risolvere. Mi chiedo quale sarà il posto conferito all’interno del reality alla disperazione di una persona che viene licenziata, quanto si terrà in considerazione il vissuto dei suoi familiari che non avranno di che mangiare, come camperà il concorrente licenziato quando sarà sceso dalla cresta dell’onda.

E se la perdita del posto di lavoro diventerà una situazione normale, tanto da mostrarla scanzonatamente in tv, quando si smuoveranno i governi per risolvere il problema?

- “Licenzia il tuo collega”- Il reality entra in ufficio. la stampa.it

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