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Se il terapeuta va in vacanza

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Cosa succede quando lo psicoterapeuta va in vacanza? In questo periodo di Agosto, quando anche noi Psicologi stacchiamo la spina, per molti pazienti è una vera tragedia. Quello che per noi è un momento di svago e di riposo, per le persone che soffrono è fonte di agitazione e di angoscia.

La separazione, specialmente nei pazienti più gravi, può generare un senso di abbandono ed instaurare la paura di dover gestire le proprie difficoltà da soli, acuendo i sintomi o generando crisi di forte entità. Per i pazienti meno gravi  o che sono in terapia da lungo tempo, invece, una momento di distacco può essere addirittura salutare, anche se non è del tutto priva di disagio.

La tradizione della pausa ad Agosto ha avuto origine durante il periodo d’oro dell’epoca freudiana, quando molti terapeuti che durante l’anno si trsferivano vicino al loro maestro per prendere parte alle riunioni del circolo psicoanalitico, tornavano nel loro paese d’origine. La tradizione si è estesa agli specialisti di tutti i modelli, anche perchè una pausa è necessaria per evitare il cosiddetto burn-out tipico delle professioni di aiuto e per essere presenti e concentrati durante l’anno lavorativo.

Inoltre, la separazione per le vacanze può essere un indice del livello di dipendenza del paziente dal suo psicologo, fenomeno normale per i pazienti più gravi e in alcune fasi della terapia, più preoccupante in altri casi. Se la breve interruzione estiva è troppo dolorosa per un paziente, il clinico si deve interrogare sul tipo di relazione che ha instaurato e valutare se non è il caso di aggiustare il tiro.

In ogni caso, il momento del distacco estivo, se non gestito nel modo giusto dallo psicologo, può essere rischioso per due motivi:

– può indurre una profonda crisi abbandonica nel paziente, con conseguente agitazione, che può spingerlo a fare disastri;

– se la terapia dura da poco tempo e il legame non è ancora forte, la separazione può spingere il paziente a lasciare la terapia.

Come gestire la separazione nel migliore dei modi ed evitarne i danni?

Affinchè il paziente sia preparato al momento di distacco, è necessario non lasciare sullo sfondi i suoi vissuti a riguardo, ma prendersene cura, per evitare che la separazione diventi crisi profonda, o che il paziente abbandoni la terapia.

Ecco alcune semplici regole per aiutare lo psicoterapeuta ad affrontare questo momento delicato:

– Nel penultimo incontro, è opportuno far presente al paziente che la seduta successiva sarà l’ultima e che si parlerà dell’interruzione.

– Durante l‘ultimo incontro ci si prende cura del paziente, parlando di come vive la seprazione, di eventuali fantasie a riguardo (che cosa succederà mentre lo psicoterapeuta è assente) e di quali emozioni prova.

– E’ necessario chiarire di che tipo di interruzione si tratta: quanto dura, quando ci sarà il prossimo incontro, ecc.

– E’ importante dare al paziente delle piccole regole per affrontare il distacco, secondo le sue capacità e il momento del percorso terapeutico: cosa può fare nei momenti di angoscia, a chi può rivolgersi se ha difficoltà, come e con chi passerà le vacanze, e così via.

– Se lo riteniamo opportuno, possiamo informare il paziente che può telefonarci nei momenti critici, ovviamente secondo alcune regole da noi stabilite in base all’idea che abbiamo del paziente: in quali momenti della giornata può chiamarci, con quale frequenza e soprattutto in quali occasioni.

– Nell’ultima seduta prima delle vacanze è preferibile non toccare tematiche troppo forti, considerando che il paziente deve affrontare un periodo senza il supporto del terapeuta.

Al rientro dalle vacanze, specialmente se seguiamo il paziente da poco tempo, è necessario ristabilire il rapporto che avevamo creato con lui. Nella prima seduta del post-vacanze, si inizia solitamente con una fase sociale in cui si chiede al paziente com’è andata l’estate. Si tratta di una domanda generica che permette al paziente di indirizzarsi verso quello che preferisce, sia esso il racconto dei fatti o i suoi vissuti emotivi. Se la terapia dura da tempo, si può anche iniziare stando un pò in silenzio, per permettere al paziente di rientrare nel clima della seduta.

Il rientro dalle vacanze, inoltre, è un buon momento per indagare sulla relazione terapeutica, verificando se il paziente ha tenuto presenti le indicazioni che gli abbiamo dato prima dell’interruzione.

In conclusione, se gestita bene, l’interruzione estiva può essere un momento positivo sia per il paziente che per lo psicologo e giovare anche alla terapia stessa. Perciò, buone vacanze a tutti!

Fonte:

August angst: When therapists go on vacation – Los Angeles Times

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