Dislessia:leggere, che impresa!

Tanti ragazzi, pur avendo un buon livello  intellettivo, spesso incorrono in difficoltà scolastiche e vengono addirittura diagnosticati come pazienti con ritardo mentale, a causa di un disturbo frequente e per fortuna da qualche anno un pò più noto: la dislessia.

Esso consiste fondamentalmente in una difficoltà per cui le abilità di lettura (precisione, velocità, o comprensione) risultano più basse della norma per età e scolarizzazione, in assenza di ritardo mentale, o disturbi sensoriali (ad esempio problemi di vista). Quando non riconosciuta, la dislessia può interferire seriamente con l’andamento scolastico del bambino che ne soffre.

Prevalenza e decorso

La dislessia colpisce circa il 4% dei bambini in età scolare, da sola o associata ad altri disturbi specifici dell’apprendimento. Si manifesta specialmente nei maschi, con una prevalenza del 60 – 80% in più rispetto alle femmine. Solitamente la dislessia viene diagnosticata durante le scuole elementari, quando inizia l’insegnamento formale della lettura. Se la diagnosi avviene precocemente è possibileun ottimo recupero del problema, ma questo spesso non accade, specialmente se il bambino ha un alto quoziente intellettivo. In questi casi, il disturbo può persistere anche in età adulta.

Caratteristiche

Il problema fondamentale nelle persone dislessiche è che la loro capacità di lettura è di gran lunga inferiore rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare per età, cultura, intelligenza e livello d’istruzione. La lettura sia orale che a mente è caratterizzata da distorsioni, sostituzioni o omissioni, lentezza ed errori di comprensione.

Ogni bambino con questa problematica può avere caratteristiche molto diverse, secondo il tipo di difficoltà che incontra nella letura.

Le principali difficoltà possono situarsi:

  • nella discriminazione di grafemi uguali o simili, ma orientati diversamente nello spazio, ad es. la p dalla b, la b  dalla d, la p dalla q, la u e la n, ecc.
  • nella discriminazione di grafemi simili con piccole differenze, ad es. la m e la n, la c e la e, la f e la t, ecc.
  • nella discriminazione di fonemi che si somigliano dal punto di vista sonoro, ad es. la t e la d, la p e la b, la m e la n, ecc.
  • nella decodifica sequenziale, cioè nel procedere con lo sguardo da sinistra a destra e dall’alto in basso per leggere. Questo comporta:                                                                                                                                  – Omissione di grafemi e di sillabe, ad es. cato invece di canto, fume invece di fiume, talo invece di tavolo, ecc.                                                                – Salti di parole e salti da un rigo all’altro.                                                                 – Inversioni di sillabe, ad es. li al posto di il, saca al posto di casa.                – Aggiunte e ripetizioni, ad es. mamare invece di mare.
  • nell’usare l’intuito, piuttosto che leggere per superare la difficoltà. Questa può essere una buona strategie, ma al tempo stesso può comportare errori che derivano dall’inventare la seconda parte della parola dopo aver letto la prima.

Le cause

La dislessia non è un problema mentale o una malattia, ma sembra essere conseguenza della morfologia stessa del cervello di chi la presenta. Come la definisce l’International Dyslexia Association (IDA), “la dislessia è una disabilità dell’apprendimento di origine neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà a effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella scrittura (ortografia). Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio, che è spesso inatteso in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di un’adeguata istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere i problemi di comprensione nella lettura e una ridotta pratica nella lettura che può impedire una crescita del vocabolario e della conoscenza generale”.

L’elevata familiarità del disturbo inoltre, fa pensare che la componente genetica sia determinante in questa problematica. Una recente ricerca dell’Università di Yale identificherebbe nella mutazione ereditaria di un gene del cromosoma 6 (DCDC2), la presenza di un difetto nella formazione dei circuiti cerebrali preposti alla lettura.

Nei prossimi articoli sulla dislessia parleremo delle conseguenze psicologiche e dei modi per affrontarla. Vi saluto con un video a mio parere abbastanza esaustivo e chiaro su questa complessa problematica.

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