Depressione post partum:conoscerla e affrontarla

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Avere un figlio è sicuramente un’esperienza entusiasmante, foriera di aspettative, di sogni, di speranze. Ma non è tutto oro quello che luccica. Avere un figlio cambia la vita e bisogna ricostruirsi un equilibrio nuovo. Non è poi così semplice.

Ecco perchè può accadere che la nascita di un figlio, più che gioia porti dolore e ansia, o slatentizzi condizioni patologiche che non erano venute fuori precedentemente. Vediamo come questa problematica si può manifestare.

I “baby blues”

Nei giorni che seguono il parto, la madre può avvertire un senso di ansia, tristezza e di irritabilità, aver spesso voglia di piangere e sentirsi inadeguata a crescere il proprio figlio. Questi lievi stati depressivi che si verificano nell’80% delle partorienti, prendono il nome di “baby blues” (come li denominò il notissimo pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott) e durano da poche ore a qualche giorno. Si manifestano nei primissi mesi del post- partum e scompaiono da soli, quindi non c’è motivo di preoccuparsene perchè di solito non hanno conseguenze. Solitamente possono essere associati allo stress e alla stanchezza che deriva dalla nuova condizione di madre, nonchè ai cambiamenti psicologici ed emotivi legati alla maternità e ai livelli ormonali tipici della fase di allattamento. In molti casi non necessitano dell’intervento di uno specialista, ma una piccola riflessione sul ruolo di madre non fa mai male.

La depressione post partum

Una condizione sicuramente più problematica e duratura è la depressione post partum, disturbo che compare solitamente tra le 4 e le 6 settimane dopo il parto (comunque entro i primi 12 mesi dal parto) e s’incrementa persistendo anche vari mesi (dai 3 ai 9 in media). Il 10% delle donne italiane ne soffre dopo il parto.

I suoi sintomi più frequenti sono:

  • indolenza
  • affaticamento e costante mancanza di energie
  • esaurimento
  • disperazione
  • inappetenza
  • insonnia o sonnolenza eccessivo
  • confusione
  • tristezza e pianto inconsulto
  • disinteresse per il bambino
  • paura di far male al bambino o a se stessa
  • improvvisi cambiamenti di umore
  • perdita di interesse verso le attività che prima provocavano piacere

Nei casi più gravi (circa una mamma su mille), la depressione post-partum può evolvere in una vera e propria psicosi post-partum, caratterizzata da stati di agitazione, confusione, pessimismo, disagio sociale, insonnia, paranoia, allucinazioni, tendenze suicide o omicide nei confronti del bambino.

Le cause

I fattori causali di questa problematica non sono del tutto noti. Le ipotesi più accreditate riguardano sia fattori biologici che psicologici.

A livello ormonale, alcuni studi attribuiscono questo disturbo al calo degli estrogeni e del progesterone dopo il parto.

Le cause più evidenti sembrano però di origine psicologica e sociale. Un bambino che nasce è un essere indifeso, privo di autonomia che per vivere ha bisogno necessariamente di un altro essere. Spero non vi scandializziate se la definizione è simile a quella di un parassita. Se l’individualità della madre non è sufficientemente forte per reggere se stessa, immaginate cosa vuol dire dover reggere anche quella di un altro. Subentra un senso d’inageguatezza o d’incapacità che può trasformarsi in disperazione o in rabbia verso il proprio bambino. Inoltre la donna deve affrontare una serie di cambiamenti nel suo status sociale, nel suo aspetto fisico, nelle responsabilità che le sono richieste, che la mettono seriamente in discussione.

Un’influenza importante viene anche dalla qualità della relazione di coppia: la mancanza di un supporto emotivo è fonte di rabbia e di insicurezza per i genitori. Inoltre, una coppia non sufficientemente solida in seguito alla nascita di un bambino può esasperare una condizione precedente e sancire il definitivo allontanamento dei partners.

Altri possibili fattori causali sono una storia pregressa di depressione o di altri disturbi psichiatrici, precedenti aborti spontanei o volontari, vissuti conflittuali con i propri genitori, la presenza di lutti e perdite recenti. Queste condizioni fanno sì che il bambino diventi caprio espiatorio o oggetto transferale dei vissuti non elaborati della madre, impedendole di essere un genitore sereno e amorevole.

Come affrontarla

La condizione depressiva dopo il partum non ha influenza solo sulla madre, ma anche sul bambino e in generale su tutto il nucleo familiare. Spesso le madri, per non sentirsi troppo inadeguate, negano o nascondono tale condizione, peggiorandone l’esito o cronicizzando la patologia.

Per evitare che questo accada è importante che la mamma assuma una serie di buone abitudini che le rendano la vita più facile, ad esempio limitare i visitatori nei giorni del rientro a casa dopo il parto, dormire nelle stesse ore in cui dorme il neonato, seguire una dieta adeguata che eviti eccessi e l’assunzione di eccitanti come alcool e caffè. Di grande aiuto nella prevenzione del problema è che la neomamma, sia mentre aspetta un bambino, sia dopo il parto, mantenga una solida rete affettiva, si circondi di amici e familiari che la sostengano e rafforzi il proprio rapporto di coppia.E’ importante che il partner sia presente e sostenga la propria compagna, sia materialmente (aiutare nei lavori domestici e nelle faccende quotidiane) che emotivamente (mostrare un atteggiamento di ascolto e di comprensione), spingendola a mantenersi su un piano di realtà, senza negare nè amplificare i problemi: la maternità è una condizione difficile, ci saranno momenti complicati, ma è possibile affrontarla.

Se la condizione è già slatentizzata, è opportuno consultare uno specialista, che secondo i casi può consigliare un trattamento farmacologico con ansiolitici e antidepressivi (sempre sotto controllo medico e sospendendo con l’allattamento) e/o psicoterapico. La consulenza psicologica può essere sia individuale, per ricevere sostegno e prendere consapevolezza del nuovo ruolo a cui si va incontro, sia di coppia, per affrontare insieme i cambiamenti che la nascita di un figlio comporta nella propria vita personale e familiare. Anche delle sedute di gruppo possono essere utili per far sentire la neomamma meno sola, facendo l’esperienza che ci sono altre persone che condividono con lei incertezze e difficoltà.

Se tale problematica evolve in una vera e propria psicosi post-partum si rendono necessarie misure tempestive, come il ricovero e la terapia tipica di una psicosi.

E’ importante rivolgersi ad uno specialista quando i sintomi diventono allarmanti e persistono oltre le due settimane, se si ha la sensazione di poter fare del male a se stesse o al proprio bambino e se i sintomi di ansietà, paura e panico si manifestano con grande frequenza nell’arco della giornata.

Fonte:

- LA DEPRESSIONE POST PARTUM – Dott. Leonardo Roberti – Psicologo – Psiconline

- Post parto. Aspetti psicologici.

- LA DEPRESSIONE POST-PARTUM – Benessere.com

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Psicologa clinica, specializzata in Psicoterapia d’Integrazione Strutturale presso l’istituto SIPI di Napoli.

E’ responsabile del centro “H-anto a te” di San Sebastiano al Vesuvio, per l’inserimento sociale e lavorativo di persone diversamente abili e consulente presso la residenza psichiatrica Kairòs di Casoria.

Svolge l’attività privata presso le sedi del suo studio a Pozzuoli , in Via Oberdan 37/A e a Quarto (Na) in Corso Italia 111.

Per contatti: 331.5860110