Omosessualita’:una prerogativa umana?

Per chi dice che l’omosessualità è contro natura, ecco una piccola riprova che questo comportamento sessuale è un fenomeno universale, presente a vari livelli nel regno animale, comune in diverse specie, dai vermi agli uccelli, dai pinguini ai delfini, dalle scimmie bonobo alle mosche della frutta.

Ma se negli animali ogni comportamento è finalizzato alla sopravvivenza della specie, come è possibile che la natura perpetri una tendenza che non è volta alla riproduzione?

Le ragioni potrebbero essere varie.

E’ vero che la tendenza ad accoppiarsi con esemplari dello stesso sesso è frequente in natura, ma questo avviene con modalità diverse nelle varie specie. ” Ad esempio” – sostiene il ricercatore Nathan Bailey1 , del Dipartimento di Biologia presso la UC Riverside – ” i maschi delle mosche della frutta potrebbero corteggiare altri maschi per la mancanza del gene che permette loro di discriminare tra i sessi. Ma questo è molto diverso dal comportamento dei delfini tursiopi, che intrattengono relazioni omosessuali per mantenere coeso il gruppo, o da quello delle femmine degli albatross, che possono rimanere accoppiate per tutta la vita e crescere la prole in maniera cooperativa.”

Molti studi sono stati condotti sulla comprensione delle origini del comportamento omosessuale, ma quasi nessuno ha preso in considerazione l’importanza delle sue conseguenze in termini evoluzionistici. Sembra infatti che questi comportamenti abbiano un potenziale evolutivo. La dottoressa Bailey, infatti, sottolinea come le forze selettive in natura non siano date solo da fattori fisici quali il clima, la temperatura, o le caratteristiche geografiche: anche i comportamenti sociali giocano il loro ruolo, ad esempio rimuovendo alcuni individuo dal pool di animali disponibili per la riproduzione.

Come ogni comportamento che non conduce direttamente alla riproduzione,  come l’aggressività e l’altruismo, l’omosessualità può avere delle conseguenze sull’evoluzione che devono essere prese in considerazione” – sostiene la dottoressa Bailey – “ad esempio l’accoppiamento tra maschi nelle locuste, può essere pericoloso per l’individuo montato, ma questo costo aumenta la pressione selettiva per la tendenza dei maschi a rilasciare una sostanza chimica chiamata panacetylnitrile, che dissuade gli altri maschi dal montarli.”

Le domande che si pone lo studio sono molte: il comportamento omosessuale può essere adattivo? E’ ereditabile? Quali sono le conseguenze in termini evoluzionistici di questi comportamenti? Sono importanti nell’evoluzione del comportamento sessuale, o si tratta solo di anomalie, di rumori di fondo? E soprattutto, c’è una connessione tra i risultati ottenuti con lo studio degli animali e il comportamento omosessuale umano?

Ovviamente prendiamo questi studi con le pinze e non ne facciamo slogan da quattro soldi. Se per gli animali può essere utile cercare il valore evolutivo dell’omosessualità, per gli esseri umani non è così semplice. In fondo siamo animali, ma forse anche qualche altra cosa.


Fonti:

  1. Bailey et al. Same-sex sexual behavior and evolution. Trends in Ecology & Evolution, June 16, 2009
  2. Science Daily. com
  1. la sua ricerca, condotta con Marlene Zuck, Professoressa di biologia, è stata pubblicata il 16 Giugno di quest’anno sulla rivista “Trends in Ecology & Evolution” []

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1 Trackback

  • 6 aprile 2011 | Permalink |

    [...] scriverò oltre se non condividendo in pieno l’affermazione della dott.ssa Imperatore, che su psicozoo.it conclude un suo articolo su questi argomenti  affermando che “se per gli animali può essere [...]

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