Se ne sente parlare molto in giro ed è lo specchio della nostra società che corre e cambia continuamente lasciando indietro chi si ferma: è il disturbo borderline di personalità.
Borderline: che cos’è?
Si tratta di un disturbo molto diffuso, circa il 3% della popolazione ne soffre, in particolare le donne che rappresentano il 75% dei pazienti. Si sviluppa generalmente nell’infanzia o in adolescenza e il decorso solitamente è cronico.
Il termine borderline (letteralmente “linea di confine”) in psichiatria può avere diverse accezioni. Secondo il DSM IV è un disturbo di personalità, cioè un disagio che investe le aree più importanti della vita di una persona, essendo insito nella struttura di personalità del paziente. Può anche indicare la gravità di una patologia, ponendosi come intermedio tra una nevrosi e una psicosi.
In generale potremmo definirlo come un disturbo che investe principalmente la capacità di relazione delle persone che ne soffrono, impedendo loro di stabilire rapporti affettivi profondi e stabili nel tempo, a causa di una mancanza d’identità che li spinge a creare rapporti problematici e distruttivi, soprattutto per chi entra in contatto con loro.
I sintomi
La percezione di sè, il senso di identità, la forza dell’Io, nei borderline sono estremamente instabili: l’immagine di sè varia rapidamente, con continui e repentini cambiamenti dei loro valori, delle aspirazioni, degli obiettivi che si pongono. I progetti di lavoro, i partners e gli amici che scelgono, persino la loro identità sessuale possono essere diversi a distanza di poche ore. La loro caratteristica distintiva è l’impulsività: spendono grosse somme di denaro, cambiano continuamente partner sessuale, spesso abusano di sostanze stupefacenti, giocano d’azzardo, guidano in maniera spericolata, ingeriscono grandi quantità di cibo, manifestano una rabbia intensa e immotivata che li spinge a coinvolgersi in risse e scontri. Il tutto per colmare un’enorme voragine, un sentimento di vuoto senza tregua a cui non riescono a dare un senso. E l’atto estremo per riempire il baratro è il suicidio, che si verifica nell’8 – 10% dei pazienti, spesso causato da separazioni reali o minacciate, o quando sorge la possibilità di assumersi delle responsabilità.
A questo disturbo si associano spesso problematiche di ansia, instabilità dell’umore che va dal depresso al maniacale, timori ipocondriaci e, in situazioni di particolare stress emotivo, possono manifestarci sintomi psicotici transitori, come deliri paranoidi o gravi sintomi dissociativi, con idee bizzarre e inusuali.
Il borderline e la relazione
Chi stabilisce una relazione intima con un borderline, sia esso un amico, un partner o un genitore, se la vede davvero brutta. Questi pazienti sono in grado di trascinare i loro cari in un vortice di emozioni contrastanti che oscillano tra la rabbia e il senso di colpa, in un eterno circolo vizioso difficile da interrompere.
Un borderline sceglie solitamente le persone a cui legarsi tra quelle più “abbordabili”, o perchè fragili, o perchè molto legate a loro da vincoli di affetto (la madre, una persona che li ama); quindi li attira a sè: può sedurli mostrandosi molto amorevole, paventa sentimenti esagerati che non prova, drammatizza eventi e aspetti della sua vita per manipolare chi gli si avvicina, cambia repentinamente umore e opinioni.
Quando un’altra persona si lega a lui, il borderline lo idealizza e lo fa sentire l’essere più importante del mondo; contemporaneamente gli fa il vuoto intorno, allontanando tutte le persone significative per l’altro in modo da tenerlo solo per lui, anche con la menzogna e l’inganno. Già nei primi incontri il borderline fa al partner richieste assurde: gli chiede di trascorrere molto tempo insieme, di fare cose destinate a coppie di lunga data (trascorrere le vacanze insieme, confidarsi particolari intimi della propria vita). E l’altro, inizialmente gratificato dalla magnificazione che riceve dal borderline, cade nella rete. Quando poi comincia a vedere le prime incongruenze e si ribella, incontra la protesta del borderline che continuando a manipolarlo lo fa sentire talmente in colpa da spingere l’altro a tornare sui suoi passi e a biasmarsi. Dall’idealizzazione il borderline passa alla svalutazione più estrema: la minima disattenzione del partner spinge il paziente ad accusare l’altro di trascurarlo, di non essere abbastanza presente, di averlo abbandonato. Così per il partner del borderline, s’instaura un’altalena di sentimenti che lo fa dondolare tra la rabbia e il senso di colpa, sempre più isolato dagli altri e incapace di uscire dalla trappola: è la co-dipendenza.
Il borderline farebbe di tutto per evitare l’abbandono, perchè sente che non può tenersi in piedi senza un altro significativo che si prenda cura di lui. Sono gli altri a dare senso alla sua vita. Se il partner di un borderline paventa una separazione anche breve (ad es. il rientro a casa dopo una serata trascorsa insieme, la disdetta di un appuntamento, o perfino la fine della seduta col terapeuta) il borderline manifesta un’angoscia devastante o un furore disperato, fino a minacciare o a mettere in atto comportamenti eteroaggressivi o autoaggressivi (mutilarsi, tagliarsi, fingere o mettere in atto condotte suicidarie). Vivere sereni con un borderline è pressochè impossibile: il partner dovrebbe essere a disposizione 24 ore su 24, non criticarlo mai e sottostare a regole rigide e inaccettabili. Manifestano infatti scarsa empatia, non considerando che l’altro può avere come loro dei bisogni o dei problemi.






















68 Commenti
grazie mille per la risposta!…al momento lui con la bimba si comporta bene e a lei fa piacere vederlo e stare con lui…a volte capita che lui non abbia voglia di tenerla…allora o inventa una scusa o se ne esce con frasi tipo “io ho la mia vita privata” oppure “non faccio il baby sitter”…altre volte, a seconda dell’umore sostiene di non vederla abbastanza (la tiene con sè due sere la settimana e a w.e. alternati). Noi comunichiamo quasi esclusivamente via mail …solo che spesso io chiedo semplicemente un’informazione …e lui mi risponde insultandomi (è questo che intendo per reazioni “fuori luogo”), oppure arriva a prendere la bimba per portarla a scuola e se è di umore “no” non saluta, è nervoso e risponde con tono arrogante. E’ veramente difficile non reagire mai alle sue provocazioni, e soprattutto, come diceva lei, “non perdere la testa” (nei momenti peggiori infatti ho paura che lui possa prendersela con la bimba per punire me). Solo un’altra domanda: sul web leggo solo di persone giovani “borderline”… è possibile che con l’avanzare dell’età il disturbo si affievolisca? o potrebbe peggiorare? (lui ha 45 anni e da quando lo conosco questo è il periodo peggiore). Grazie ancora, Rina
Le scrivo, perché temo di avere da due anni una relazione con una persona con disturbo di personalità, non è diagnostica come tale, ma i suoi comportamenti e le informazioni che ho raccolto nell’ultimo periodo, purtroppo lasciano poco spazio a dubbi. Addirittura non so se potrebbe trattarsi di altro essendo stato suo padre uno schizofrenico. Le chiederei, se possibile di poterla contattare via e-mail, essendo una situazione molto complessa e delicata. La ringrazia anticipatamente per la gentilezza.
Cara Larasophie, contattami pure, il mio idnirizzo privato è luciaimperatore@alice.it.
un saluto
Gentile Dott.ssa Imperatore, buongiorno, sono un ragazzo di 33 anni e premetto che ho sempre vissuto rapporti sereni o comunque con dinamiche di coppia “normali”. Circa 6 anni fa pero’ ho conosciuto una ragazza con cui poi sono stato fidanzato per 5 anni. Fin da subito il suo atteggiamento mi ha insospettito per la sua impulsività, mancanza di rispetto nei confronti del suo ex e per il modo in cui portava avanti questa nuova conoscenza che stava facendo con me, di nascosto al suo ex.. La frequentazione con lei mi ha portato velocemente ad un legame forte e malato (di co-dipendenza da quel che ho potuto capire leggendo il vostro articolo) fatto si di sentimenti ma soprattutto di rivincite e di sensi di colpa che lei mi attribuiva accusandomi di non avere i giusti “modi” o di non darle le giuste attenzioni ecc. in questi 5 anni ha trovato sempre qualcosa che non andava per farmi sentire quello sbagliato e quindi in colpa. Mi ha sempre screditato e ha sempre cercato di farmi sentire una nullità, l’unica persona ad avere un atteggiamento del genere nei miei confronti, perchè da altre persone ho sempre ricevuto stima e complimenti e, questa cosa infatti mi è sempre sembrata strana. A questo aggiungo che piu di due mesi non siamo mai riusciti a stare, mi lasciava, convinta che fosse finita veramente, si frequentava con qualcuno nel tentativo di rifarsi una vita ma tempo un paio di mesi e ritornava affettuosa, carina, passionale e convinta di voler stare nuovamente con me.. in 5 anni quindi mi ha lasciato circa una trentina di volte, io mai e ci sono sempre tornato perchè mi son sempre sentito fortemente legato e soprattutto perchè speravo potesse imparare dai suoi errori, ma così non è mai stato. La perdonavo sempre perchè oltre all’affetto vedevo che il suo comportamento aveva qualcosa di strano e ho sempre cercato di aiutarla. Ha sempre avuto un carattere aggressivo, sia con me che con le persone piu vicine a lei, la mamma e la sorella e, quando si discuteva serenamente di una qualunque cosa, appena non ero d’accordo e il mio pensiero era diverso dal suo, lei cominciava ad alzare la voce o addirittura ad insultare semplicemente perchè non ero d’accordo con lei. Sbalzi di umore nella stessa giornata, la mattina era allegra e dopo pranzo la vedevo insofferente, a disagio e a volte lamentosa. Ogni volta che mi lasciava riusciva a ricominciare una nuova storia nel giro di pochi giorni con un forte entusiasmo per la nuova storia, tale da non avere il minimo risentimento per quello che si era lasciata alle spalle. Passava continuamente dall’odio all’amore nei miei confronti, spesso si sentiva confusa dopo uno o due mesi che si frequentava con la nuova persona e finiva come sempre col tornare con me. Tra i suoi comportamenti anomali ho sempre notato un modo di reagire “inverso” quando ci si ritrovava a litigare, mi spiego meglio, solitamente con tutte le mie ex (quando capitava che si litigava), in quel momento di rabbia si è distanti, è normale ma già la sera o al massimo l’indomani c’è la voglia di riappacificarsi e con una chiacchierata di 10 minuti si risolve e si sta meglio di prima, ma con lei questo meccanismo ha sempre funzionato al contrario, quando si litigava anche per una sciocchezza, piu passava il tempo e piu si amplificava la convinzione di doversi o volersi allontanare da me, anche se il tutto era partito da un semplice disguido. E da li si cominciava a cercare un altro ragazzo, magari si frequentava e poi tornava con me. Si è sempre giustificata dicendo che era un accumulo di cose che la portava ad allontanarsi da me ma finiva sempre col tornare con me. Questa vita per 5 anni sempre così. Devastante. E poi, bugie a non finire, ha sempre vissuto nell’ombra delle sue bugie. L’estate scorsa ormai esausto di questa storia malata, dopo l’ennesima delusione decido di voltare pagina e mi frequento con un’altra ragazza, si sta bene insieme, andiamo in vacanza e tutto fila liscio finchè “lei” non si fa viva di nuovo e cerca di recuperare la nostra storia provocandomi sessualmente, facendomi discorsi sul nostro futuro, dicendo alle amiche che sarebbe andata a convivere con me, scrivendomi lettere d’amore, facendomi regali, dicendomi che voleva fare dei figli con me e addirittura in un momento di esasperazione minacciandomi che si sarebbe uccisa se non fossi tornato con lei. Non riesce a stare sola e anche lei lo ammette. Nei momenti di depressione ha sempre reagito facendo uso di sostanze come alcool e cannabis. Ho sempre notato che aveva una percezione delle cose e di quello che facevo alterata. Amplificava le piccole cose o le vedeva in modo diverso da com’erano. Spesso infatti mi ritrovavo a dirle, ma perchè fai cosi? Per una sciocchezza del genere? Ed infine una sessualità vissuta male, con superficialità. Dopo un paio di giorni dalla separazione se conosceva un ragazzo che le piaceva ci andava a letto senza troppi problemi. E’ sempre stato cosi’. Ha fatto così anche con me quando mi ha conosciuto e viveva la stessa insofferenza nel rapporto col suo ex. Bugie al suo ex, si vedeva con me di nascosto; insomma gli stessi comportamenti, quando l’ho conosciuta io, li aveva anche col suo ex. Stava con me per un periodo, poi una lite e tornava col suo ex e viceversa… gli stessi comportamenti ovviamente li ha avuti anche con altri ragazzi in questi 5 anni, prendi e lascia… e io restavo sempre la sua base su cui ogni volta atterrava dopo le sue infauste esperienze con altri ragazzi. Una vita di prendi e lascia con tutti.
Facendo delle ricerche sui suoi comportamenti anomali ho trovato informazioni interessanti tra cui questo splendido sito che tratta l’argomento borderline in maniera molto chiara e scorrevole. A questo punto mi chiedo, Dott.ssa, avendole raccontato grosso modo questi comportamenti è possibile diagnosticare il borderline in questa persona? O trova necessaria una visita con uno specialista per poter dire questa persona ha il borderlline? Io non posso aiutarla e penso che chiunque cerchi di aiutarla facendole capire che potrebbe avere il borderline comincerebbe a vederlo come un nemico e comincerebbe ad attaccarlo. E’ convinta di essere solo sfortunata e che prima o poi troverà qualcuno con cui potrà stare bene… ma fin’ora non è mai successo.. Vive in provincia ed è circondata da persone ignoranti che non si accorgono di queste anomalie nei suoi comportamenti, credono nei suoi racconti e sperano che riesca a trovare un ragazzo con cui andare d’accordo. Aiutarla è davvero impossibile.
Da quel che ho capito l’unica cosa che posso fare per il mio bene è allontanarmi per sempre.
Ma se qualcuno volesse aiutarla come dovrebbe fare?
Grazie
Caro Ciccio,
come ho scritto altre volte, in fondo una diagnosi non è altro che il nome che si cerca di dare ad un insieme di manifestazioni, spesso diverse tra loro. quello che conta non è come si chiama il problema della tua ex, ma la sofferenza che porta in tutti quelli che le stanno intorno. purtroppo aiutare una persona con tutti questi problemi non è facilissimo, specialmente perchè da quanto ho capito la consapevolezza che lei e la sua famiglia hanno della sua patologia è molto bassa.
L’unico modo per aiutarla paradossalmente è il rifiuto: tutti dovrebbero allontanarla, minacciandola di lasciarla sola se rifiuta di curarsi (sarebbe sicuramente necessaria una psicoterapia a lungo termine). Il problema è che la forza magnetica di queste persone le porta a non essere mai sole.
Un altro tentativo potrebbe essere una terapia di coppia: magari un fidanzato, con la scusa che è lui ad aver bisogno di aiuto, potrebbe portarla in terapia.
Una piccola strategia potrebbe anche essere quella di convincerla “con le buone” spingendola in terapia per qualche altro problema, magari per curarle l’insonnia, o l’ansia, se ha qualcuno di questi problemi.
Sicuramente qualche calcio nel sedere la aiuterebbe: se le persone fossero meno propense ad assecondarla e cominciassero a contrastarla, sopportando e rimanendo fermi anche di fronte alle sue crisi, forse un piccolo spiraglio potrebbe essere aperto.
Un caro saluto
un cordiale saluto alla dottoressa imperatore complimentandomi per il sito e per le sue risposte e un grandissimo abbraccio a ciccio a cui volevo dire che ti capisco benissimo e so quale stato d’animo hai dentro. ci sono passato anche io e a dirti la verità non ne sono ancora uscito del tutto. in tutto quello ke hai scritto mi rispecchio totalmente perchè anche io sono stato con una donna che si è comportata come ha fatto con te, quindi so benissimo cosa stai passando. per uscirne ho dovuto iniziare un percorso dallo psicologo e sto prendendo anche psicofarmaci perchè queste persone diventano dei veri e propri carnefici per il partner. quello che più a me faceva male era il non riuscire a capire i suoi atteggiamenti, perchè faceva così, cercare di trovare per forza una spiegazione logica, ma non c’è logica in queste persone..il mio amore veniva buttato nel cestino della spazzatura quando lei voleva ed io ero diventato il suo canino al guinzaglio che piangeva se veniva sgridato e che scodinzolava felice per una carezza. penso che solo chi ha vissuto un esperienza del genere possa capirmi. ti annientano, usano l’amore che provi per loro per punirti, rigirano ogni cosa accusandoci di atti o azioni che invece sono loro spesso a commettere. non diamo bai abbastanza, permettiamo di farci fare il vuoto attorno allontanando anche gli amici più cari. forse è meglio mi fermi qui con una sola domanda. ma chi è il vero malato? sono loro a siamo noi?
Caro Massimo,
ti ringrazio per i complimenti e soprattutto per aver condiviso con noi la tua esperienza. Per rispondere alla tua domanda, potrei dire che si tratta quasi sempre di “mallattie di coppia”: uno dei partner è malato perchè ha bisogno di schiavizzare l’altro per vivere, mentre l’altro è malato perchè ha bisogno di sentirsi indispensabile per l’altro per sentire che esiste. In questa storia non ci sono buoni e cattivi, ci sono solo persone che si difendono dall’angoscia di vivere nel modo migliore che hanno trovato.
Sta a noi avere il coraggio di guardare in faccia alla realtà e decidere di riprenderci in mano la nostra vita, facendo dolorosamente i conti con noi stessi.
Un saluto e in bocca al lupo
Sarò breve: c’è un modo per lasciare una ragazza che soffre di questi disturbi in modo tale che non le si arrechi “troppo danno”? (suicidio, eroina…)
Immagino che non sia facile rispondere, comunque grazie e complimenti per il sito
forse sono una borderline.. oggi casualmente mi sono imbattuta in questo sito – cercavo altro – e ho iniziato a leggere e leggere e un pò mi rispecchio in alcune caratteristiche. In realtà la ricerca di me stessa e di quel qualcosa che mi fa soffrire tanto c’è da parecchio tempo, ma leggendo la descrizione di questo disturbo mi ritrovo.. non so se sto esagerando o se è così.. sto già frequentando uno psicoterapeuta a causa di una relazione d’amore tormantata e dolorosa, ma non me la sento di chiedergli: scusi secondo lei sono una borderline? Come posso capirlo da sola? Grazie..
Caro Luigi,
due sono i modi per lasciare una persona con questi problemi:
1)farle presente che non vuoi più stare con lei, senza darle nessun motivo di pensare che ci sia una possibilità di tornare insieme, neanche un involontario cedimento del tono della voce e poi sparire completamente, senza preoccuparsi delle conseguenze e senza farsi rintracciare nè commuovere nemmeno se viene sotto casa. In questo caso non sarai però sicuro delle conseguenze.
2) La seconda alternativa è quella di spingerla a curarsi, a fare una psicoterapia e contemporaneamente prendere farmaci se necessario, minacciandola altrimenti di sparire. In questo modo, potrai almeno far sì che quando la lascerai avrà qualcuno su cui contare
un saluto e in bocca al lupo
Cara Cristina,
anche se i termini della psichiatria, come “borderline” possono farci sentire capiti e identificati nelle nostre difficoltà, non ti è di grande aiuto sapere se tu corrispondi proprio a questo disturbo o ad un altro. Queste parole non sono che etichette per identificare un malessere che è diverso da persona a persona, ed è su quello che devi lavorare, come stai già facendo, con il tuo terapeuta.
un abbraccio
G.le dott.ssa e’ con grande imbarazzo che ho finalmente capito qual’e’ il mio problema….. dal momento che ho appena perso il mio compagno per i miei comportamenti, ho approfondito la questione leggendo anche le informazioni sul vostro sito…. e il mio disturbo borderline e’ stato chiaro. Senza ombra di dubbio. E adesso cosa posso fare ….?
il mio ragazzo ha tutte le caratteristiche per affermare quasi con certezza che sia borderline. Ho consultato tutte le pagine dei siti dove si spiega questa malattia e quelle pagine sembrano proprio parlare di lui!! Sono spaventata, ma non voglio lasciarlo. Non ho la presunzione di dire che posso aiutarlo, ma vorrei solamente sapere come comportarmi con lui. Soprattutto nei momenti in cui ha quegli eccessi di rabbia, violenti e pericolosi per la mia incolumità.
Devo assecondarlo in tutto? Oppure posso contraddirlo? Sono preoccupata, anche perchè lui ha avuto problmi con la giustizia, e ce li ha tutt’oggi. E se io gli lascio fare quello che vuole, va a finire che si incasina ancora di più. Però ogni volta che per il suo bene gli dico di non fare una cosa, lui si arrabbia, e sembra che poi me la fa pure per dispetto! Cosa devo fare per evitare di farlo cacciare nei guai??
ripeto, non sono sicura che sia borderline. E anche se lo fosse, lui non accetterebbe mai di andare da un terapista, lo so! Lui crede che siano gli altri ad essere sbagliati!
Salve, sono una ragazza di 21 anni, ho avuto un po’ di problemi fin dall’infanzia, poi notevolmente aumentati nell’adolescenza, che mi hanno portato ad abbandonare la scuola dopo numerose bocciature(non perchè mancassi di intelligenza ma a causa dell’impegno altalenante e di un periodo di depressione) , ad abusare di sostanze, a compiere atti di autolesionismo, alla bulimia, nonchè talvolta a “dare di matto” diventando aggressiva nei confronti di estranei , di amici ed anche di familiari: purtroppo maggiormente nei confronti di chi mi sta più vicino.
Inutile starle a raccontare episodi particolari, fatto sta che ho più volte messo a repentaglio l’incolumità mia e di chi mi circonda.
Ho sostenuto incontri con uno psicoterapeuta, inizialmente in ambito scolastico, poi al di fuori, ma in in quel periodo ( si parla dei miei 16-17 anni) ero estremamente confusa (me ne rendo conto a posteriori e solo in parte, sono tutt’ora confusa!) ed ho abbandonato tutto: la scuola, la terapia e l’ umanità a la sensibilità che nonostante i miei problemi mi caratterizzavano. Finii nel vortice dei rave-party , così decisi di andare a lavorare presso l’azienda di mio padre per guadagnarmi i soldi per comprarmi la droga. Eventi traumatici e lutti mi hanno aperto gli occhi su quello schifo di ambiente e con tanta sofferenza sono riuscita a tirarmene fuori. Ora ho ripreso i miei studi anche se con estrema difficoltà a causa dell’ inedia in cui ho lasciato il mio cervello per lungo tempo e delle sostanze di cui ho abusato; inoltre,come ho già detto, anche senza queste aggravanti il mio rapporto con la scuola dalla fine delle medie non è mai stato buono. Questo è il breve psico-sunto della mia vita.
Veniamo al dunque:
un anno fa dopo l’ennesima litigata, mio padre, tacciandomi di follia, più che con un’amorevole proposta, con una sorta di sfida, mi indusse a farmi visitare da uno psichiatra ed io accettai, se non altro per smentire le sue deliranti teorie ( leggendo due o tre stronzate e male interpretandole si era convinto che il turpiloquio durante i miei scatti d’ira fosse dovuto alla sindrome di Tourette, quando invece in quel caso il turpiloquio è involontario, quasi una specie di tic). Da quello psichiatra con un colloquio mi venne diagnosticato un disturbo di personalità borderline, mi prescrisse del prozac, degli stabilizzanti dell’umore e mi liquidò con l’accordo di sentirci per telefono per qualunque cosa ( ho letto che nelle prime 2 settimane di trattamento con il prozac c’è un elevato rischio di suicidio, eh eh!) e nel caso,dopo le vacanze natalizie decidere per una psicoterapia. Decisi di non prendere i farmaci, anche se in quel periodo avevo smesso del tutto di drogarmi ed ero parecchio giù di tono.
BORDERLINE: la diagnosi si fece spazio nei miei pensieri, cominciò ad ossessionarmi e facendo ricerche su internet e su libri mi ritrovai drammaticamente nelle descrizioni che lessi. Decisi comunque di sentire “un’altra campana” e contattai il mio vecchio terapeuta. Al primo incontro chiesi esplicitamente di avere una diagnosi ma mi rispose che un’etichetta non serve a definire la complessità di un individuo e che non era quello di cui avevo bisogno per stare meglio: così ho ricominciato un nuovo percorso di psico- terapia.
Ma l’aver avuto questa diagnosi mi ha in un certo senso imprigionato, ora rimando ogni mio gesto ad essa e giustifico le mie nefandezze sulla base di essa; la classica frase del borderline:” è che sono fatto così” ha ormai per me assunto un significato molto più concreto , a poco a poco sto allontanando i miei amici, non voglio stringere relazioni di alcun genere perchè so che potrei solo far soffrire gli altri…mi sento vuota più che mai e non ho più speranza: sono conscia di essere destinata alla solitudine.
Come se non bastasse questo è diventato un altro modo per far sentire in colpa i miei genitori, ora posso anche dirgli, e portare prove, che probabilmente è a causa della loro inadeguatezza se sono così.
Penso che dovrei parlarne con il mio terapeuta ma mi vergogno di non essere riuscita ad esporgli il problema prima, ed in fondo è un argomento che mi spaventa a morte, così nelle sedute parlo di altri problemi, piccoli e grandi, ma non riesco a parlare di questo e sento che l’ombra che quella scellerata diagnosi ha gettato su di me è un nodo centrale da affrontare…Non so neanche più se fidarmi di lui, non mi sembra di fare grandi passi avanti, ok non volermi etichettare con una diagnosi, ma è normale che le sedute si trascinino con discorsi che penso non mi aiutino più di molto e che non mi dia un termine preciso per la fine della terapia? Ho letto che ci sono terapie mirate che hanno durate ben definite e che sono abbastanza rapide,so che non essendo una patologia non si può guarire ma si può imparare e reagire alla vita seguendo schemi “normali”, difatti esse insegnano come evitare di cadere negli errori tipici delle personalità borderline, è possibile che non mi abbia mai parlato di tutto questo? Perchè?
La ringrazio per l’attenzione e per l’eventuale risposta, scusi se mi sono dilungata troppo ma raramente riesco a fare una pur minima ( d’altronde effimera) chiarezza nei miei pensieri ed a mettere il tutto per iscritto; spero che se qualcuno avrà la pazienza di leggere queste righe si renderà conto dell’immensa sofferenza che caratterizza questo disturbo…è troppo facile definirci dei pazzi, ancora più facile definirci degli stronzi, violenti ed egoisti…siamo esseri umani che soffrono, costantemente soli e vuoti, incapaci di comprendere le nostre emozioni bensì in balia di esse, cerchiamo solo di difenderci…
e se qualcuno senza un soldo si rendesse conto di non star bene di avere dei problemi e quei problemi fossero dei disturbi di questo tipo e non ci fosse nessuno che può aiutarlo nel concreto, a chi dovrebbe rivolgersi?Dovrebbe leggere queste boiate senza poter far nulla o vendersi un rene o prostituirsi per pagarsi qualche seduta?
Sinceramente curiosa, una probabile disturbata
Ciao eidolon,
quello che tu porti è un problema serio, a cui noi psicologi ci sentiamo vicini. Io personalmente cerco di venire incontro economicamente ai miei pazienti, considerando anche che questo è il nostro mestiere, con cui dobbiamo guadagnarci il pane. Sicuramente lo Stato è chiamato a rispondere di questo serissimo problema, tenendo presente che la psicoterapia e la salute mentale non sono un lusso.
In ogni caso, ci si può rivolgere al distretto di salute mentale del proprio Comune di appartenenza, dove la psicoterapia dovrebbe essere gratuita.
In ultima analisi, forse se per te queste sono boiate, probabilmente non ti rispecchi in quello che leggi e quindi non hai bisogno di cure, o sbaglio?
Un saluto e in bocca al lupo