Appare sempre più evidente, in tutti i paesi del mondo, senza escludere quelli “civilizzati”, quanto l’età della violenza si stia abbassando notevolmente. L’infanzia è stata da sempre associata con l’innocenza. Cosa sta succedendo ai nostri bambini?
Un report del COAV (Children and youth in Organized Armed Violence) condotto su 10 nazioni in tutto il mondo, evidenzia come sempre più bambini entrino in possesso di armi e si uniscano a gangs criminali. Non ci sono molte differenze tra i bambini soldato che si arruolano nei paesi in via di sviluppo e questi ragazzini dei paesi industrializzati che si affiliano a gruppi criminali più o meno organizzati: in entrambi i casi i ragazzi sono introdotti alla violenza e sfruttati dagli adulti. Il loro “lavoro” è controllatto da adulti, specialmente nell’ambito del traffico di droga.
Perchè i bambini si danno alla violenza?
La risposta è quasi sempre attribuibile alla povertà (immaginate i ragazzini dei quartieri napoletani che si affiliano ai clan camorristici, non avendo altro futuro possibile) o al degrado morale, che li fa sentire incerti per il loro futuro.
Secondo la ricerca del COAV il controllo da parte delle forze dell’ordine non è sufficiente, da solo, a risolvere il problema. Le misure repressive, come la detenzione, possono essere utili nel caso di criminali adulti, ma meno verso i ragazzini, che cominciando il ciclo delle detenzioni, saranno destinati ad una vita tra il fuori e il dentro il carcere.
Più che repressive le misure dovrebbero essere produttive. La polizia ad esempio, dovrebbe coltivare buoni rapporti con le comunità locali che devono proteggere: poliziotti corrotti e brutali creano diffidenza e paura nelle persone, ragion per cui spesso le comunità si sentono più protette dal boss locale piuttosto che dalle forze dell’ordine.
Ancora, dovrebbe essere attuuata dai governi una politica efficace di occupazione giovanile, in modo da evitare che la strada e la criminalità organizzata siano le uniche alternative per tanti ragazzi.
In 9 delle 10 nazioni di cui lo studio si è occupato, è stato rilevato che il commercio di droga è il campo in cui i baby-delinquenti sono maggiormente utilizzati. Bisognerebbe dunque modificare le politiche sul contrasto alla droga. Il problema è che quante più restrizioni legali sono fatte alla droga, tanto più il suo prezzo sale e così i guadagni, attirando sempre più bambini verso soldi facili e abbondanti.
La soluzione a questo problema non è facile, ma è necessario che i governi s’interroghino seriamente sui provvedimenti da prendere, prima che la parola bambino diventi sinonimo di violenza e criminalità.
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